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INASPETTATAMENTE

Uscì dalla doccia, si infilò l'accappatoio e sgattaiolò verso la cucina, o almeno questa era l'intenzione. Si sentiva uno zombie. Il giorno prima aveva lavorato fino a tardi, e quella notte non aveva chiuso occhio. Tutto quello che voleva, in quel momento, era un caffè. Prese il barattolo di latta, nel quale lo teneva, insolitamente leggero, e svitò il tappo. Il rumore riecheggiò per un istante, all'interno del contenitore come un lamento, o piuttosto un avvertimento. E lei si ritrovò, interdetta fissare il fondo grigio del barattolo. Vuoto.E ora, come faceva? Scosse la testa, forse poteva chiedere alla vicina. Strinse meglio la cinta, e lasciando la porta aperta uscì sul pianerottolo. Non era la prima volta che che piombava a casa della sua vicina in accappatoio, e non era un problema. Si sentiva un po' in colpa a rivolgersi sempre a lei, ma la signora Adri era una vecchietta, molto dolce e simpatica. Sorridendo suono il campanello.
<<Un attimo! Arrivo!>> Tuonò una bassa e profonda voce maschile, da dietro la porta. Un uomo? Cosa ci faceva nella casa della signora Adri? D'istinto fece per tornarsene nel suo appartamento, ma non fu abbastanza veloce. La porta si aprì con uno scatto secco e sulla soglia si stagliò un uomo. Era altissimo, abbronzato, i capelli corvini erano bagnati, e gli occhi di un verde intenso, avevano un'espressione severa. Portava solo un asciugamano intorno ai fianchi. Di colpo si sentì arrossire fino alla punta dei capelli, ma non ne avrebbe saputo spiegare il motivo. Di certo non era il primo uomo, mezzo nudo che le capitava di vedere, anche se, uno così bello non ricordava di averlo mai visto. Sembrava più un attore, che un comune mortale. Ma che ci faceva uno così in casa della sua vicina?
<<Desidera qualcosa?>> La voce, vagamente brusca dell'uomo la riportò alla realtà.
<<Ecco... Cercavo la signora Adri.>>
<<E cosa vuole da mia madre?>>E così quello era il figlio della sua vicina e da dove saltava fuori?
<<Niente di importante... Ho finito il caffè...>>Disse malgrado avesse di colpo la gola secca.
<<Immagino, che prenderlo al bar non rientri nei suoi piani.>> Il suo sguardo l'alvolse in una lunga occhiata.
<<In effetti no.>>Rispose sostenuta.<< C'è sua madre?>>
<<No. Lei si è trasferita.>>Trasferita? Ma di che cavolo parlava quello?
<<Come scusi?>>
<<Ha capito. Non lo sapeva?>> No, che non lo sapeva. Erano 3 giorni che non vedeva la sua vicina!
<<E lei allora cosa ci fa qui?>>Lui inarcò un sopracciglio.
<<Ci vivo. Se vuole scusarmi...caffè non ne ho, ma forse potrei esserle d'aiuto in qualche altro modo... >>Ma chi si credeva di essere?
<<No. Grazie. Le auguro buona giornata!>> E cercando disperatamente di mantenere un contegno, tornò al suo appartamento.
e anche quella si prospettava una giornataccia. Non che fosse una novità scosse la testa, e si diresse verso la camera da letto, tanto valeva vestirsi, tanto di fare colazione, quella mattina non se ne parlava e avrebbe finito per fare tardi al lavoro, se non si sbrigava.


