Racconti del mare in poche righe
Il cielo era un lembo di sogno scuro, lontano...ancor più lontana dei miei desideri, una luna piena e tiepida, argentata come una vecchia contessa, elegante, signorile, trasformava il seno dell'acqua in una lucida pista di danze. E a ballare erano le basse onde che qualche remota barca di passaggio aveva fatto nascere dal buio...una leggera fiumana silenziosa d'argento vivo che, al pari di una vasta ciocca di capelli ricciuti, sventolava il suo saluto alla luna, guardinga, splendente come lo sono soltanto i bei vent'anni della passata giovinezza.
Il naufrago
Vennero alla barca a chiamarmi. Erano in due, su un gommone. Che c'è, dissi io...ti vuole Luigi, risposero. E dov'è? Appollaiato sullo scoglio di Palmaiola...è naufragato, e non vuole scendere. Ha paura delle onde. C'è mare grosso, là. Lui ha perso tutta l'attrezzatura sub, ed è ferito, sporco di sangue. Non si butta, se non ci sei tu. Salii in tutta fretta ed arrivammo in dieci minuti. Mi buttai a mare ed aprii le braccia: lui chiuse gli occhi e ci cascò dentro.
Quando ci tirarono a bordo vomitammo insieme.
Il delfino pinna bianca
Nelle acque della baia che si estende dal faro di Focardo alla punta di Capo Caldo, territorio marino del comune di Porto Azzurro, è frequente incontrare una strana coppia di delfini adulti. Viaggiano sempre appaiati, e solcano il mare con lo stesso passo di danza, quasi fossero mossi dalla musica del mare. Uno dei due ha una evidente pinna dorsale bianca, assai rara. A me piace pensare che siano una coppia fissa, anche se i delfini non sono monogami come i pinguini o i cavallucci marini. Io credo che si amino, semplicemente...
Lo squalo
Eravamo al largo dell'isola di Montecristo, in direzione Giglio, quel tardo mattino di maggio. Avevamo calato i palamiti e stavamo aspettando l'ora per salparli. Allora ci mettemmo a prendere il sole, caldo ma non ancora insopportabile. Nel dormiveglia sentii uno sciacquio: mi sporsi e vidi la scena: il mare, piatto come un lago, pullulava di pesci in fuga. Improvvisamente dal blu emerse la pinna di uno squalo. Girò intorno a noi facendo razzia e si inabissò, in un lampo. Noi eravamo in piedi, attoniti, allibiti, muti. Finì così, senza una parola....ma il ricordo no che non è finito.
La ricciola ferita
Sott'acqua mi è capitato di tutto, nei quaranta e più anni di attività sub, ma l'episodio della Ricciola ferita credo che rimarrà unico nelle mie storie di mare. La Ricciola è uno stupendo pesce pelagico, gran nuotatore, dotata di forza erculea. Quella che vidi ai Grottoni era più di trenta chili. Mentre mi immergevo notai che non fuggiva, stranamente. Guardai meglio e vidi un lungo sagolino nero che usciva dalla sua schiena, e dall'altra parte un'asta con l'arpione. Era stata passata da parte a parte. Lei era guarita, ed aveva fagocitato il sagolino saldandolo alla sua carne. Mi abbassai e mi avvicinai alla freccia. Lei rimase immobile, forse voleva che accadesse... quando presi in mano l'asta, la ricciola diede un rabbioso strattone e si lacerò lievemente la carne, liberandosi del cordino. Fuggì via con una velocità che forse aveva scordato...
Racconto scritto il 21/09/2026 - 15:18Voto: | su 0 votanti |
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