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LA VIA DEI CAMPI - Parte 3 di 4

Qualcosa o meglio qualcuno lo riportò fra loro per un improvvisato brindisi, scusandosi poi di dover andare in bagno per colpa del vino, avanzando però nella folla di gente per non perderselo di vista, sentendosi dire “ma guarda che il bagno è dentro, non da quella parte!”. Si promise comunque di contattarlo al ristorante durante le portate, ma l'alcool lo fece momentaneamente distrarre dalle proprie promesse/ansie o smania di contattarlo per riferirgli di averlo finalmente – visto – finché non vide sul suo profilo la foto di Liuk in piazza, così da commentargli del fatto che anche lui, casualmente c'era – testimonianza le foto che caricò del matrimonio davanti al comune. Con questo Liuk rimase così in contatto per tutta l'estate, tentando di poterci uscire insieme semplicemente per bere qualcosa, stare in compagnia, parlare con qualcuno della propria età. Ma inutili furono tutte le proposte e le richieste che gli scrisse – non lo vide più, neanche al Palio in settembre, e in agosto sempre per coincidenza si ritrovarono entrambi in Sicilia, uno a Catania, l'altro a Palermo. Con l'inizio dell'autunno Liuk non seguì mancò più i – segnali – che Peter puntualmente lanciava, per una “Vita Viva”, senza rimanere più in contatto. L'anno seguente, nel maggio 2022, andò alla sfilata del Palio, sospesa per possibile assembramento l'anno precedente, tenendo ben d'occhio la sua contrada, col suo fare recitativo che tanto ricordava in Questo caso DeNiro in “Taxi Driver”, con tanto di rasata e occhialini alla Lennon. Ma niente, non lo si vide più. “Si sarà fidanzato” sospettò l'Innominato, ironicamente.
Una sera di mezza estate, passeggiando per le vie del centro di L. assieme all'Innominato con la quale si divertiva a fare i cowboy de “I Segreti di Brokeback Mountain” con tanto di cappelli texani, ubriachi e spensierati, arrivarono al capolinea del centro con Peter che si paralizzò alla vista di uno che stava seduto in gruppo fuori da un locale, che non vedeva da tantissimo tempo. Fermo su se stesso esclamò ripetutamente “E' lui!” - “Lui chi?” gli domandò l'Innominato. “Garden!” - “Garden chi?!” - “5 anni fa, nel 2016, mi divertivo con lui ogni volta che lo beccavo in giro, una volta gli sparai per finta dalla macchina, col gesto della mano, abbassando il finestrino, poi un paio d'anni fa lo beccai in bici e lo seguii fino a casa, scoprendo dove abitasse. L'anno scorso allo scoppio della pandemia mi precipitai di nascosto a casa sua lasciandogli una lettera anonima di presentazioni misto scuse – lettera che gradì, quando lo contattai anonimamente via chat l'autunno scorso, l'ho rivisto poi ai giardinetti qui da parte al tribunale a inizio primavera, ma poi alle 23 con le restrizioni son dovuto ritornare a casa e da lì non l'avevo più visto, ah sì – pare che il suo migliore Amico sia proprio del nostro paesino natale, l'ho visto tutto il 2020 a girare col suo nonno con la -P- dietro la macchina. Dio mio, si è fatto grande.” gli raccontò, levandosi il cappello e diventando serissimo, come se gli fosse improvvisamente passata la sbronza – come se non avesse mai bevuto. “Eh, tutto cambia mio caro companiero. Be', andiamogli a parlare, no?” propose l'Innominato che da saggio cambiò come solito fare in un personaggio brillante ed energico, pieno di iniziativa. “Ma sei matto?” rimproverò Peter, togliendogli il cappello e spostandolo dietro una colonna del porticato, per non farsi vedere. “Per l'amor del cielo, cerca di essere serio – se ci vedessero così ci