Inizio


Autori ed Opere


Ultime pubblicazioni

Sul far nemboso...
Mora...
Non chiudiamo O.S....
LA NOTTE...
Al webmaster Mauro...
La goccia si posa...
Villamar...
Il nuovo giorno...
Quasi a gocciare...
Il dolore non si est...
Il Treno...
AU.F.O...
Vicoli ombrosi...
API...
ETEREO...
La sindrome del nido...
Addio al nuovo giorn...
Ritornare sui propri...
AMORE DOLCE OPPR...
HAIKU 41...
Elfchen...
CANTO...
Ai tempi della pesta...
Quando ti scrivo...
Sa spendula...
Donna senza volto...
In bici per le colli...
Voleva essere un dra...
Còlubri...
Lunedì mattina...
CHE AFFANNO QUEST...
Necessità...
SBAGLIANDO...
Tutto è relativo...
Il rumore dell\'addi...
Commiato...
Si chiude un capitol...
Vittorio...
Versi sul Passaporto...
Nel foyer dell’alba...
Ascolta Cielo...
Incombe il sonno...
Noi l'immenso...
L’ultima goccia...
VOGLIA DI VOLARE...
L\\\'uomo ballerino...
Sedoka - 3...
L'odissea di un poet...
Addio Oggiscrivo...
SUPEREROE...
La dimora dell'anima...
Intonaco battuto a m...
Passo sospeso ( Reda...
Rifiniture...
Resilienza...
PIZZICAGNOLO...
Oasi di scrittura (...
Echi di un Tempo Pas...
Mario...
PAROLE...
IMPENETRABILE OCE...
Ciglia che sorridono...
Il sogno di Anna...
Ipocrisia...
Un Angelo d'erba...
Dott. Scholl’s, trop...
Sorpresa…e pizza con...
Battigia...
E se piove ti penso...
Transumanza...
Amara vita...
La misericordia del ...
0429...
La lasagna di Pasque...
Lo sguardo di una ma...
Terre desolate...
PROVARE A VIVERE...
Pazienza!...
Fiore d'inverno...
Primo aprile...
E ti berrei ancora...
Il sole brucia...
Alla rugiada d’ulivo...
Acquerello...
haiku.......
Lacrima di salice...
STATO DI GUERRA...
Il profumo della Pas...
Oggetti...
Ancora silenti...
Dove vanno le parole...
Dopo il mio funerale...
Binari...
Io Sono...
Pasqua di neve...
GRIDERO'...
Frammenti di emozion...
Rugiada...
RONDINE...
SORELLA MORTE...

