RACCONTI

     
 

In questa sezione potete consultare tutte le poesie pubblicate per argomento. In ogni caso se preferite è possibile visualizzare la lista delle poesie anche secondo scelte diverse, come per ordine di mese, per argomento , per autore o per gradimento.

Buona lettura

 
     



Lista Racconti

     
 

Era la nebbia


Una leggera nota vola lontano
da quel pezzo di cielo, che limpido voleva coprirci dal male del mondo.

E noi avvolti da una sottile nebbiolina estiva, avvertivamo il disagio
di un mondo opaco, negato,
che filtrava pochi raggi di luce
nell'oscurità beffarda, trafitta da aghi e spade, che ferivano l'anima.
Tra una carezza e una dura parola come la pietra, cercava di privare
il senso non dovuto di un cielo stellato, poi perso in cunicoli di un dolore, nascosto nel pianto.

Una bianca nebbia celava al tuo cuore la risposta, di quel profondo antico di bimbo, dove la paura scorreva come
un torbido fiume.
E si perde il senso nascosto di un uomo
che voleva amare, senza essere libero di essere dalle goccioline fitte,
che avvolgono strade strette, senza luci che fendono, ma, annientano,
anche le cose più vere.
E noi resteremmo solo nebbia lontana, dove il sole non asciuga pianto,
ma respira gocce di rugiada, se la mattina non porta quel suono di note nel cuore, se tutto il r... (continua)


Margherita Pisano 28/01/2022 - 13:08
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Erika


«Cazzo, non posso salvarti se non vuoi essere salvata!» urlò una voce maschile dall'altra parte della cornetta.
«Papà, prestami dei soldi. Sto attraversando un momento difficile» lo supplicò Erika in tono apatico, stringendosi la giacca intorno alle spalle. Poi chiuse gli occhi e sospirò.
Clic.
«Vaffanculo!» esclamò la ragazza a denti stretti.
Il tintinnio delle restanti monetine rilasciate dalla cabina telefonica coprirono l'imprecazione, le quali si mischiarono con delle banconote sgualcite. Quel denaraccio lo ritenne a malapena sufficiente per potersi permettere una dose di eroina da Khaled, uno spacciatore ben mimetizzato in un angolo lugubre della stazione di Messina Centrale.
***
L'ago le perforò la pelle del braccio sinistro pieno di buchi per entrare in una vena. Erika, adagiandosi contro a un muro di un palazzo di Viale San Martino, cominciò ad ondeggiare ed ebbe la sensazione di sentirsi risucchiata in una spirale intrisa di luci psichedeliche e cacofonici suoni, fino ... (continua)

Giuseppe Scilipoti 30/05/2021 - 12:45
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Ermin, il cacciatore


Ermin, un esperto cacciatore, dopo aver parcheggiato la sua Zastava Yugo GV mezza scassata vicino a una casa diroccata, prese dal bagagliaio la doppietta con cartucciera annessa e attraversò un sentiero caratterizzato da una ricca vegetazione.
«I rastrellamenti mi sono serviti tantissimo» pensò con malevola soddisfazione e vantandosi di conoscere il bosco meglio delle sue tasche della divisa da ex combattente irregolare che da dieci anni aveva adattato per le cacciagioni.
Nel procedere, ben presto individuò un cinghiale e un cinghialetto. Tale selvaggina equivaleva a un mese di lavoro sottopagato in un'acciaieria di Zenica, e l'avrebbe venduta con facilità in qualche macelleria o ristorante del cantone.
Puntando il fucile con il sorriso sulle labbra, fece un paio di passi avanti. Boom!
Il boato sordo dell'esplosione seguitò con i grugniti terrorizzati dei due ungulati che scapparono verso la boscaglia.
Il sangue del corpo martoriato del cacciatore penetrò nella terra asciutta ... (continua)

Giuseppe Scilipoti 06/07/2019 - 08:44
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su 8 votanti





Opera non ancora approvata!

01/01/1970 - 01:00
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Opera non ancora approvata!

01/01/1970 - 01:00
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Euridice


Nel buio di questo sonno ti aspetto ancora, forse da sempre, non so più cosa sia il tempo qui, se esiste il Tempo, non esistono stagioni, non esiste che il buio…
La spensieratezza è lontana quanto la luce, la tua musica quanto la vita. Nel freddo di questo inverno attendo un’estate che so non ritornerà, mentre un gioco a ripetersi morde la mia caviglia e infiamma un presagio ignorato e accaduto, accanito ritorno, vestigia di morte per una sposa innamorata.
A volte mi sembra di percepire delle presenze intorno a me, un’unica sofferenza condivisa, eppure diversa nella stessa sorte sospesa.
All’improvviso una voce in questo silenzio, una vita che invade la morte con la delicatezza di passi lievi; con la voce tremante di chi ancora può sentire il dolore mi chiama a sé:

