In silenzio ti potrei trovare -
Noncurante del mondo.
Oh, solitario viandante,
Brillerebbero i tuoi occhi:
Uniche perle a
Zittire il vento, a
Zittire le sue voci imperanti.
Ammireresti ancora questa
Terra, ricca di crode e valli da
Incanto, quassù, dove le Dolomiti toccano il cielo.
Acrostico (componimento mnemonico)
Piccola nota.
Omaggio a Dino Buzzati: giornalista, scrittore, pittore e poeta, ma fu altro ancora; figura poliedrica ed eminente del Novecento italiano.
Noto per capolavori che mescolano realismo e fantasia, tra le sue più importanti opere ricordiamo i romanzi: Bàrnabo delle montagne (1933), la ricerca di un riscatto e pace interiore nella solitudine delle Dolomiti; Il segreto del bosco vecchio (1935), favola ecologista sul rapporto tra uomo e natura, ambientata nella "valle di fondo" da Buzzati, potrebbe essere indifferentemente quello bellunese o quello alpagoto. L'Alpago condivide con Belluno quel senso di conca racchiusa, l'una con intimità e specchi d'acqua, l'altra con ampiezza e quinte rocciose. L'Alpago confinante direttamente con la foresta del Cansiglio, uno dei boschi storici più imponenti, antichi e suggestivi di tutto il Veneto. Una foresta sacra, immensa e senza tempo. Ancora: Il deserto dei Tartari (1940), il più celebre, il suo capolavoro assoluto e pietra miliare della narrativa italiana: un'allegoria sull'attesa e sul senso della vita; Un amore (1963), esplora le contraddizioni del desiderio e della passione. Tra i racconti: i Sessanta racconti (1958), dove Buzzatti esprime il suo stile visionario e inquietante e che vincerà il Premio Strega; La famosa invasione degli orsi in Sicilia (1945), una favola che nasconde profondi significati sociali.
Fu apprezzato scrittore e pittore, ambiti in cui le due arti si confondono amabilmente, dando vita a una scrittura fortemente visiva e a una pittura che richiama e amplifica i temi della sua pagina scritta. Il suo capolavoro d'unione è senza dubbio Poema a fumetti, fulgido esempio di questa totale fusione tra parola e immagine. Il surrealismo e le atmosfere metafisiche di Giorgio de Chirico viaggiano nei suoi quadri e nei suoi scritti, dove il fantastico, l'insolito e il magico abitano la grigia quotidianità.
Le sue opere hanno come presenza fissa e numi tutelari le tanto amate Dolomiti. Questo legame viscerale nasce fin dall'infanzia a San Pellegrino, alle porte di Belluno, dove dalle finestre della settecentesca villa Buzzati lo scrittore poteva contemplare la maestosa e geometrica parete del monte Schiara. Le vette dolomitiche, con le loro guglie e i loro burroni, non furono mai abbandonate dal suo ricordo travolgente, tanto da spingerlo a ritornare continuamente a Belluno per ritrovare quella dimensione verticale e assoluta.
Nelle valli e nelle stanze buzzatiane si respira l'ossessione per il grande nemico invisibile: il tempo che scorre inesorabile e la logorante, vana attesa di un'occasione di riscatto. Ed è qui che emerge il poeta di "Scrivi, ti prego", una lirica straziante in cui la scrittura diventa un disperato grido d'amore e una terapia contro l'angoscia, la solitudine e la paura dell'ignoto. Di fronte al silenzio del mondo e del destino, Buzzati impugna la penna e il pennello per esorcizzare il vuoto, lasciandoci in eredità il ritratto più intimo e vulnerabile di un gigante del Novecento.
Racconto scritto il 13/09/2026 - 15:00Voto: | su 0 votanti |
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