prenderebbero in giro come han fatto tutti gli altri fino a 2 minuti fa. Perlomeno, se proprio mi devo presentare – anche se stasera non sono pronto – facciamo finta di essere seri... normali.” chiese Peter. “Tanto quante possibilità avresti? Ti sei già bruciato tutte le chance – finiamo in bellezza!” consigliò l'Innominato. “Appunto che non ho più possibilità, facciamo come fan tutti: gli indifferenti. Ci prendiamo un doppio Chivas con ghiaccio, naturalmente senza questi cappelli che li appoggiamo qui su questa panchina e ascoltiamo bene cosa farfugliano sedendoci da parte a loro, ok? Andiamo!”. Così si sedettero ad un tavolino di fianco a lui ascoltando bene di cosa stessero parlando. Dopo il più e il meno, sentì che il week-end prossimo sarebbero partiti per Riccione by train. Così si avvicinò all'Innominato col bicchiere in mano per brindare: “Mio caro companiero – se và a Ricciòn!”. Quindi si ritrovarono in treno per Bologna con tanto di cappello Panama, occhiali da sole e collana floreale stile hawaiana: “E mi raccomando fratiello, cerchiamo di passare inosservati!”. Chi dei 2 fosse il più spiritoso mai lo si sarebbe saputo – ma erano così dai tempi dell'asilo... Arrivarono a Riccione dopo la coincidenza a Bologna. “Bene, ora che sappiamo dove alloggiano, che facciamo – torniamo indietro?” domandò l'Innominato. “Ti ricordo che Mussolini ha creato Riccione come meta balneare per i milanesi: è pieno d'alberghi, prenotiamo già per stasera qualcuno qui vicino!” - “Si vede che non sei stato molto attento alle Loro conversazioni al bar settimana scorsa – ho già prenotato io l'albergo con vista esattamente davanti alla loro camera, su al terzo piano...” Quale dei 2 avesse più iniziativa – be', chi lo sapeva?! Da immaginare ora la scena di Peter col binocolo dietro le persiane attento a guardare i movimenti di Garden e dei suoi compagni di scuola e vita. “Bel modo di godersi le vacanze eh?” domandò l'Innominato mentre contava le ombre della stanza sdraiato a letto, guardando la soffitta. “Se vuoi puoi sempre andare in spiaggia a goderti il sole, tu che sei più anemico di me.” gli rispose senza togliere gli occhi dal binocolo. “Immagino la quantità di gente che ci sarà, mi salirebbe il nazismo!” brontolò. “Ed io questa volta la ringrazio, la gente, perché mi viene più facile nascondermi e perdermi nella mischia senza dare l'aria di uno... stalker?” confessò. “Ma chi ti conosce? Stai pur certo che nessuno si accorgerebbe di te, manco se si sentisse inseguito, questo Garden. L'unica cosa di te è che godi di una certa – trasparenza – o invisibilità. Ci sei, ma a nessuno importa di te. E in casi come questi – considerati mooolto fortunato!” precisò l'Innominato, mentre Peter distolse per un istante gli occhi dal binocolo per girarsi e rispondergli sorridendo: “Eh, magari fossi così fortunato...” Rimase a lungo immobile dietro la persiana semi-chiusa ad osservare Garden coi suoi amici seduti al balcone – piedi sulla ringhiera, persi nelle chiacchiere adolescenziali fra una bevuta a qualche tirata di fumo. Successivamente rientrarono e qualche minuto dopo li vide uscire e perdersi nelle stradine affollate in direzione mare. “Bene, hanno lasciato la stanza, torno fra una decina di minuti!” esclamò Peter tutto preso. “E mò che fai – li segui?” domandò l'Innominato alzando la testa dal letto per seguirlo nei movimenti. “Niente affatto! Se vuoi vedermi dalla finestra...” gli rispose, euforico. Così Peter con grande determinazione si recò nell'albergo di fronte recuperando facilmente la chiave della loro stanza lasciata alla reception