Era stata una giornata spaventosa. Il caldo cominciava a farsi sentire e
il suo capo aveva brontolato ininterrottamente. Senza contare che la collega si era assentata e aveva dovuto sostituirla. E ora era stanchissima. l'unica cosa che voleva era andare a casa, a pranzare e buttarsi sul letto. Raccolse la sua borsetta e si precipitò fuori dall'ufficio, pregando che nessuno la fermasse per un imprevisto dell'ultimo minuto. Fortunatamente non accadde, uscì dal portone, prese le chiavi della macchina e attraversò. Aveva parcheggiato di fronte, perché davanti all'ufficio non si poteva. In fondo, erano pochi passi, un tragitto che richiedeva pochissimo tempo, eppure le bastò per chiedersi cosa sarebbe andato storto. Perché aveva un bruttissimo presentimento, che da quando aveva finito il turno non l'abbandonava. E purtroppo quella giornata era stata davvero costellata di problemi dall'incontro con quel bellimbusto arrogante che si era trovata per vicino, tutto quello che le era accaduto sul lavoro e non osava sperare, che le cose sarebbero migliorate. Salì in macchina, mise la borsetta sul sedile passeggero girò le chiavi. Una volta, due volte. Ma niente. Provò e riprovò ma la macchina di partire non ne volle sapere. Sbatté una mano sul volante. Non poteva essere. Anche se se lo aspettava, non voleva crederci. La sua casa, era dall'altra parte della città! E fare il tragitto a piedi, col caldo a quell'ora non poteva certo definirsi una passeggiata salutare! Chiaramente a quell'ora non c'erano mezzi. Si sentiva frustrata. E furiosa, allo stesso tempo. Di motori non ne capiva nulla, ma stare lì dentro non serviva a niente. Prese la borsetta e uscì di scatto dall'auto. Non l'avesse mai fatto! La borsetta le cadde, e tutto il suo contenuto si rovesciò a terra. Fazzoletti, specchietto, trucchi, borsellino e altri oggetti creavano una strana macchia di colore sul grigio dell'asfalto. Maledicendo, sia la sua buona stella, che di sicuro si era dimenticata di lei, che la sua cattiva sorte, che invece non si dimenticava neanche un attimo, si calò per raccogliere i vari oggetti. Aveva raccolto quasi tutto, quando vide una macchina sportiva, rallentare e sentì una voce bassa e profonda chiederle:
<<Tutto bene?>> Alzò di scatto la testa, pregando con tutto il cuore e, che non fosse chi pensava. Ma la sua speranza ebbe vita breve.
<<Emm...più o meno.>>Rispose ingoiando il rospo ed alzandosi. L'uomo tolse gli occhiali da sole.
<<Ah è lei! Non l'avevo riconosciuta... Vestita.>> Avrebbe tanto voluto mandarlo al diavolo, ma forse poteva essere la sua unica chance di tornare a casa, senza dover affrontare una maratona.
<<Sta tornando a casa? Potrebbe darmi un passaggio?>> Chiesa cercando di mantenere un tono neutro.
<<Non ha una macchina?>> Chiese lui, indicando le chiavi che lei teneva ancora in mano.
<<Sì, ma non parte.>> L'uomo parve ragionarci su.
<<Um... Un problema. Ha già controllato?>> Lei lo guardò basita.
<<Che cosa?>>
<<Quale potrebbe essere il problema.>> Lo avrebbe preso a pugni volentieri.
<<No. E avrei chiamato un meccanico, se non fosse che adesso sono chiusi!>>
<<Capisco.>> Lo vide guardare l'orologio. <<Senta, Io ho un appuntamento, e vado di fretta. Ma se non si scoccia di aspettare in macchina, posso accompagnarla.>> E che era un cane? E che razza di appuntamento aveva quello? In quel momento affrontare la maratona non le parve poi così malvagio.
<<Ecco... Non vorrei arrecarle... disturbo.>> Disse. Ma dentro tremava dalla collera.
<<Vuole il passaggio, sì o no?>>
<<No...>> Disse a fior di labbra.
<<Va bene. Buona passeggiata, allora.>> Lo vide salire e mettere in moto. E avrebbe voluto colpirlo. Era talmente arrogante e pieno di sé, che era un vero peccato, fosse così bello. Bellezza sprecata, pensò, mentre chiudeva la macchina e cercando di farsene una ragione si incamminava verso casa. Il sole spargeva i suoi raggi tutt'intorno donando calore e rendendo l'aria afosa ed insopportabile.