Legenda
= Poesia
= Racconto
= Aforisma
= Scrittura Creativa


Siti Amici


martiniadriano.xoom.it lecasedeipoeti.blogspot.com

PETRA

PETRA




Si chiamava Petra e nessuno sapeva quanti anni avesse né da dove venisse, poiché non era nativa del luogo. Molti paesani avevano la sensazione che vivesse li da tempo, nei pressi di un bosco di abeti, alti pini, larici e imponenti querce che sembravano tracciare il confine della montagna con la collina, su cui era adagiato il piccolo centro abitato. La sua casa era un’ antico cascinale bianco, con il tetto di legno e le persiane verdi, circondato da un giardino in cui trovavano spazio fiori e piante aromatiche. Nel tempo era divenuto un punto di riferimento per persone del luogo poiché lei trovava una soluzione per tutto: curava con le erbe, offriva rifugio ai passanti, studiava le piante e percepiva il linguaggio degli animali e della natura e aveva una particolare conoscenza delle proprietà delle pietre e da li forse trovava origine il suo bizzarro nome. Era anche saggia, una saggezza acquisita non con gli studi ma con la dura esperienza di vita vissuta. Sentiva il prossimo, ma questo suo sentire si estendeva al mondo circostante e riusciva a presagire il pericolo e intuire l’arrivo di cataclismi. C’era in lei un che di magico e misterioso che arricchiva il suo fascino esotico. Conservava in un sacchettino di tela dei sassolini speciali che aveva raccolto lungo il margine del ruscello attraverso i quali riusciva a predire il futuro.
Ma ciò che maggiormente colpiva di lei era il suo aspetto. Alta ed eretta, un volto impenetrabile con i lineamenti che sembravano scolpiti. Lunghi capelli scuri legati sulla nuca e grandi occhi neri che sembravano scrutare il buio e a vedere ciò che agli altri non era permesso vedere. Ricordava un’antica divinità egizia o una regina indiana. In realtà era una persona buona e caritatevole che aveva assistito a tanti orrori e vissuto grandi dolori, riuscendo a sopravvivere grazie anche al suo temperamento indomito.
Trascorreva le giornate, pensierosa e silenziosa, a tessere tappeti e coperte con un antico telaio che aveva trovato sul posto, trascurato e pieno di polvere nascosto in un angolo. La vecchia proprietaria che anni prima l’aveva presa a servizio, sola come lei, le aveva lasciato tutto quello che aveva in eredità e cioè il cascinale con un poco di terra con tutto quello che conteneva.
Petra viveva apparentemente tranquilla ma in realtà il suo animo era come uno scrigno chiuso, colmo di tesori che non aspettava altro che di essere aperto tuttavia oscurato da terribili ricordi che come ombre oscure volteggiavano nella sua mente. E quel giorno non tardò a giungere. La parte bigotta e benpensante del paese vedeva in lei una specie di strega e come accaduto in epoche lontane, non vedevano l’ora di poterla accusare di qualcosa per eliminarla o umiliarla.
Un giorno nel piccolo centro agricolo, solitamente tranquillo, avvenne un furto, per di più nella casa del sindaco, una villa lussuosa circondata da giardini, protetta da una pesante recinzione poggiata su una base in muratura che si concludeva con una cancellata.
Quella mattina il silenzio che solitamente avvolgeva la villa venne spezzato dalle grida di Matilde, la moglie del sindaco. Aveva trovato la cassaforte aperta e i cofanetti con gli ori di famiglia aperti e svuotati. Le sue urla vennero sentite da molte persone che accorsero preoccupate, compresa la servitù. La donna gridava con voce stridula agitando il corpo voluminoso e i riccioli biondi.
-Hanno rubato tutto! - urlò per telefono al marito che dal palazzo municipale si precipitò correndo a casa. La notizia fece immediatamente scalpore e le indagini vennero subito avviate. In paese non si parlava d’altro e in poco tempo tutti si trasformarono in perfetti investigatori e naturalmente molti iniziarono a porsi delle domande su Petra.
-Sono sicuro che è stata lei – disse il sig. Ribaudo, ricco possidente del paese, rivolgendosi a voce alta agli amici, riuniti presso il circolo culturale, dove il più grande interesse della giornata era costituito dalla vita degli altri.
-Certo, in effetti non si sa nulla di lei. Chi è questa Petra, ce lo siamo mai chiesti? - rincarò Martino di professione Barbiere.