vuota, e vi entrò di soppiatto, lasciando le ciabatte in corridoio per non fare ulteriore rumore. Così si ritrovò in un posto in cui non doveva stare, nuovamente. Trovò lo zaino di Garden dove gli mise una seconda lettera anonima con la stessa busta e un semplice messaggio: “Ti ricordi di me vero? T'ho sognato per tutta la scorsa estate e ti sogno ancora. Allora quando rientriamo usciamo insieme per favore. In bici, a comprare il pane.” Si divertì poi a spostare gli zaini dei ragazzi, a lasciare indizi come il cappello texano, la collana di fiori e a piazzare delle micro-spie al fine di “studiarne le reazioni” una volta ritornati, accorgendosi del fatto che nella loro stanza fosse entrato Qualcuno. Come il killer del “Collezionista d'Ossa”, che ad ogni omicidio lasciava una traccia di sé, come gioco – come sfida. Salutò l'Innominato dalla finestra ma questi pareva disperato, non riusciva a capire cosa gli stesse dicendo finché non sentì la porta aprirsi. Così si nascose dietro la porta del bagno, guardando poi dal riflesso dello specchio che era uno degli amici di Garden in dolce compagnia – proprio quello del suo stesso paese, il suo migliore Amico! Quindi uscì carponi passando davanti al letto, e non si preoccupò minimamente di essere visto perché fra canne, birra ed ora il sesso non credeva affatto che fosse molto – presente – il ragazzo compaesano in preda all'estasi con gli ormoni a mille. Anzì, coi suoi gusti “perversi” Peter, ai piedi del letto, approfittò per baciargli le sue piante dei piedi – conferma poi che non si accorse proprio di nulla. Magari gli avrebbe fatto pure... piacere, pensò. Una domenica pomeriggio, di quelle inutili della lunga calda estate, andò ai campi sportivi fuori P., che un tempo sapeva che frequentava, con l'intento di cercarlo – ma non lo trovò. Entrato ai giardinetti desolati da parte la piazza, se lo ritrovò girato su di una panchina, a 2mt di distanza, completamente solo. Così Peter si immobilizzò nuovamente su se stesso, e indietreggiò a passo felino per nascondersi dietro dei cespugli poco più lontani. Erano momentaneamente gli unici presenti nel parchetto. Ora lo aveva in pugno, tutto per sé, lì seduto indifeso e girato di spalle, chino alla vista di qualche scoiattolo e piccione. Era come se in quel momento il tempo stesso di fosse fermato. Poteva essere il momento buono per attaccarlo, fargli del male, ferirlo e in modo permanente, oppure uscire allo scoperto, andargli davanti e presentarsi ufficialmente, ponendo fine a tutti quei – futili – inseguimenti. Invece optò per qualcosa di più difficile, almeno per l'uomo occidentale: far finta di nulla, rimanendo ben nascosto ad osservarlo senza fare altro che potesse compromettere quella pace, quello – stato di quiete – che tanto andava a cercare nelle nuove generazioni. Vederlo lì, chino alle Meraviglie della Natura, fra le piante e gli animali che gli si avvicinavano – quale incanto. Che tenerezza! Poi arrivarono i suoi amici e iniziarono le bestemmie, il fumo – e l'immagine paradisiaca del ragazzo nella valle dell'Eden svanì, rovinata da quelle implicazioni umane che avevano segnato anche il povero Peter. Oh, quanto gli sarebbe piaciuto condividere quel momento con lui, pensò mentre si ritirò allontanandosi da lì per non essere visto, strappandosi qualche lacrima. Un sabato sera, di quelle malinconiche e solitarie, dopo cena, mentre usciva dal bar per un caffè, in piazza sempre nel paese di P., li vide avvicinarsi così che aprì loro la porta per farli entrare e passare prima di lui, chinandosi leggermente col capo, a lui e al suo