In fulgida aurora
d’estiva stagione,
quando l’aurea luce
sfiora i petali d’oro,
s’alza il mormorio
d’un amor sottile,
nascente fiamma in cuor
di sole ardente.
Sfolgora, o incanto,
tra le fronde obscure,
dove il tempo si disfa
in vapori di seta,
e il respiro dell’anima
s’intreccia a languori,
come liane d’ambra
avvolte in dolce incanto.
L’amor sboccia in petto
come rosa imperiosa,
che sfida l’ardore
del sol senza tregua,
e dipinge il firmamento
con versi sibillini,
che danzano tra gemiti
di stelle cadenti.
Oh, dolce e temerario
fuoco di luglio!
Tu plasmi desideri
in sculture di fuoco,
trasformi i sospiri
in sonetti di cristallo,
e il cuore si fa palcoscenico
di passione sovrana.
Tra arabeschi di luce
e ombre di sete,
s’intrecciano sguardi
come fili di porpora,
e l’amore, audace,
sfida l’immenso cielo,
un canto barocco di licenziosa grazia.
Nel fulcro d’ogni alba,
l’anima s’inarca,
nell’abisso lucente
di un abbraccio greve,
dove ogni palpito
si fa eterno sigillo,
e il tempo, svanito,
è solo un’eco lontana.
Così l’estate consacra
il suo rito sacro,
col nome di chi osa amarti
senza catene,
mille volte rinato
in ardore e silenzio,
nell’infinito giardino
dell’amor profano.
d’estiva stagione,
quando l’aurea luce
sfiora i petali d’oro,
s’alza il mormorio
d’un amor sottile,
nascente fiamma in cuor
di sole ardente.
Sfolgora, o incanto,
tra le fronde obscure,
dove il tempo si disfa
in vapori di seta,
e il respiro dell’anima
s’intreccia a languori,
come liane d’ambra
avvolte in dolce incanto.
L’amor sboccia in petto
come rosa imperiosa,
che sfida l’ardore
del sol senza tregua,
e dipinge il firmamento
con versi sibillini,
che danzano tra gemiti
di stelle cadenti.
Oh, dolce e temerario
fuoco di luglio!
Tu plasmi desideri
in sculture di fuoco,
trasformi i sospiri
in sonetti di cristallo,
e il cuore si fa palcoscenico
di passione sovrana.
Tra arabeschi di luce
e ombre di sete,
s’intrecciano sguardi
come fili di porpora,
e l’amore, audace,
sfida l’immenso cielo,
un canto barocco di licenziosa grazia.
Nel fulcro d’ogni alba,
l’anima s’inarca,
nell’abisso lucente
di un abbraccio greve,
dove ogni palpito
si fa eterno sigillo,
e il tempo, svanito,
è solo un’eco lontana.
Così l’estate consacra
il suo rito sacro,
col nome di chi osa amarti
senza catene,
mille volte rinato
in ardore e silenzio,
nell’infinito giardino
dell’amor profano.
Poesia scritta il 24/08/2026 - 18:25Letta n.7 volte.
Voto: | su 0 votanti |
Commenti
Nessun commento è presente
Inserisci il tuo commento
Per inserire un commento e per VOTARE devi collegarti alla tua area privata.



