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Bella Viola

...per chi l'ha conosciuto, questo è un racconto di Gennarino Ammore. Mi ha chiesto di postarlo, visto che ha una grande nostalgia di Oggi Scrivo. Buona lettura


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Entrai al solito supermercato per spendere i miei dieci euro giornalieri in generi alimentari di prima necessità, insomma per farmi un panino magnum da buttar giù con una birretta scura doppio malto. Notai subito che c'era qualcosa di nuovo nel sole, anzi d'antico, ma non erano viole di Pascoliana memoria. Viole no, ma una Viola sì.
I maschi si giravano, al suo passaggio, e anche le donne la guardavano, ma in un'altra maniera. Lei ancheggiava sui suoi tacchi a spillo come un palmizio davanti al mare sferzato dal vento di libeccio...era troppo bella per quel postaccio. Che ci faceva lì, e come si chiamava? Glielo chiesi, avrei rischiato che il panino mi si piantasse sullo stomaco come un chiodo arrugginito se fossi rimasto con quel pensiero per tutta la giornata.
Bella, disse, mi chiamo Bella. Genitori intelligenti, risposi io. Allora la chiamerò Bella Viola, fa molto primavera. Lei sorrise, e cominciò ad ancheggiare diversamente; pareva la barca di Vincenzino al dolce vento di levante, ma in maniera più sexy del gozzo in legno del mio fornitore ufficiale di pesce. Certo, potevi avere il dubbio che non fosse del tutto naturale quel movimento ritmico di poppa, ma studiato ad arte da Bella per sembrare ancor più Viola di quanto fosse già per grazia ricevuta da madre natura. Ma come non perdonarla per quel suo vezzo, tutto sommato innocente. La assolsi, con formula piena.
Girava nel mezzo delle corsie con le movenze di una pantera in agguato, seguita dai carrelli, quelli manovrati dagli uomini presenti nel negozio alla maniera di un bolide di formula uno. Alcune mogli strattonavano i mariti con la classica scusa: non c'è niente che ci serve in questo reparto, dove stai andando, ti sei perso... ma si sa, ne tira più un pelo di pantera... insomma tutti a cercare per finta prodotti fantomatici, pur di rallentare e restare in posizione privilegiata, in coda a Bella Viola.
Io, invece, la puntavo con gli occhi spudoratamente, e mi sentivo autorizzato a farlo dal momento che noi due ci eravamo presentati; avevo più diritti io degli altri, o no?
Accostavo il mio carrello al suo e depositavo prodotti a casaccio senza guardare che merce fosse. Avevo già un piano: avrei abbandonato il carrello prima di mettermi in fila alla cassa e mi sarei portato a mano le quattro cose che mi servivano per il mio panino giornaliero.
Improvvisamente lei si voltò, mi guardò sorridendo come solo la testimonial di una pasta dentifricia può fare, e disse divertita:
« Anche lei ha un bebè, vedo... e la mamma dov'è? »
Non ci crederete, quella frase mi scioccò. Cercavo di tradurla, forse era un messaggio segreto a sfondo sessuale, o Bella Viola era una poetessa e quella era una metafora, e rimasi imbambolato per un tempo che mi sembrò troppo lungo per restarle agganciato.
Mi salvò l'istinto maschile e, senza sapere bene cosa stessi dicendo, azzardai:
« No no... o meglio, sì ma..., cosa intende per bebè, scusi? »
Lei si avvicinò pericolosamente, per il mio equilibrio emotivo intendo, e mi stavo già inebriando del suo profumo. Ero in procinto di entrare in una sorta di coma esistenziale, una confusione di pensiero che avevo provato solo alle scuole medie quando l'insegnante di storia mi faceva domande sulle due guerre mondiali, proprio a me che di mondiali seguivo solo i campionati di calcio. Annegai i miei occhi semichiusi nel lago dei suoi; non potevo far altro che affondare in quell'azzurro, oltretutto non avevo mai imparato a nuotare nel paradiso del sesso, anche se mi ci tuffavo spesso, e a capofitto.
Mi ero aggrappato al carrello come un alpinista in parete si aggrappa alla sua corda di sicurezza, altro non potevo. E pensavo continuamente a questo fantomatico bebè...
« Bebè, bambino piccolo... vedo che ha preso i biscottini Plasmon, e i pannolini... », disse lei con disinvoltura. Non capivo il senso di quelle parole. Dietro di me sentivo il mormorio di fondo: carrelli che sbattevano, mogli che si lamentavano, mariti che prendevano mille scuse, e la mia confusione mentale aumentava.
Fu lo spirito di sopravvivenza che mi suggerì di guardare nel carrello, ed allora mi accorsi che i prodotti che avevo infilato a casaccio erano tutti per la prima infanzia. C'era perfino un talco per le irritazioni al sederino.
« Ah... sì, beh, il bebè certo... non è mio, è un nipotino, Ciro, il figlio di mia sorella... », riuscii a dire.
« Ecco... le volevo chiedere un consiglio su quei pannolini Pampers, se sono pratici, se assorbono davvero il doppio... li ha già provati? », disse lei.
« No no, per l'amor di dio... povero bambino, se lo facessi io si pentirebbe di essere nato... ahahahah », stavo già ritornando in me e in pieno possesso della mia vena umoristica.
« Io faccio solo il baby sitter, ma a cambiarlo è mia sorella... »
Bella Viola mi guardava con insistenza e curiosità, e a me pareva pure che lo facesse con un certo interesse. Mi sentivo invidiato, privilegiato, ero certo che chiunque fra i mariti che mi seguivano avrebbe voluto essere nei miei panni.
« Interessante... avrei proprio bisogno di un babysitter. A cambiarlo ci penserei io, non è un problema », disse.
Bingo... ci stava provando, me lo sentivo. Possibile che una donna di classe come quella non avesse una bambinaia a disposizione? Avevo capito tutto, mi stava adescando. Aveva finalmente ceduto al mio fascino latino, anzi partenopeo. Sarei andato a casa sua, lei avrebbe preparato una bella cena ed avremmo bevuto un buon vino, come nei film americani, e poi mi avrebbe portato a letto. Aveva ragione mia sorella quando mi diceva: mettiti in ordine quando vai al supermercato, puoi fare un incontro galante anche lì, perché no. Forse ti sistemi.
Ero talmente emozionato che mi venne spontaneo sfregarmi gli occhi con entrambe le mani, come se mi dovessi svegliare da un incubo... ed invece era un bel sogno, anzi bellissimo.
Li riaprii, e capii immediatamente che era finito. I rumori del rione Sanità già occupavano le case ed il sole filtrava crudele nelle persiane della camera, riportandomi alla realtà.
Ciao Bella Viola, tu non lo sai ancora ma io in quel supermercato ci verrò ogni giorno, e vestito di tutto punto. Intanto mi allenerò pure a cambiare il bebè di mia sorella, lo giuro su San Gennaro e per sicurezza pure sul Vesuvio. Anche se, a ben pensarci, mia sorella il bebè non ce l'ha, anzi, non ho nemmeno una sorella, non sono napoletano e non ho mai visto il Vesuvio.