Ci aveva messo un'ora e poco più per tornare. Ed era un disastro. apri la porta del suo appartamento e poi se la richiuse alle spalle con un piccolo tonfo. Vi si appoggiò contro. Era stanchissima, anzi molto, molto di più. si staccò dalla porta, e si diresse verso la camera da letto. Voleva farsi una doccia e mettersi comoda. Era troppo tardi per pranzare. Più tardi avrebbe pensato alla cena.
Dopo la doccia infilò un paio di pantaloncini e una canotta. Aveva bisogno di rilassarsi e di non pensare a nulla.


Anche se era sera, ormai faceva ancora caldo, ed è aprì una finestra. Si sentiva a pezzi ed era affamata, in pratica tra una cosa e l'altra non mangiava del giorno prima!
Stava affettando un po' di pane, quando un forte giro di note, la fece sussultare... E per poco non ci rimise un dito! Intanto, le note di una sinfonia classica si erano ormai diffuse nell'aria. Ma chi cavolo poteva aver messo un pezzo simile, a quell'ora, e a tutto volume? Si fermò un attimo ad ascoltare. E ti pareva! Ora non ne poteva più. Posò il coltello, afferrò le chiavi di casa, ed uscì sul pianerottolo. L'attimo dopo era incollata al campanello del suo vicino, completamente fuori di sé. Si era passato davvero limite!
<<Arrivo! Arrivo!>> lo senti dire infastidito ma non le importava più di tanto. Quando la porta si aprì, staccò il dito dal campanello. Lui aveva un paio di vecchi jeans e una camicia, un po' aperta sul collo. Così era bellissimo e questo la mandò ancora di più in collera.
<<Ma è pazza? Suonare in quel modo!>>
<<Pensavo fosse sordo, dal momento che ha sparato la musica ad un volume esagerato.>>
<<Non è così esagerato. E poi è musica classica!>>
<<E cosa c'entra? È comunque assordante.>>
<<Non è un amante della buona musica?>> c'era qualcosa di strafottente ed arrogante nei modi di lui, chi la fece arrabbiare ancora di più. In quel momento l'unica cosa che avrebbe "amato" sarebbe stato prenderlo a pugni.
<<No, se mi fa andare di traverso la cena!>> Sbottò.
<<Ah, stava cenando?>>
<<Ci stavo provando!>>
<<E cosa gliel'ha impedito?>>
<<Lei! Ma proprio qui doveva venire a vivere?>>
<<Come scusi?>>
<<Ha capito! Sua madre è una donna fantastica, gentile e disponibile. Mi chiedo come faccia ad essere suo figlio!>>
<<Non crede di stare esagerando? Non sono molto gentili le sue parole.>>
<<La gentilezza con lei è superflua, e sprecata!>> Lui inarcò un sopracciglio
<<Mi conosce così bene, da poter sentenziare? >>
<<Non ci vuole molto per capire che è un cafone!>>
<<Lei invece, e la personificazione della civiltà, vero?>>
<<Io almeno mi sforzo di essere gentile e comprensiva!>>
<<Per questo si è attaccata al campanello come una matta?>>
<<Qualcuno deve pure insegnarle il rispetto degli altri!>>
<<Si sta candidando?>>
<<No. Voglio solo che spenga la musica. Sarebbe il minimo!>>
<<Le dà così fastidio? Certo che si infiamma davvero per poco.>> Fu la goccia che fece traboccare il vaso.
<<Poco? Sono giorni che lavoro fino a tardi, non ho tempo di fare la spesa, e non dormo. Stamattina ho saltato la colazione, ho avuto una giornata d'inferno, la macchina non ne ha voluto sapere di partire, e per tornare ci ho messo più di un'ora, ho saltato il pranzo e ora anche la cena! E mentre cercavo di calmarmi, lei ha pensato bene trasformare il palazzo nella scala! Le sembra poco? Ma sì in fondo, a lei non importa, è solo un pallone gonfiato, che non vede più in là del proprio naso e tratta gli altri come cani!>>
<<Ha finito?>>
<<No... Che non ho finito! Lei è...>>
<<Allora meglio che entri... Sta dando spettacolo.>> l'afferrò per un polso e la trascinò dentro, chiudendo la porta. E lei si ritrovo con lui, nell'ingresso della signora Adri, che ora le appariva minuscolo.
