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VERSO L'IGNOTO

Abbiamo scalato
montagne
dai profondi crepacci
e percorso terreni
scoscesi
e ripide salite.
Abbiamo attraversato
fiumi d'inedia
tinti di nostalgia
e gorghi di cascate.
Abbiamo dipinto
aride mura e letamai
ove ninfe e folletti
danzavano al buio.
Abbiamo sfidato
mari in tempesta
e conquistato lune
accendendo barlumi
di speranza
e pregando al lume
di candele spente.
Alla fine siamo approdati
a mani vuote
nella versatilità del nulla,
come soldatini di stagno
riposti al buio
in barriere deliranti
senza più confini.


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Poesia scritta il 02/03/2021 - 19:47
Da Afrodite T
Letta n.195 volte.
Voto:
su 5 votanti


Commenti


Mille grazie di cuore anche a te, Mirko.
I versi che hai evidenziato, forse sono quelli che più rappresentano il contenuto dell'intera poesia.

Afrodite T 03/03/2021 - 15:24

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"Abbiamo dipinto
aride mura e letamai
ove ninfe e folletti
danzavano al buio.
(...)
Alla fine siamo approdati
a mani vuote
nella versatilità del nulla,
come soldatini di stagno
riposti al buio."
Ho trovato questi versi splendidi. Complimenti


Mirko D. Mastro(Poeta) 03/03/2021 - 15:03

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Grazie mille a Maria Luisa e a Santa per
aver commentato ed apprezzato.
Sono molto contenta di aver offerto, attraverso i miei versi, qualche piccolo spunto di riflessione e qualche tenero ricordo del passato.

Afrodite T 03/03/2021 - 15:00

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Cara Afrodite...l'uomo ha tantissime capacità, amare resta sempre la migliore,ma malgrado ciò oltre i confini della conoscenza non può andare. È sempre valida l'idea di dare prima di ricevere. Ernesto mi ha fatto ricordare di mia madre che in tempo di guerra rubava olio, fichi secchi e farina alla matrigna per darli alle amiche del condominio, che non avendo parenti in campagna, pativano la fame. Sempre ricche di significati e di riflessioni le tue poesie. Complimenti carissimi.

santa scardino 03/03/2021 - 14:08

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Cara Afrodite secondo me hai scritto, in questa interessante poesia, il percorso evolutivo dell'umanità che però oggi si trova alla resa dei conti finale per non avere dato il dovuto rispetto al pianeta che abitiamo.
Anch'io ero ottimista come Ernesto ma dopo le notizie delle ultime ore sulla situazione, sempre più peggiorativa in cui ci troviamo, non mi sento più tale.
Comunque sia, complimenti sentiti per la poesia.

Maria Luisa Bandiera 03/03/2021 - 13:23

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Si, sono ottimista. E penso che, se l’ignoto è Dio, la smetterà prima o poi di nascondersi.
Tutto il mio ceppo familiare è ottimista. Cominció mia nonna ad aderire nei fatti alla filosofia del dono che consiste nel privilegiare i più fragili nel dare un aiuto nel campo in cui Dio aveva prilegiato noi. Mia nonna aveva il campo migliore del paese per produrre grano e regalava grano per la semina a chi avesse avuto una annata magra; o direttamente pane olio e sale o zucchero a tutti i bambini presenti nel casolare alla ora della merenda. E poi faceva certe pizze al pomodoro dopo aver sfornato il pane ... guarda un pò, proprio nell’ora dei giochi o di merenda. Ero felice con la nonna e cominciai a capire che la vita fosse facile. Ed, infatti, lo è.
Zì Annamarì, mia nonna, non si aspettava ricompense dai beneficiati. Sapeva che gliele avrebbe date Dio, oltre quelle già avute in terra.

Ernesto D’Onise 03/03/2021 - 12:14

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Grazie anche a te, Ernesto, per l'attenzione e la benevolenza che mostri sempre nei riguardi delle mie opere.
Ho apprezzato molto il tuo commento che, mi sembra, rappresenti anche una visione chiaramente ottimistica nei confronti del futuro

Afrodite T 03/03/2021 - 10:53

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Ciao Giuseppe, intanto voglio ringraziarti per le accurate e puntuali disamine che offri sempre a tutti noi.
Vorrei dirti, poi, che non dissento affatto dal tuo giudizio anche perché la poesia, come genere letterario, è bella proprio perché si presta ad interpretazioni diversificate e personali.
Detto questo, sicuramente "Verso l'ignoto" riflette la particolare situazione che stiamo vivendo perché, se è vero che il genere umano è riuscito a raggiungere obiettivi inimmaginabili nel corso dei secoli, all'improvviso ci si ritrova schiacciati da eventi che evidenziano tutta la nostra fragilità e vulnerabilità e che ci fanno precipitare in incubi che, almeno al momento, sembrano senza via d'uscita.

Afrodite T 03/03/2021 - 10:36

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A me pare che questa poesia accentui le negatività conseguenti ad un anno di isolamento forzato di ognuno di noi. Accentuato dal fatto che la natura non ne soffra e tutto pare difetto imputabile all’uomo. Il mio pesco in campagna, quello che ogni marzo si ostina a fiorire, già è pronto ad offrire la bellezza della sua fioritura. Ma di passanti neanche l’ombra!
Complimenti a te, Afrodite , per la tua significativa opera.

Ernesto D’Onise 03/03/2021 - 10:30

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Componimento che dal titolo mi ricorda un famoso brano di Marcella e Gianni Bella ma di contenuto diverso.
Afrodite, spero che la disamina che sto per scrivere sia corretta, altrimenti sentiti libera di dissentire.
Codesto ignoto, nella parte conclusiva diventa anche inquietante, una chiusa disfattista di cui trovo evidenti riferimenti al gravoso periodo attuale. L'ignoto fa parte della vita, ora come non mai è incontrollata.
Il --- come soldatini di stagno
riposti al buio --- versi di andersiana memoria sono i miei preferiti.
Ad ogni modo, le immagini del brano, nel loro susseguirsi formano una sorta di excursus alla quale tra discese e salite, mari e monti non svetta la luce.
Bravissima Afrodite, le mie solite cinque stelline stavolta si colorano di verde, verde speranza.


Giuseppe Scilipoti 02/03/2021 - 22:30

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