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Racconto scritto il 22/05/2020 - 19:34
Da Giacomo C. Collins
Letta n.293 volte.
Voto:
su 9 votanti


Commenti


Beh, devo ammettere che la tentazione di far rivivere i racconti di Gennarino, magari parzialmente modificati, è tanta. Vedremo...ci sono alcuni brani inediti che non sono stati postati per il suo ritiro precoce. grazie a tutti per i bei commenti, un doppio grazie da parte mia e di Gennarino. Hola.

Giacomo C. Collins 26/05/2020 - 12:57

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Un racconto che si divora e poi si scioglie da solo. Entrare nei sogni del protagonista è stato simpatico e divertente e poi mi è piaciuta la limpidezza del suo essere maschio. Ottimo la scioltezza della narrazione. Complimenti all'autore. Ciao.

santa scardino 25/05/2020 - 14:19

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Gennarino redivivo, "ritornerai, o si ritornerai..."

Glauco Ballantini 25/05/2020 - 12:08

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...Non ho letto niente di lui, ma la sua sensibilità verso il genere femminile è quella tipica italiana, appartenente al dna... Grazie Giacomo

Grazia Giuliani 24/05/2020 - 18:24

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Ma noi li conosciamo i vari Gennarini...
l'Italia in particolare ne ha tantissimi!
Divertente, da leggere questo testo!

Grazia Giuliani 24/05/2020 - 17:58

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Divertente racconto che ironizza sul comportamento tramandatoci del -masculo- italiano.
Sempre bravo!

Valeria Germani 24/05/2020 - 07:40

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Un bel racconto che sa fare divertire con classe e stile. Gennarino (che non conosco) o non Gennarino (che conosco) MERITA TANTO DI CAPPELLO

Francesco Scolaro 23/05/2020 - 18:20

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Ciao Giacomo ...veramente molto divertente questo racconto,complimenti al tuo amico e anche a te!!

barbara tascone 23/05/2020 - 15:21

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Salve Giacomo, letto con piacere e un po' di nostalgia di quando stavo a Napoli.
Un saluto a lei e a Gennarino.

Filippo Di Lella 23/05/2020 - 12:15

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...sto ridendo ancora
Fantastico. E com'è scritto bene. Purtroppo io non ricordo questo autore, ma senza dubbio basandomi su un unico racconto somiglianze col tuo modo di scrivere ce ne sono. Bellissimo

Mirko D. Mastro(Poeta) 23/05/2020 - 11:18

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GIACOMO...Un racconto delizioso nei particolari sembra quasi il tuo modo di scrivere. Non sarebbe male se tu fossi Gennarino Ammore ne esalterebbe la tua già nota bravura. Fai i complimenti a Gennarino che con il suo AMMORE mi fa tanta simpatia.Ciao buon weekend

mirella narducci 23/05/2020 - 10:36

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Divertente...molto fantasioso, moltobravo , peccato che i sogni restino sogni a volte.

Graziella Silvestri 23/05/2020 - 00:30

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due poi...non si possono leggere, scusami

Margherita Pisano 23/05/2020 - 00:04

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Ahahahaha Bella viola e chi la scorda! L'ho riletto e mi sono ricordata tutto, straordinario Gennarino... che bello questo regalo Giacomo davvero bello, mi sembra di ritornare indietro nel tempo...ed è stato magico! Certo che ai tempi di bella viola chi immaginava che poi sarebbe arrivata poi anche questa pandemia!
Grande gennarino e grande tu per aver fatto rivivere un pezzo di vita allegra e grandi risate. Un abbraccio a gennarino e complimenti a te

Margherita Pisano 23/05/2020 - 00:02

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Ciao Giacomo e ciao anche a Gennarino.
Ma, sai che un po' ti somiglia nella tecnica dello scrivere?
Bah, i casi della vita!
Comunque sì, me lo ricordo bene.
Mi sembra ebbe un buon successo.
Un saluto ad entrambi.
Ciaoooo

Loris Marcato 22/05/2020 - 22:14

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Hai ben delineato le debolezze del maschio italico in questo divertente racconto! C’è giusta ironia quando viene pescato con i prodotti per bebè nel carrello... ma alla fine era solo un simpatico sogno! Buona serata Giacomo

Anna Maria Foglia 22/05/2020 - 20:27

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