gruppo, che ringraziarono, seguendolo con la coda dell'occhio – cosa che fece anche Peter, vedendo poi fuori uno di questi che si toccava il piede... proprio quello che amoreggiava in camera d'albergo, ricordò – il migliore Amico di Garden, il suo compaesano! Peter sapeva – ma anche l'altro, cioè tutti loro sapevano. La svolta arrivò poi in settembre, quando Peter se lo ritrovò in coppia presso i 4000mt quadri di campi, sentieri e canali ridotti in un campo da guerra a causa dei lavori di impianti di laminazione per le piene del fiume O. Nuovamente si incrociarono passandosi davanti e seguendosi con la coda dell'occhio. Godeva di questi incontri, coincidenze o meglio – attimi – ma, dopo tante esitazioni, Peter fece retro-front, sempre con quella voglia di continuare a inseguirlo, perché non si sentiva mai abbastanza – appagato – non sapendo se l'avrebbe più rivisto e poi chissà quando! Dovette stare a relativa distanza, dato che non c'erano più alberi ne tanto meno cespugli dove nascondersi, con lo scenario di un deserto causa lavori in corso. Usciti dall'immensa aerea spianata, Peter arrivato in strada lo perse di vista, girandosi ovunque e avanzando a vuoto, finché uno non lo placcò da dietro, immobilizzandolo. Gli apparve così davanti Garden, chiedendogli quali intenzioni avesse, allora Peter, già immobile di suo e senza opporre resistenza a chi lo teneva fermo, inutilmente, gli disse proprio tutto quello che in una dozzina d'anni avrebbe voluto dire ad un Amico – a qualcuno di Fedele. Cose scontate certo, come le – vecchie canzoni – ma che a lui stesso parevano un Miracolo. Così il ragazzo dagli occhi di ghiaccio gli si avvicinò, chiedendo al suo migliore Amico, il compaesano di Peter, di lasciarlo. Si aspettava certo uno schiaffo oppure un pugno al naso, una mazzata fra i denti, a lui che già teneva gli occhi chiusi in lacrime e tremante – ma alla fine gli si aggiudicò un abbraccio fraterno.


Per staccare, in occasione della scomparsa del suo cantante preferito, Peter in pieno agosto scese giù in Sicilia, portandosi un mazzo di fiori bianchi, del Singapore e rose, con un ringraziamento alla propria e sua esistenza, e a tutte le – coincidenze – prova del fatto che in questa vita c'è un di più che non si può vedere – ma lo si percepisce, perlomeno a chi ha un grado di coscienza elevato. A “missione compiuta”, dopo aver lasciato il mazzo fuori dalla residenza, sostò per pranzo a Z.E. Nel primo pomeriggio, stordito dal caldo che faceva, vide un ragazzino che più assomigliava ad un giovane Al Pacino o a Frankie Valli – il suo standard ideale che stentava sempre nell'imitare, cotonandosi i capelli, retrocedendo apposta l'arca inferiore dispiacendosi di non avere un mento bello sporgente, vantandosi però del naso bello a patata e deviato, ed essere snello e magro. Rimase affascinato, notando poi che nella – Terra degli Artisti – fossero tutti uguali, con questa faccia da attori bella impostata e di limitata altezza, con la voce aperta e alta, di registro. Era solo come lo era proprio Peter, e passeggiava avanti e indietro mentre Peter stava seduto comodo su di una panchina all'ombra di una palma. Appena gli passò davanti si fece coraggio per domandargli: “Ehi ragazzo, tu sei di qui?” - “Sì certo, hai bisògno?” rispose col tipico accento siciliano. Peter gli chiese se fosse lontano il paese natale del cantante scomparso, dove era stato poco prima. Una domanda retorica, così per chiedere – parlare – comunicare con qualcuno. Allora il ragazzo, probabilmente annoiato, si offrì di accompagnarlo, a lui che ora fingeva di non