<<Riapra pure la porta! A me non mi interessa di dare spettacolo!>>
<<A me sì! L'ultima cosa che voglio è richiamare altri vicini, impiccioni e fastidiosi!>>
<<Ah, così sarei impicciona e fastidiosa? in primis non sapevo che vivesse qui cercavo sua madre>>
<<Ah, perché se l'avesse saputo non sarebbe venuta a bussare?>>
<<Avrei preferito morire!>> Disse seria. E lo sguardo di lui mutò impercettibilmente.
<<Non le credo.>>
<<Mi creda. Qualsiasi cosa, è preferibile che trattare con lei!>>
<<E non pensa che anche io, potrei avere avuto una giornata... Pesante?>>
<<Non ci pensi nemmeno! Non le riuscirebbe di impietosirmi neanche se strisciasse in ginocchio!>>
<<Ha già deciso che sono un mostro, vero?>>
<<un mostro, susciterebbe molta più simpatia di lei.>>
<<Ha un bel coraggio a dirmelo in faccia!>> Nei suoi occhi passò un lampo.
<<Mi spiace deluderla, ma l'universo non gira intorno a lei! E io non sono come le donne che di solito frequenta!>>
<<E che donne frequenterei, visto che pensa di conoscermi così bene?>>
<<Donne senza personalità, che non fanno altro che dirle di sì.>>
<<Quindi per lei sono il tipo che si circonda di bambole senza cervello?>>
<<Sì>> rispose sfidandolo apertamente.
<<Ti sbagli.>> L'attimo dopo sentí le labbra di lui che sfioravano le proprie. Il primo istinto fu quello di respingerlo, ed effettivamente ci provò ma le labbra di lui, erano dolci e morbide, e gentilmente insistenti. E ben presto si lasciò andare al bacio, rispondendo con passione. Non era tipo da lasciarsi andare in quel modo, ma quell'uomo aveva decisamente uno strano effetto su di lei. Le labbra di lui divennero più insistenti ed audaci, mentre le sue mani si intrufolavano sotto la sua canotta. Ma non riusciva a respingerlo. Si sentiva "ebra" di lui, e neanche lui a quanto pareva non riusciva a fermarsi. Poi si scostò, e si scambiarono una lunga occhiata. Non c'era bisogno di parole. Entrambi volevano quello che stava accadendo. Si mossero verso il salotto, condividendo la sensazione di muoversi in un mondo a parte. L'aria era carica di elettricità e loro ne erano travolti. La pressione divampava tra loro come un incendio. I loro baci, erano sempre più appassionati, e i loro movimenti sempre più frenetici. I vestiti divennero un groviglio indistinto ai loro piedi, mentre cadevano sul grande tappeto del salotto, sempre più ansiosi l'uno dell'altra.


Era calda e morbida, tra le sue braccia e sapeva di buono. E lo sta facendo impazzire. Non avrebbe mai immaginato un simile epilogo, per quella giornata, eppure gli sembrava assolutamente perfetto, mentre le sue mani esploravano le curve morbide di lei, e assaporava la dolcezza della sua bocca.


