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Sei stremata da un andiriveni di pazienti in cerca di aiuto: ovunque ci sono barelle. Pazienti e ammalati sbucano da ogni dove. L'ospedale è gremito: genitori accanto ai figli, figli che accompagnano i genitori, infermieri e medici indaffaratissimi corrono nei corridoi e si fanno in quattro per dare conforto e cure agli ammalati. Reparti stracolmi di giovani, adulti e anziani con la paura negli occhi. Mani che gesticolando spiegano e volti sofferenti che palesano i loro sintomi. Hai solo due mani, ma te ne servirebbero cento. Fai quel che puoi, ma ti viene richiesto di più. La morte incombe su tutti col suo spettrale e lugubre cipiglio. La percepisci ovunque: nelle strade deserte, nelle luci spente di alcuni esercizi commerciali, nelle saracinesche abbassate dei locali chiusi. Con la mente fai un percorso a ritroso e ti tornano in mente le strade colme di persone. Ricordi quasi con nostalgia lo strombettio dei clacson: mai avresti immaginato che un giorno avessi desiderato così tanto quel frastuono che prima odiavi tanto! Mai avresti immaginato che un virus così letale mettesse in ginocchio intere nazioni. Ciò che sta accadendo va ben oltre l'immaginazione: è maledettamente e drammaticamente inimmaginabile. Migliaia di contagiati in tutto il mondo. Fra alcool e macchine per respirare, chiusa nel tuo scafandro piangi: lo fai quando nessuno ti vede. Non puoi permetterti di mollare. Soffri e il tuo è un dolore muto. È un dolore sordo che nessuno può ascoltare: un dolore urlato sottovoce. Vorresti fare di più e quando ti rendi conto che tutto ciò che fai è sempre poco...avverti un terribile e logorante senso di impotenza e sprofondi nel più cupo sconforto. C'è troppo da fare: medici ed infermieri scarseggiano. Il pronto soccorso è stracolmo. Vorresti abbandonare e arrenderti; ma tutti quegli ammalati che guardandoti speranzosi e fiduciosi, invocano la tua attenzione; ti esortano a non demordere. Ovunque volgi lo sguardo, trovi persone che necessitano di cure e conforto. Tu vorresti piangere e invece sorridi: non puoi permetterti di piangere o almeno non puoi piangere ancora; non in quel momento, non ora. Avverti un dolore allo stomaco: sono i pugni inferti da un nemico invisibile che sferra colpi e nel buio da botte da orbi. È un nemico che ti colpisce alle spalle e ti entra dentro senza bussare. Ti penetra con la stessa violenza di chi perpetra uno stupro: abusa di te e ti lascia indifesa e senza fiato. Con gli occhi lacrimanti assisti un malato febbricitante che ti implora di non abbandonarlo. Non ne puoi più, corri in bagno e vomiti tutto il dolore che hai dentro. Per un attimo ti senti più leggera, ma poi ritorni alla realtà. Una brusco risveglio ti impone di lottare e tu combatti con tutte le tue forze: mai avresti immaginato di avere tanta forza! Dietro i tuoi occhiali di plexiglass scendono copiose le lacrime: conti l'ennesimo morto. Per ogni vita che lascia il suo corpo avverti una fitta al cuore e ti senti sconfitta. Vorresti tenerlo legato con lacci emostatici e respiratori; ma non sempre ci riesci, non sempre puoi. Hai paura, ma non puoi abbandonare. Ti chiamano e tu corri. Metti le flebo, attacchi i respiratori e sorridi. I tuoi occhi sorridono. Perfino la tua mano che stringe la mano di chi ha paura...sorride. Cerchi di infondere coraggio e invece hai tanta paura. Stremata ti concedi una pausa: la stanchezza è troppa. Vuoi riposarti solo un attimo, soltanto un secondo. Cerchi un giaciglio, un qualunque posto su cui appoggiarti...ma solo per un attimo, solo per un momento. Trovi una sedia; anche quella a rotelle va bene. Gli occhi ti si chiudono e tu come un burattino scoordinato e senza fili, ti lasci andare. Il sonno prende il sopravvento e malgrado tu non voglia, finisci col cedere. Ognuno deve fare ciò che può, solo ciò che è possibile, solo la sua parte: ma talvolta sopraggiungono situazioni di emergenza in cui ti viene richiesto l'impossibile. E così, come in una commedia, ti ritrovi ad interpretare più ruoli. Ma tu non sei un attore e il tuo non è un pubblico plaudente; ma bensì un pubblico che ti strattona e implora aiuto. Come spesso accade, ci sono situazioni in cui...senza volerlo, ti vedi costretto ad interpretare non solo la tua parte, ma ahimé tutto il copione.
Con questo mio piccolo pensiero intendo ringraziare i medici e gli infermieri di tutto il mondo e di tutti coloro che fra mille difficoltà; con professionalità e dedizione, si prendono cura di noi e dei nostri cari.



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Racconto scritto il 29/03/2020 - 09:28
Da Giovanna Balsamo
Letta n.69 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Racconto molto bello,reale,drammatico e commovente!Giusto tributo a chi è in prima linea e ,al di là delle proprie competenze, rischia la vita...e molti, troppi di loro ,medici e infermieri ,la perdono!Brava Giovanna

Anna Maria Foglia 29/03/2020 - 12:50

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