nonno Vito,
che in mezzo a tanto dir
mi son smarrito.
Dicono che affonda
la nave in mezzo all’onda
e che il timone in mano
lo regge il capitano.
Voi che siete saggio
infondetemi coraggio
spiegate la ragione
di cotanta confusione.
Eh… caru figghiolu
non ti lambicari,
assettiti supra a seggia
e stammi a scutari:
i vuci chi firriunu
sunnu figghi du scunfortu,
i pirsuni sunnu scantati
e non hannu tortu.
U capitanu, è ‘na mitafura,
a navi, un dittu pi significari
chi niautri viaggiaturi
semu persi in miezzo o mari.
TRADUZIONE PARTE IN VERNACOLO
Eh… caro figliuolo
non ti lambiccare,
accomodati sulla sedia
e stammi ad ascoltare:
le voci che circolano
sono figlie dello sconforto,
le persone sono spaventate
e non hanno torto.
Il capitano, è una metafora
la nave, un detto per significare
che noialtri viaggiatori
siamo persi in mezzo al mare.
Poesia scritta il 17/08/2026 - 18:23Voto: | su 5 votanti |
MARIA ANGELA CAROSIA
19/08/2026 - 21:06 si ereditano.
Passano di mano in mano
come un coltello che ha tagliato pane e tempeste,
come una sedia consumata che ha ascoltato più del mondo.
I nonni non parlano di rotte,
non disegnano mappe,
dicono soltanto:
«Statti quieto, figghiu meu, e guarda l’onda senza paura.»
E allora capisci che la nave siamo noi,
che il capitano è il coraggio che ci rimettiamo addosso,
che il mare non è nemico,
è solo grande.
La saggezza dei vecchi è un faro:
non illumina tutto,
ma basta per non affondare.
Francesco Cau
18/08/2026 - 21:40 
Mino Colosio
18/08/2026 - 11:13
Nunzio Ciccarelli
18/08/2026 - 09:48
Milena Bortoluzzi
17/08/2026 - 20:32