Si mise a sedere. Lei era ancora addormentata, sembrava dolce e indifesa come una bambina. Sorrise. Eppure aveva un caratterino... cercando di non svegliarla, si alzò del tutto. Ritrovarla rannicchiata contro di lui, era stato un sollievo, per un attimo aveva temuto che fosse stato un sogno. Spense lo stereo che comunque si era bloccato, da solo, e si diresse in cucina. Mettersi a preparare la colazione gli serviva per chiarirsi le idee. Certo, lei non era prevista, ma non poteva certo dirsi pentito di quello che era successo, anzi ne era contento. Molto contento. Cercò di concentrarsi su quello che stava facendo, aveva messo a fare il caffè e tostato due fette di pane. In genere lui non faceva colazione, e in casa teneva il minimo indispensabile, ma per uno strano impulso, la sera prima aveva fatto rifornimento. Si appoggiò al bancone della cucina. Se qualcuno gli avesse predetto una cosa simile ne avrebbe riso. Ma la vita era imprevedibile. Mise tutto su un vassoio e tornò di là. Lei si stava svegliando piano, e lui non vedeva l'ora di scoprire cosa sarebbe successo. Tornò a mettersi sul tappeto accanto a lei, mettendo il vassoio tra loro. Era bella, mentre la luce che veniva dal balcone giocava coi suoi capelli, e si rifletteva dolcemente sul suo viso. In quel momento provava una forte tenerezza, mista a qualcosa che non sapeva definire.


Aprì gli occhi. Il sonno non l'aveva abbandonata del tutto. Mentre la nebbia si diradava dai suoi pensieri mise a fuoco dove si trovava. E cosa aveva fatto. Si sentì arrossire.
<<Buongiorno.>> Le disse lui. E le parve che la sua voce avesse una nota dolce, che non aveva notato prima. Ma forse lo stava solo immaginando. In quel momento si sentiva venerabile.
<<Buongiorno.>> rispose, Più che altro per riempire il silenzio, voleva scappare via. E lui sembrava perfettamente a suo agio. Questo la faceva infuriare!
<<La colazione è pronta, ma forse vuoi fare prima una doccia?>>
<<Colazione?>> Ripeté stupita. E lo sguardo le cadde sul vassoio. In quel momento aveva lo stomaco chiuso.
<<Devi promettere qualcosa nello stomaco, no?>> Le disse.
<<Grazie.>> Bofonchiò. non riusciva a guardarlo negli occhi senza arrossire, dopo quello che avevano condiviso. E non era nel suo stile, ma lui, riusciva a sconvolgerla.
<<Sei bella.>> aveva appena dato un morso svogliato al toast, e quella frase la lasciò perplessa. Era una situazione surreale, nudi sul tappeto a fare colazione. Non era il suo stile e avrebbe voluto sprofondare.
<<Per te é un'abitudine, vero? >> Lui abbozzò una smorfia di sorriso.
<<Vedo che non hai perso la voglia di fare supposizioni.>>
<<Constatavo l'evidenza.>> Rispose sostenuta. Ma che razza di piega stava prendendo la situazione?
<<Ma davvero ti sembro così terribile?>> stava sorridendo, e il suo sorriso era disarmante. Ed era vicino, troppo vicino...
<<Io...ecco... sì e comunque non ti conosco!>> Disse secca. Lui si era avvicinato ancora.
<<E allora approfittane. Sono qui.>>
<<Eh?>>
<<Prova a conoscermi meglio.>> Lei lo guardò in viso. Era sincero? Stava prendendosi gioco di lei?
<<Stai scherzando!>>
<<Sono serio.>>
<<Umm. Perché non mi fido?>>
<<Ti piace proprio tormentarmi?>>
<<Io? Senti da che pulpito! Ha parlato il cavaliere dalla lucente armatura!>>
<<Sei impossibile!>> L'attimo dopo la stava baciando. Un bacio dolce e sensuale che la lasció senza fiato. Cosa doveva fare? dentro l'anima le si agitavano emozioni contrastanti.
<<Perché... Siamo finiti così?>>
<<Libera di non crederci, neanche io ci sono abituato.>>
<<Ah no?>>
<<No. Ma sarei un bugiardo a dire, che mi dispiace.>> Quella frase la spiazzò. Ma almeno era onesto.
Lo guardò, ma non disse nulla. Non sapeva cosa dire.