sapere e di non essere mai stato a G.R. Arrivarono alla macchina e per tutto il tragitto parlarono così sciolti come se si conoscessero da sempre: dalla vita al lavoro, dalla musica ai sogni parzialmente realizzati. Un mix che per soli 1 ora gli salvò l'intera vacanza solitaria. Riportato indietro da G.R., che sarebbe M., i due si salutarono con Peter che gli regalò l'anello di pietra regalatogli dal musicista che a sua volta gli aveva regalato il proprio cantante defunto suo conterraneo, mentre il ragazzino, non avendo nulla, lo abbracciò forte. Dopo 5 minuti, rimasto in piazza per un caffè con cannolo, Peter lo rivide, scendere dalla scalinata che dava su una assolata terrazza a mare, sempre girando a vuoto e con lo sguardo perso nel blu. Così fece scendendo di terrazza in terrazza, appoggiandosi al muretto col muso sopra le mani unite l'una sull'altra, a guardare il mare, con quelle occhiaie tipiche che effettivamente mancavano a Peter, più nordico e meno mediterraneo. Era lo sguardo siculo. Se c'era una cosa che gli insegnò la Sicilia, è che si viene al mondo senza niente e senza niente bisogna pur andarsene. Di ritorno, si fermò un weekend a C., nella Liguria di levante, ormai diventato il suo “secondo” paese di adozione, dopo Riccione. Si ricordava bene di C., dalla prima volta nel 2016 al ponte dei Santi, quando finì di leggere “Chiamami Col Tuo Nome” nell'albergo M.R., senza sapere che in primavera avessero girato il film, l'ansia poi di uscire solo a cena – con la voglia matta di innamorarsi e farsi qualche Amico per non morire di solitudine, stra-pieno di sentimenti. Ma i tempi ora erano – maturi – o completamente andati, perduti nell'oblìo. In 5 anni tutto cambia – in peggio ovviamente. Dopo il film una frenesia sociale, una malattia seppur dolce, di tantissime conoscenze... che forse era meglio girare a vuoto, ancora. Superato il sottopasso della stazione in direzione lungomare, prima del viale, Peter da sotto il porticato si soffermò per un'eco di ragazzi in festa dal balcone del terzo piano alla sua sinistra: saranno stati i richiami dell'Amicizia? Si appoggiò ad una delle colonne accendendosi il suo solito sigaro e sorridendo a quei ragazzi che consumavano la loro vita nel dopocena in compagnia, con la coscienza e non più – l'ansia – di essere solo, ma anche “beato”, godendo a relativa distanza delle gioie della vita, altrui. Che poi sotto sotto erano anche le sue, lasciate altrove, qua e là nella sua terra natale. Passeggiò al rosso della sera per poi finire davanti un vicolo cieco, dove sentì della musica lungo un edificio antico apparentemente anonimo e abbandonato, dai mattoni a vista, quasi si trovasse nei sobborghi londinesi. Si strinse alzando le spalle, dubbioso, e data la sua curiosità, vi entrò arrivando ad una porticina illuminata da una lanterna. Aprì la porta e si ritrovò davanti ad una 50ina di ragazzi in un locale stile irlandese, a mò di taverna, che ballavano e bevevano al ritmo di una musica che a Pete piacque subito. Era “Pumped Up Kicks” e per lui fu subito festa! Fiumi di birra lo portarono lontano, senza spostarsi di un solo metro – questo gli salvò nuovamente l'intera vacanza. Conobbe un gruppo di ragazzi originari della sua zona, non lontano da casa sua, che poi ironia della sorte riconobbe dalle voci fossero quelli del balcone di quell'albergo dove si soffermò a sentirli. Si sedette con loro e a fine serata, gli promisero di festeggiare insieme il capodanno ritornando lì, o a casa loro nel milanese. Promesse da marinai – ma sempre con Speranza, godendone il momento... e l'illusione.