-Sembra così misteriosa- fece Peppe, il proprietario del Bar - Ha uno sguardo che fa paura e poi avete notato che non va mai in chiesa ? -
E così di voce in voce la notizia si amplificò e si deformò al punto che alcune donne potevano giurare di averla vista entrare nella villa, mentre i signori erano fuori.
Petra si trovò presto prelevata dalle forze dell’ordine, interrogata e chiusa in una cella squallida e fredda. Ma quell’arresto per la donna fu un trauma. Vecchie paure e drammi vissuti si risvegliarono nella sua mente con veemenza. I ricordi sepolti nel buio della memoria, nascosti come una belva in agguato, pronta ad aggredire, vennero fuori, straziandola. La paura le serrò la gola, travolse la sua abituale mitezza e come un ciclone la investì. Urlò e parlò in un dialetto sconosciuto, stramazzò a terra, nell’oscurità della cella e un lungo e silenzioso pianto senza controllo la invase. Essa era innocente, perché ce l’avevano con lei? Si rivide bambina, nella piccola isola del pacifico dove viveva. Un’isola piena di sole con una rigogliosa vegetazione e con le spiagge lambite da uno splendido mare. Rivide quella notte, quando una popolazione dell’isola maggiore dell’arcipelago mise in atto ciò che minacciava da tempo e invase il villaggio distruggendo tutto, comprese le loro semplici abitazioni, per lo più capanne, seminando distruzione e morte. Rivalità, potere, denaro e odio, tanto odio erano i soli sentimenti che contavano e che avevano trionfato.
Da due giorni Petra si trovava chiusa in cella, rifiutando il cibo e piangendo. Ma il suo destino sembrava segnato poiché in paese, anche quelli che l’avevano sempre ben vista, ormai suggestionati, la ritenevano anch’essi colpevole. - E’ una strega, è lei la colpevole – stabilì infine il coro popolare. Ma nel suo cascinale perquisito, non avevano trovato traccia della refurtiva.
Un’altra novità aveva messo in subbuglio la comunità del piccolo borgo. L’arrivo di un medico curante, professionista che in paese necessitava da tempo, addirittura dalla morte del Dottor Vinicio avvenuta qualche anno prima.
Il nuovo medico era vedovo da pochi anni e non aveva figli. Senza sua moglie Anna si era sentito smarrito e aveva sentito presto il bisogno di cambiare vita e luoghi. La grande città , con le sue problematiche non la sopportava più. Un luogo a dimensione umana, un paese, un piccolo centro dove la gente si salutava e si conosceva, era quello che ci voleva per lui. La sua richiesta venne subito accolta e si trovò ben presto nel piccolo centro e dove in breve tempo, per la sua bravura era divenuto una autorità e si era guadagnato il rispetto di tutti.
Era rimasto presto meravigliato però dalla ignoranza diffusa che esisteva ancora, malgrado la scuola e la tecnologia. Preconcetti atavici e pregiudizi ancestrali dominavano più di ogni ragionamento. Per questo si attardava a spiegare ai suoi pazienti
ogni argomento, cercando di destare l’attenzione e portarli con la mente verso la logica e la scienza.
Aveva acquistato una piccola villetta e viveva tranquillo. Aveva notato quella donna particolare di nome Petra. Era rimasto colpito dall’aspetto rigido e impenetrabile che ricordavano le antiche popolazioni d’America. Scura con i capelli neri e grandi occhi neri, era anche inconsapevole di possedere un fascino particolare. Il dottore aveva sentito che era stata messa in carcere per il furto nella villa del sindaco e che volevano che se ne andasse. Era assurdo, era sicuro che fosse innocente e indignato da quella ondata di odio, si recò dal comandante dei carabinieri, suo amico, per capire meglio la situazione. Scoprì che prove a suo carico non ce n’erano e dopo aver visitato la donna, si preoccupò del suo stato.
-Petra, sono Antonio Greco, il medico del paese. Mi ascoltate?-
La donna rimase muta.
-Petra io credo nella tua innocenza e vedrai che presto verrai liberata -.
La donna si girò di scatto e rabbiosamente rispose:
-La gente non mi vuole. Ha paura di me, ha paura del fatto che sono diversa, che vengo da un popolo lontano. La gente farà in modo di cacciarmi via. -
-Se pensi sia così, ti ospiterò io e mi aiuterai in ambulatorio. Ho bisogno di qualcuno che mi dia una mano-
Dopo pochi giorni la refurtiva venne trovata in una macchina in fuga verso la città e i malviventi arrestati. Il sindaco e la moglie riebbero i loro preziosi e Petra tornò libera. Ma il veleno che era stato sparso in quei giorni era rimasto e si era infiltrato abbastanza in profondità. Era un po' difficile per molte persone riconoscere di essersi sbagliati.
