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Un uomo era disteso

C'è qualche problema Benedetta. Perchè me lo chiedi? Cosi, tanto per sapere. Sai ultimamente ti vedo un pò strana. Ma senti chi parla, proprio tu, che fai impazzire. Vabbè, disse Serena: smettiamo di litigare tanto non ci guadagnamo niente. Veramente brava, complimenti sorellina. Sarà meglio che vada, ora. Si avviò verso la porta attraversando un lunghissimo corridoio pieno di quadri. Entrambe amavano dipingere e quando andava bene riuscivano a ricavarci qualcosa. Erano belli, con pittura in rilevo. Volti di animali e persone che sembravano foto. Aspetti qualcuno, Serena? No, al mattino di solito mai. Che non sia un compratore svegliatosi con la luna storta. Spiritosa, vorresti farmi capire che chi vuole comprare un mio quadro è un pazzo, carissima Bendetta? Ciao Serena, a più tardi. Vicino alla porta udì un forte lamento. Serena si era dimenticata che avevano suonato alla porta prima che si decidesse ad andare. Il campanello le venne in mente dopo un pò che lo sentirono suonare solo una volta e che avevano continuato a parlare senza preoccuparsi di vedere chi fosse. Guardò dallo spioncino. Un uomo era disteso per terra con i vestiti strappati e tagli profondi su braccia e gambe. Doveva avere una quarantina d'anni di nazionalità straniera. I suoi capelli erano biondissimi e occhi che sembravano blu. Le due sorelle lo guardarono intimorite provando ad aprire la porta ma non lo fecero, la paura era tanta. Chiamarono i soccorsi ed in venti minuti erano già sulle scale scivolose. Esse stavano al sesto piano senza ascensore. Salivano lentamente per non destare sospetti. La verità non erano quelli del pronto soccorso ma uomini che davano la caccia da tempo all'uomo accoltellato. Quando le sorelle chiamarono il 118 la telefonata fu intercettata e i militi furono uccisi in una strada isolata. Aiutatemi vi scongiuro sono uno della cia vogliono farmi fuori, che cosa state aspettando. Si rivolse a loro molto stremato, ma fiducioso, sentiva che ce l'avrebbe fatta a farsi sentire. Intanto quelli continuavano a salire però ancora un pò di vantaggio per lui c'era. Si trovavano al secondo piano. L'uomo diede un calcio alla porta dell'appartamento delle donne. Esse non sapevano che fare, se credere o no, a quello che avevano sentito. Insieme decisero di guardarlo nuovamente. Appena lo fecero, aprirono. A entrambe faceva troppa pena. L'uomo robusto, e quegli uomini che sentivano salire, le misero in difficoltà. Comunque non si persero d'animo, facendosi grande coraggio, decidendo di prendere una corda. Gli legarono i piedi trascinandolo alla svelta verso la porta. Senza faticare anche se grosso, riuscì ad entrare nell'appartamento. Spaventatissime e sudate chiusero immediatamente la porta, quando ormai gli assassini erano al quinto piano. Benedetta e adesso che facciamo, non possiamo mica tenerlo con noi, un uomo, che non conosciamo neppure. Ora non ci pensare, tra un attimo arriverà l'ambulanza. Ricordi, oppure ti sei dimenticata? Ah, no, di certo. E' che sono andata nel panico, scusami Benedetta. L'uomo si intromise e disse, con una voce affaticata: scusate ragazze se mi intrometto ma devo dirvi che non verranno a prendermi. Cosa? E lei come lo sa. Ho sentito mentre mi trovavo sul pianerottolo dei passi felpati. Ciò mi ha messo la pulce nelle orecchie, perchè subito prima, quando arrivai a questo piano, qualcuno mi accoltellò alle spalle. Ci perdoni, perchè è venuto quì? In questo piano ci sono quattro appartamenti, lei doveva venire da noi? Sì. E per quale motivo, se non ci è mai capitato di incontrarci? L'uomo rispose: ci siamo incontrati, eccome, però voi non ve ne siete accorte. Un giorno vi ho viste sedute nel centro di Verona, a gustarvi un gelato. In quel momento passai nel punto ove vi trovavate e da quel dì, non vi ho più staccato gli occhi di dosso, davvero troppo carine per farlo. Ci faccia capire, quindi ha continuato a pedinarci. Esatto. Loro si fissarono perplesse, nessuna delle due si accorse del pedinamento. State tranquille, sono sincero fino in fondo. La crediamo e ci dispiace vederla in questo stato. Bene, allora se vi dispiace, fate in modo che si possa fermare il sangue. Ok, rispose Serena tutta preoccupata guardando Benedetta anche lei inquieta. Pensarono che in bagno potessero trovare qualcosa quando la porta d'ingresso si mosse, qualcuno lievemente la spinse, continuando a forzare la serratura con un fil di ferro. L'uomo ferito le chiamò con la