"Nella sua maglietta scollata, seduti sulla panchina, lei con lo sguardo..."
Vénus Noire
Nella sua maglietta scollata, seduti sulla panchina, lei con lo sguardo in quello di lui ci vedeva una via di fuga dai rigidi ruoli in cui si sentiva intrappolata… figlia di una madre malata e dispotica, e dal suo essere una donna anticonformista che quotidianamente era costretta a celarsi alle ipocrisie di una società fatta di convenzioni.
Lui con il dito nello strappo dei pantaloni la accarezzava guardandola intenso, oltre il semplice sguardo. Dai suoi occhi aveva lasciate le difese emotive nei cedevoli baci lunghi i polsi.
Da quello sguardo si sentiva sedotta, la attraeva quel genio ribelle che sapeva trasformare la sofferenza, il vizio e la decadenza in pura bellezza. Amarlo avrebbe significato entrare in un mondo di passioni estreme, lontano dagli obblighi della vita di ogni giorno.
Ma lui non era Baudelaire, come di tanto in tanto le piaceva prenderlo in burla, e lei non poteva essere Jeanne Duval.
Quello che non sapeva è che per lui lo era stata dalla prima volta, “una ragazza che portava la sua ingenua e superba testa bruna ben coronata di capelli violentemente” dritti “e il cui portamento regale, pieno di grazia e ferocia, aveva qualcosa di divino e di bestiale insieme”.
Così la definiva l’amico letterario Théodore de Banville in copertina alla raccolta di versi “Le Cariatide” in bella vista sulla libreria di un moderno Baudelaire.
Un angelo e un demone lei. La cariatide che lascia alle colonne palladiane di sostenere il timpano del duomo di San Michele per reggere l’anima dell’unico uomo che abbia davvero mai amato.
La donna sensuale, pericolosa, che turba l’anima del poeta innamorato di una passione carnale che è incontrollabile dipendenza.
Per lui, la sua Jeanne aveva una bellezza oscura che lo rendeva incapace di contrastare il potere che sapeva esercitare.
Il poeta non smise mai di amarla di un amore estremo, distruttivo e di pura sofferenza.
Di quell'ossessione che fu sempre un delirio dei sensi.
Per quanto durò la relazione, il loro sentimento tormentato visse di dinamiche tossiche, gelosie ossessive, violenza psicologica e per lui abusi di cervogia e corticosteroidi.
Non fu mai un amore tiepido ma un amore che bruciava, fatto di poesie immortali e dichiarazioni d'amore assoluto alla costante ricerca di superare i limiti attraverso l'arte e gli eccessi carnali.
Continuava a ripetere la parola amore in tutte le sue sfaccettature l’uomo forse per non farsi tornare alla mente nella sua maglietta scollata, seduti sulla panchina, con lo sguardo lei nell’andirivieni dei fari delle auto a riconoscere l’accidentale transito della componente mancante della coppia fedifraga.
(da Pensiero dicotomico di M.D.Mastro al. Domeneque Noir)
ded IX infinite
-lei è da tanto che non scrive…
“Le parole nere sulla carta bianca sono l’anima messa a nudo” (Guy de Maupassant)
…forse da troppo
“Scrivere è un pretesto per tirar fuori tutto il nero che portiamo dentro” (Andrea Camilleri)
Scrittura creativa scritta il 30/09/2026 - 05:42Voto: | su 0 votanti |
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