Petra tornò nella sua casa ai piedi del bosco e usciva soltanto per cercare le sue erbe. Si nutriva dei prodotti del suo orto e riprese a tessere tappeti. Doveva ritrovare la sua calma che faticava a ritrovare anche perché la solitudine non era più un rifugio, ma una condizione insicura e pericolosa.
Un giorno si trovò davanti Antonio che la guardava con uno strano sorriso:
-E allora? Ti avevo detto che avevo bisogno del tuo aiuto. Ti aspettavo in ambulatorio-
-Che te ne fai di me? Sono una specie di fattucchiera. Farei scappare quelli che vengono in ambulatorio.
-Tu conosci le erbe e rimedi ancestrali che io ignoro, mentre io potrei insegnarti altro-
Gli occhi di Petra, grandi e neri, brillavano colmi di gratitudine. Si sentiva per la prima volta felice di interessare a qualcuno.
-Perché fai questo per me?- gli chiese timidamente
- Perché sei una donna preziosa, ma pochi lo capiscono. Io invece voglio aiutarti. -
L’amicizia nasceva spontanea insieme ad un dialogo sempre più intimo e profondo, dettato da un disperato bisogno reciproco di parlare e capirsi. Petra gli raccontò la sua vita e Antonio il suo dramma di aver perso la moglie senza riuscire a guarire la sua terribile malattia.
Petra lentamente migliorò il suo aspetto, raccolse la chioma nera e ribelle dei capelli in una coda, indossò un camice e si sforzò di sorridere alla gente. E la gente si riabituò a lei, considerando che se lavorava con un medico, un medico così bravo, anche loro potevano parlare con lei, sempre con un pizzico di diffidenza. Tanti pensavano fosse l’amante di Antonio e trattandosi del loro medico chiudevano un occhio. In realtà Petra, che aveva paura di rimanere sola nella sua casa, dormiva in una stanza adiacente alla cucina soggiorno e Antonio nella sua. Una notte lui senti che la donna si lamentava e si alzò.
- Petra che c’è, stai male? - Le chiese socchiudendo la porta. Petra si agitava nel sonno, aveva incubi, riviveva la guerra, i miliziani che entravano nella sua casa e trucidavano i suoi cari e lei che riusciva a salvarsi perché nascosta in un armadio, sepolta dai vestiti. Poi era fuggita nella notte, correndo verso la foresta buia e pericolosa. Lui rimase con lei,sdraiato accanto, tenendole la mano e mormorandole parole piene di tenerezza, quella tenerezza di cui lei aveva bisogno e che la guariva, portandola fuori dalla linea di confine oltre il quale c’è solitudine e un gran freddo. Nasceva inconsapevole un amore che nessuno dei due sperava di provare più nella vita e che in un certo senso li sgomentava.
Una mattina però avvenne un fatto eclatante.
- Aiuto, mia figlia sta annegando! - Con questo urlo un uomo era entrato in ambulatorio e li aveva fatti accorrere spaventati -Dottore mi aiuti, mia figlia sta annegando , è appesa ad una barca che sta affondando nel lago e lei non sa nuotare!
Anziché parlare e porre domande, corsero dietro all’uomo e si fecero spazio tra la folla che si era radunata e guardava sbigottita la barca che affondava. Alcuni uomini si erano subito messi in acqua e stavano cercando di raggiungere la ragazza con un’altra imbarcazione.
Senza pensarci due volte Petra si tuffò, nuotando con l’agilità di un delfino, sbalordendo tutti e salvando presto la ragazza imprudente, riportandola sulla riva.
La notizia del salvataggio fece presto scalpore e si diffuse rapidamente. Tutte le ostilità e il muro di diffidenza nei confronti della donna finalmente cessarono.
-Non ti faccio paura? - Chiese Petra ad Antonio
- Niente affatto- rispose lui – anzi, avrei paura di vivere senza di te. Se tu sei d’accordo, vorrei dividere con te il resto dei miei giorni. Vuoi sposarmi?
- Non siamo più tanto giovani – rispose lei con un filo di voce
- E allora? Non avremo figli, pazienza.. Ma voglio dividere con te i giorni che abbiamo davanti.
E cosi questa strana storia si concluse felicemente .




Share |


Racconto scritto il 24/02/2024 - 19:05
Da Patrizia Lo Bue
Letta n.88 volte.
Voto:
su 0 votanti


Commenti

Nessun commento è presente



Inserisci il tuo commento

Per inserire un commento e per VOTARE devi collegarti alla tua area privata.



Area Privata
Nome :

Password :


Hai perso la password?