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Nessuno voleva Sara

Nessuno voleva Sara. Non perché fosse cattiva, o brutta, o antipatica. Era semplicemente Sara, e questo sembrava bastare.


A scuola, il suo posto al banco era sempre l’ultimo, quello vicino alla finestra che dava sul cortile vuoto. Quando i compagni si dividevano in gruppi per i lavori di gruppo, lei rimaneva immobile, gli occhi fissi sul quaderno, finché l’insegnante non diceva con un sospiro: “Sara, unisciti a qualcuno”. Allora si alzava, trascinava la sedia verso un tavolo qualsiasi, e si sedeva sul bordo, senza parlare. Le sue parole, quando uscivano, erano come sassi levigati dal mare: poche, lisce, e cadevano in un silenzio che le inghiottiva subito.


A casa, la situazione non era diversa. I suoi genitori erano persone buone, ma distratte, prese dalle bollette da pagare e dai turni di lavoro che non finivano mai. La cena era spesso un rito silenzioso, interrotto solo dal tintinnio delle posate e dalla televisione accesa in salotto. “Tutto bene, Sara?” chiedevano a volte, senza alzare lo sguardo dal piatto. Lei annuiva. Che altro avrebbe potuto dire?


Nessuno la voleva alla festa di compleanno di Marta, ma l’invito era stato dato a tutta la classe per dovere. Nessuno la voleva nella squadra di pallavolo, ma il professore di educazione fisica insisteva per l’inclusione. Nessuno la voleva neppure come compagna di banco, ma il banco era uno solo e qualcuno doveva pur starci.


Sara si era abituata. Aveva costruito intorno a sé una cittadella di silenzio, fatta di sguardi bassi, di passi veloci per i corridoi, di libri letti durante la ricreazione seduta sul muretto più lontano. Dentro quella cittadella, forse, fiorivano mondi. Forse sognava avventure in paesi lontani, forse scriveva poesie che non mostrava a nessuno, forse ascoltava il linguaggio segreto degli uccelli che si posavano sul tetto della scuola. Ma fuori, era solo Sara, la trasparente.


Poi, un martedì di novembre, arrivò Leo. Nuovo in città, nuovo nella classe. Aveva gli occhi curiosi e una risata troppo alta per l’aula silenziosa della professoressa Bianchi. Quando gli assegnarono il posto, l’unico libero era quello accanto a Sara.


Le prime ore, Leo non le rivolse la parola. Parlava con tutti gli altri, faceva domande, distribuiva sorrisi. Sara si era rannicchiata ancora di più, preparandosi a diventare, per lui, un arredo invisibile.


All’intervallo, mentre Sara si dirigeva verso il suo muretto, sentì dei passi affrettati dietro di sé. Si voltò. Era Leo.


“Scusa,” disse lui, senza fiato. “Hai lasciato cadere questo.”


Nella sua mano tesa c’era un piccolo quaderno nero, dalla copertina consumata. Il quaderno di Sara. Quello in cui, a lettere minutissime, disegnava mappe di isole inesistenti e copiava versi di poeti dimenticati. Un’ondata di panico gelido la travolse. La sua cittadella era stata violata.


“Grazie,” mormorò, tendendo una mano tremante per riprenderlo.


Ma Leo non glielo restituì subito. Guardò la copertina, poi la guardò negli occhi. Non con lo sguardo frettoloso e disinteressato di tutti, ma con uno sguardo che cercava, che si fermava.


“Isola di Smeraldo,” lesse ad alta voce, indicando il titolo scritto in un angolo. “Sembra un posto fantastico.”


Sara non seppe cosa dire. Il mondo intorno a loro sembrò fermarsi per un attimo. Il vociare del cortile diventò un brusio lontano.


“È… è solo uno scarabocchio,” riuscì a farfugliare.


“A me non sembra,” disse Leo, e finalmente le consegnò il quaderno. Un sorriso gli sfiorò le labbra. Non un sorriso di pietà, né di cortesia. Era un sorriso genuino, interessato. “Sembra un posto dove andrei. Se mai esistesse.”


Poi se ne andò, raggiungendo un gruppo di ragazzi che lo chiamavano. Sara rimase lì, stringendo il quaderno al petto come uno scudo. Sentiva, dove prima c’era solo il solito vuoto sordo, un calore strano, nuovo. Non era un’esplosione, non era il riconoscimento che aveva segretamente sperato. Era solo una crepa. Una piccola, sottile crepa nelle mura della sua cittadella solitaria.


E attraverso quella crepa, per la prima volta, entrava un po’ di luce.




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Racconto scritto il 20/06/2026 - 23:34
Da Costanxs Nasi
Letta n.162 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Maria luisa bandiera grazie tante

Costanxs Nasi 21/06/2026 - 20:08

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Racconto piaciuto molto.

Maria Luisa Bandiera 21/06/2026 - 09:11

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