mente. Sentì che avevano difficoltà a respirare sicuramente per il timore di trovarselo dentro. Sai stanotte ho fatto un sogno, mi trovavo in un' abitazione credo da nostro padre. Io ero in piedi nel buio, vicino ad un tavolo. Una donna alta, rossa di capelli, entrò sorridendomi. Quando varcò la soglia della porta vidi una stoffa grigia che spuntava dietro di essa. Mi sembrava di morire, un mistero mi avvolse. Ma chi c'era, che voleva da me? Per tutta la giornata ci pensai domandandomi: perchè non ho potuto vedere quel volto, perchè non si è fatto avanti? Serena ascoltando le si accapponò la pelle, dicendole: Benedetta ma tu hai sognato quello che ci sta succedendo. Chi abbiamo noi, adesso. E' lui, quello che non è apparso nel sogno? Ha detto la verità è veramente uno della cia, o un delinquente? Serena: non ricordo dov'è il cellulare. Per caso l'hai visto? Sì, è in salotto sul divano. Vai a prenderlo, senza far sospettare. Poi torna subito da me e quando torni chiudiamoci in bagno per avvisare la polizia. D'accordo Benedetta. Serena si incamminò e passando davanti alla sua stanza dove l'uomo dormiva fece piano, per non svegliarlo. Si era addormentato ma non da molto. Benedetta disse tra sè. I giorni si rincorrono tutti e nella maniera più strana ti giudicano, quasi volessero dire fermati aspetta non avere fretta, non sei ancora in fondo alla discesa, tutto magicamente potrebbe accadere dandoti il meglio di sè. Ti commuovi e ci speri, mentre la burrasca è dietro di te.
Che cosa c'è, temi che non riusciremo a liberarci? Adesso non devi temere più nulla. Basta una sola chiamata per ritornare ad essere come prima. Compongo il numero e il gioco è fatto. Si accorse che non lo aveva caricato. Erano impotenti, sole senza un aiuto sentendo all'improvviso il pavimento tremare e una finestra sbattere. O mio Dio, ma chi c'è. Calmati Serena, per favore. Scusami ma come faccio. Guarda che ce la puoi fare, quelli sono sul pianerottolo e la porta non possono aprirla è blindata, ricordi?
Signore mi sentite. Urlava una vicina del piano di sotto. Il suolo sta tremando. Precipitatevi giù è pericolosissimo rimanere in casa. Fai silenzio un attimo, mi è sembrato di sentire che bisogna uscire. Continuò ad urlare, finchè capirono che dovevano allontanarsi, ma prima volevano esserne certe. Serena si affacciò quando appoggiata al davanzale venne scossa da un fremito. Delle venature nel terreno adiacenti al palazzo incutevano timore. Benedetta guarda, dobbiamo scappare. Lei si precipitò immediamente e quando vide disse: usciamo senza avvisare l'ospite. Ok, andiamocene. Un momento, disse Benedetta. Con quello che è in salotto possiamo cavarcela, non dovrebbe essere per noi un ostacolo ma quegli uomini fuori se sono ancora sul ballatoio direi proprio di sì. Può darsi che non li troviamo. Sinceramente ho qualche dubbio. Serena: e perchè? Perchè son venuti qui per lui e però non capisco che cosa centra lui con quelli lì. Il fatto che abbia detto di essere della cia non mi convince molto. Stanno inscenando qualcosa. Serena: tipo? Per il momento sono confusa, comunque controlliamo. Dall'occhiolino non si vedeva nessuno però si dissero che conveniva preparare un piano di fuga diverso da questo. State tutti nelle vostre case, l'attività sismica è andata scemando. Ma chi ha lasciato la radio accesa? Non saprei Serena, forse io e non la sentivamo per il forte trambusto . Boh. Comunque, il pericolo è passato. Già proprio così. L'unica radio che avevano era spenta e allora si chiesero da dove provenisse quel rumore. Non ci misero tanto a capirlo. Capirono che arrivava dal pianerottolo. A quel punto si sentirono spacciate cercando di spremersi le meningi. Dovevano farsi venire un'idea. Ormai da sette ore chiuse nell'appartamento con quell'uomo, ignare della sua vera identità. Dove siete, potreste venire? L'intruso si ritrovò sul pavimento. Corsero per andargli incontro vedendolo con le pupille spalancate. Sapete, ho saputo che volevate liberarvi di me, vedo che la fortuna non ha girato dalla vostra parte, vi sta bene, così la prossima volta non farete più le furbe. Ma è falso, gli risposero, lei sta delirando. Come si permette a trattarci in questo modo, noi che lo abbiamo accolto anche senza minimamente sapere chi è? Ora si alzi e se ne vada, insieme ai suoi complici. Non crediamo che lei non li conosca. Quando hanno finito di parlare, si sono stupite di questa loro reazione, non pensavano di aver la capacità di affrontare un omone che la forza gli era ritornata.