<<Non dici nulla?>>
<<Sarebbe fiato sprecato.>> disse, ma in fondo le veniva da sorridere. Lui la baciò ancora, un bacio veloce e lei non si sotrasse, ma arrossì mentre le tornavano alla mente le immagini dei momenti trascorsi.
<<Vieni a fare la doccia con me?>>
<<Preferirei farla a casa.>> Rispose, lui non fece una piega.
<<Ok. Ci vieni a pranzo con me?>> Ne fu sorpresa, ma perché rifiutare? Se poi pensava che il giorno prima era rimasta digiuna per colpa sua, un pranzo era il minimo.
<<Sarebbe un modo per farti perdonare per ieri! Forse!>>
<<Non le deponi mai le armi?>>
<<Chissà...>> Rispose vaga. Non sapeva bene neanche lei cosa stesse facendo.
<<Ti suono all'una, va bene?>>
<<Sì.>> Lui sparí in una delle stanze che davano sul corridoio, e lei si rivestì. Quando tornò, lui aveva un accappatoio e lei era già vestita.
<<Allora è confermato? Ci vediamo dopo?>> Le chiese.
<<Si è ok. A dopo.>> Lui la accompagnò alla porta, e si salutarono con un bacio, ma non avrebbe saputo dire chi si era avvicinato per primo.


Seduta davanti allo specchio era tutta concentrata su quello che era accaduto. Razionalmente non poteva crederci, ma era successo davvero, aveva fatto l'amore con uno sconosciuto. Terribilmente arrogante eppure... Ne era profondamente attratta, come da una calamita. E sicuramente la chimica che c'era tra loro era innegabile. Tra poco lui sarebbe passato a prenderla e da un lato, era contenta di rivederlo in un contesto diverso, dall'altro si sentiva ansiosa. Non pensava che avessero molte cose in comune, oltre l'innegabile corrente elettrica che entrambi sentivano scorrere tra loro.


Dovette ricredersi. Il ristorante dove l'aveva portata era davvero carino. Elegante e raffinato, molto diverso dal tipo di locale che aveva immaginato, e anche lui. Quel pranzo stava rivelando delle sorprese. E sebbene lui non avesse perso del tutto quella aurea di arroganza che forse lo caratterizzava, si stava mostrando un uomo brillante e piacevole e la conversazione era tutto tranne che noiosa. Non avevano gusti simili, eppure non erano in disaccordo su molte cose, come invece si aspettava. Di tanto in tanto cercava di punzecchiarlo, voleva capire che tipo fosse. Era incuriosita dalla sua personalità e anche dal suo carisma. Ma non voleva arrischiarsi a dare giudizi affrettati.
Dopo pranzo le propose di fare due passi e lei consentí. Era strano passeggiare fianco a fianco, ma certo non era non spiacevole.
<<Non credevo fosse possibile.>> Disse lui ad un tratto.
<<Cosa?>>
<<Passeggiare così, parlando senza battibecchi.>> Lei si fece guardinga.
<< Ah, si? Cosa vorresti insinuare?>>
<<Niente! Sto bene con te.>> Disse sorridendo.
<<Davvero?>>Era sospettosa.
Lui per tutta risposta la baciò con passione, e lei non si sottrasse al bacio. Anzi, si ritrovò a rispondergli con tutta se stessa. C'era un legame tra loro, che avvertiva chiaramente, ma allo stesso tempo faticava a dargli un nome, forse perché ne aveva paura, la forza di quello che sentiva la spaventava. Quando si scostarono, erano entrambi senza fiato. Si guardarono negli occhi non c'era bisogno di parole e malgrado la paura di chiarire quello che stava accadendo tra loro, la voglia di viverlo era molto più forte. Ripresero la via del ritorno, tenendosi per mano e sorridendo. Si sentivano in sintonia e vicini. Ed era proprio quella vicinanza che non volevano perdere, e poi magari quel pazzo sentimento, così imprevedibile, che condividevano era amore.




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Racconto scritto il 01/12/2020 - 12:45
Da Marirosa Tomaselli
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