“Euridice, anche la sposa di Ade ti invidia, perché non esiste donna più fortunata di te. Orfeo ti canta ancora e la sua struggente melodia ha commosso anche il mio sposo, le sue lacrime si sono versate nell’Acheronte,... (continua)


Denise Villa 09/07/2016 - 19:10
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Evaporato in una nuvola rossa


Lo portò via un sorpasso, “in una delle molte feritoie della notte”, la notte della vigilia di Pasqua.
Aveva frequentato la scuola alberghiera ma era insofferente ai banchi, così aveva trovato lavoro come cuoco in un ristorante.
Quando finiva il turno, a notte inoltrata, veniva nella piazzetta della chiesa, ma tutti stavamo per andare a casa mentre lui voleva far finire le sue dita tra le corde della chitarra.
Sulla strada della Valle, con il Cortona, la strada impazzì e il nero cielo crollò.
Aveva raccontato a tutti di quanto fosse entusiasta all’idea di compiere diciotto anni, diventare finalmente maggiorenne come noi.
Lo diventò solo mentre era in coma.
Buio.... (continua)

Glauco Ballantini 23/06/2021 - 12:54
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EVOLUZIONE di Enio2


‘Na favola a rovescio: un tempo c’era
un pianeta che in celo avea tre lune
quello era la Tera.
Chi lo creò quer giorno c’ebbe er lume
de fa’ na previsione:
-Una pe’ vorta le farò casca’
pe’ punizzione de l’umanità.-

In concrusione:
ce volle mette’ in orbita ‘ste palle:
tre brutte facce gialle.
E da quer giorno già tracciò la strada
facenno si che ‘sta razzaccia ingrata
se ne fregasse de ‘sti tre guardiani.
Sicché, l’esseri umani
un tempo che nisuno se ricorda
tirarono la corda
fintanto ch’er Padrone
volle imparti’ la prima punizzione.

La prima luna fece casca’ giù
e provocò un dilluvio universale
dar quale bene o male
quarcuno se sarvò.
Quindi perciò,
l’umanità riprese a sali’ su
e riprese er cammino
fino a quell’artro, doppo de Caino.
Fu quello poi a genera’ pure noi?
Lassamo er resto a l’immagginazzione
perché l’umane greggi
se ne fregòrno ancora de le leggi
finché nun venne er giorno
che se rime... (continua)


enio2 orsuni 08/09/2017 - 12:34
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FATUI FUOCHI D’ARTIFICIO


FATUI FUOCHI DI FINE ANNO

Sere natalizie, tante strade illuminate con tanti alberelli pieni di luci , alcuni dietro le piccole fatiscenti finestre , strette, sconosciute perse in un mare di finestre , di luoghi comuni che legano il nostro vivere ad un sogno , ad un morire lento che non conosce sosta . Ed ogni cosa è co-me l’abbiamo sempre immaginato, fatta di grandi viaggi , verso terre sconosciute coronato d’amori timidi che t’indicano dove giungere per essere felici. Questo prose-guire in un sorriso dipinto sul viso, mentre fugaci ci af-facciamo dietro le tende colorate, dietro gli anni passati insieme nello scorrere, un andare contro corrente verso qualcosa di indescrivibile , fatto di paradossi ed osses-sioni , simili ad un frutto maturo . Le mani si incontrano nella piazza grande come il mondo , case piccole, minu-scole, lontane , porte socchiuse dentro il nostro cuore che si aprono , si chiudono , c’invitano ad entrare per es-sere ciò che siamo , ciò che vorremo ... (continua)


Domenico De Ferraro 30/12/2017 - 14:34
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FIRMINO - Operetta immorale in 72 atti (si dà qui l'atto n.ro zero)


Gutta cavat lapidem; quella voce fastidiosa si ripeté.
<< Non vi sed saepe cadendo… >> rispose Firmino, strofinandosi il naso sull’orlo della manica. Lui credeva di saperla lunga. E credeva di aver annusato abbastanza.
<< Allora vi cingeren il capo di alloro >> la voce mise un punto alle sue allitterazioni universali.
<< Voi spaziate dall’Alfa all’Omega; siete la catacomba del Vostro sapere. Chiedete venia per le vostre scemenze? Avrei capito di più se aveste apocopato tutto >> disse Firmino.
<<È una domanda, o cosa? Non mi pare di aver udito il sacro pastorale, alla fine di tutto. Dal faraone egizio al vescovo cristiano. Abbiatene rispetto, Firmino. Chiedere venia, noi? >> la voce sfuriò con falsa indignazione “che siam sotto le sabbie?”.
<< Siete dunque più d’uno? >> Firmino era riuscito a farsi dire più di quanto avesse chiesto.
La voce non rispose, sulle prime. Sulle seconde continuò con la sua solita astuzia: <... (continua)

Alfredo Cremonese 04/02/2025 - 21:44
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