Avanzò verso di loro e con uno scatto fulmineo le imbavagliò. Le prese alla sprovvista, non erano assolutamente preparate quando lo videro avanzare non ebbero il tempo nemmeno di gridare trovandosi sul divano. Che cosa vuole da noi, soldi. Se sì, dica quanto, che lo accontentiamo e alla svelta. No, voglio voi. Mi siete piaciute dal primo momento che vi ho viste. Il suo sguardo somigliava a quello di un serial Killer. Guardandole le confessò che una di loro aveva chattato con lui. Serena si impaurì, ancora di più. Essa si sedeva mettendosi di fronte al computer pensando a come trascorrere la serata e un giorno pensò di navigare in un sito di incontri. Diceva a se stessa che non c'era niente di male ad andarci visto che è libera, e convinta che non avrebbe potuto rintracciarla, se ci avesse pensato. Egli stava in piedi di fronte alla finestra osservava alberi maestosi che coprivano il cielo. Quel giorno era bello, tanti bambini giocavano l'allarme era rientrato e lui pensava a suo padre quell'uomo che non lo aveva reso felice. La sua infanzia infelice lo frenava quasi sempre e su pochi poteva contare neanche su sua madre che il tempo la rese folle dicendosi ma perchè non ho ascoltato chi avrei dovuto, standomene nella mia città bellissima, dove si rideva ballando nelle sere d'estate senza criticare nella semplicità, di gente povera ma vera? Pianse troppo al ricordo di quei pensieri pronunciando frasi sconnesse. Ma che ci faccio io quì, io che non mi sento realizzato un deliquente soltanto sono, in una veste che vorrei buttare e perdermi nell'infinito come se non fossi mai esistito. Benedetta e Serena, stupite, all'improvviso videro una mano che la infilò nella tasca dei pantaloni prendendo tre sonniferi. Riconobbero il farmaco che solitamente prendevano quando il sonno tardava ad arrivare. Non era proprio leggero, così accorgendosi che ne aveva più di uno, tremarono. Ormai gli faceva pena dopo quello che sentirono uscire dalla sua bocca. Li ingoiò. Si addormentò in fretta stramazzando per terra.
Serena e Benedetta riuscirono a slegarsi le mani e la bocca non fu semplice ma con una lametta del morto uscita dalla tasca dei pantaloni l'impresa risultò come un gioco da ragazzi. Veramente incredule per esserci riuscite attirarono l'attenzione della vicina dando colpi al pavimento. La signora con l'accento toscano capì immediatamente chiamando il cellulare quasi scarico. Rispose Serena. Ciao, cosa succede? Abbiamo un morto, dovresti chiamare il 118. La vicina rimase sbalordita ma si limitò soltanto a dire, va bene. Una donna molto intuitiva e poi di lei si fidava, la conosceva fin da quando era bambina.
Com'è brava, ora mi sento più sollevata. Mi auguro Benedetta, che anche tu lo sei. Certo sorella, come potrei non esserlo? Dovremmo dare spiegazioni però tutto questo non mi sfiora nemmeno. Serena: sento ancora la presenza di nostra madre e sono sicura che quello che non ha potuto fare quando era in vita, lo farà ora. Lei ci starà sempre vicino. Io l'altra notte l'ho vista nel sogno, pensierosa e poi sedendosi mi guardò. Sentivo che ce l'avevo vicina, riflessiva come non l'avevamo mai vista prima. Sirene spiegate in arrivo ruppero quell'attimo di riflessione, che le commosse. Si diressero verso il citofono e mentre si avvicinarono passi pesanti scendevano le scale rapidamente. Arrivando nell'atrio tutti sudati, aprirono il portone e senza esser notati da nessuno salirono su un taxi. Il conducente vedendoli sbucare dal nulla disse: ma voi non ci avete chiamato. Egli attendeva una disabile e in quella stessa via, proprio dove abitavano le ragazze. I malviventi gli risposero: a noi, non interessa. Piuttosto metta in moto e corra, non ce lo faccia ripetere più di una volta. Gli avevano puntato una rivoltella al taxista dietro alla nuca. L'autista a quel punto per lo spavento perse il controllo del mezzo andando fuori strada facendo un volo di dieci metri. L'automobile prese fuoco catapultandosi sotto un viadotto. Nessuno si salvò. Per Serena e Benedetta, l'incubo finì. Tutto venne a galla. Gli inquirenti ebbero tutte le informazioni allontandandole da eventuali sospetti, di complicità



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Racconto scritto il 22/08/2019 - 21:52
Da MARIA ANGELA CAROSIA
Letta n.44 volte.
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