Ritornato a indietro, le cose proseguirono lentamente – o non proseguirono affatto. Si sentiva più perso che mai, solo, senza ricevere alcuna chiamata, alcuna visita. Vivere era anche impegnarsi, progettare, costruire un qualcosa, condividere, continuare a essere presente. E invece Peter, nonostante quel misero impegno al lavoro, sembrava vivere d'aria. Era un solitario – e di disciplina non ne voleva sapere. Un reduce del suo cantante preferito glielo ricordava anni fa, prima della pandemia, della crisi e della fine di un'Era: “Gli Artisti e i Solitari non hanno leggi – pensano solo a divertirsi e a far divertire gli altri con le Meraviglie dell'Uomo e del Creato: l'immagine, il suono – la comunicazione, tramite lo studio e la ricerca continua, di sé. Ogni dovere è nullo. Seguono Altre leggi – quelle del Cosmo.” Ma ormai tutto sembrava lontano anni luce, dei bei tempi. A nessuno importava niente di nessuno. Nessuno si interessava, e tutti parevano “spenti”. Eppure li vedeva, in giro a due a due, o ancora in branchi. Apparentemente felici. Ma suo padre glielo domandava in continuazione: “Ma chi è veramente felice oggigiorno?” come a confermare che la sua famiglia soffrisse – l'Esistenza – da più generazioni. Era sperso nell'universo. Girava a vuoto per i campi, e nei fine settimana nei bar, solo. Un ragazzo da parete. Per ultimo, un venerdì sera, ritornato nel bar di N. per dare sfogo al suo “eros” vocale, mentre stava fuori a fumare in compagnia di gentaglia, arrivò un ragazzo che guardò dalla vetrata del locale come se cercasse qualcuno, per poi andarsene un istante dopo. Uno si girò al gruppo esclamando: “Non è un posto per – nerd – questo, ahah!”. Con la scusa delle sigarette Peter si congedò dalla massa per seguirlo. Certo non poteva essere lì casualmente questo ragazzo – per guardare dentro e andarsene stava cercando sicuramente qualcosa o meglio, qualcuno. Ma questo era il suo – lavoro – e non di un qualsiasi ragazzino! Fu nuovamente la curiosità di un bambino a seguirlo, a piedi, nel paesino per studiarne i movimenti. Era da poco passata mezzanotte, e in un paese morto come N. la gente già riposava, addormentata stanca. Poche anime - poche Aquile. Vide il ragazzino girare di vietta in vietta, per strade di contrade poco illuminate da quei pochi lampioni d'una volta appesi in mezzo alla strada da fili sui tetti di vecchie case, svoltando angoli bui fino a costeggiare il canale percorrendo vialetti stretti con muretto in mattoni a vista, ed edifici storici – quasi come nella Venezia di 007 nell'episodio “Operazione Spazio”. Il rumore dell'acqua, le stelle in cielo, e la serie di lanterne poste lungo il canale, sul muretto, completavano la – missione – dandone un tocco più romantico, che perverso. Finita la stradina, oltrepassò un cancelletto per ritrovarsi in un un parchetto bello grande, trovandolo poi seduto su un piccolo monumento bellico, e nel buio non gli tolse gli occhi di dosso prendendo come riferimento la luce del telefonino che stava usando. Restò lì una decina di minuti, per poi alzarsi e proseguire a piedi verso case lussureggianti di periferia, tutte uguali e dai cortili ben curati. Camminava con stile, con la giacchetta che teneva con la mano sulle spalle. “Tu valli a capire 'sti giovanotti.” si disse fra sé Peter, che balzava di auto in auto, ad ogni angolo e dietro alberi centenari per non farsi notare nel caso si girasse, rimanendo più lontano dai lampioni perché ormai lo sapeva fin troppo bene – chi è nel buio vede chi sta alla luce e non viceversa. Forse per la relativa distanza, ma svoltato all'ennesimo incrocio col semaforo che lampeggiava sempre il giallo, fuori uso, non lo vide più, perdendone traccia. Sicuramente rincasava – ma Quale fosse la casa... chissà!


FINE TERZA PARTE.




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Racconto scritto il 05/05/2022 - 17:07
Da Pietro Valli
Letta n.59 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Spezzettalo in parti più piccole, ne guadagnerai in letture.

Aquila Della Notte 06/05/2022 - 18:21

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