Colato a rimmel il cielo
Quando mi parlasti del cliché d'una notte
rigata agli occhi su indotti gemiti, ormai di otto anni fa
come soffio di cannella,
intensa nel l'ammantare a neve dell''inverno,
da uno spiffero, irrequieto mi sentii di entrare
dalla tua finestra. Al vetro nuda, tu riflessa anima bella.
Da lì provai, come fosse
mia, sulla tua pelle
il freddo dietro una carezza.
Fino a che quella notte non poté tacere
più le menzogne alle stelle.
Compresi così che ti piacque, che altro non sei
se non il paradosso di una sera
che ha solo spostato la fiamma (quanto avrai riso nel sentirmela chiamare gemella) del lume
dal mazzo sparso a terra a languire la mancanza di una carta...
in quel letto dove giacesti
di cui sei la regina nera.
ded IX infinite
-una delle ultime volte che ci sentimmo mi raccontasti di aver veduta una mantide... chiudi gli occhi, ripensa a quel momento; era sera e stavi davanti al vetro. Non c'eri altro che tu
(da In divenire di Domeneque Noir al. M.D.Mastro)
Racconto scritto il 20/09/2026 - 07:33Voto: | su 0 votanti |
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