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Liscio Gassato e Ferrarelle
Liscio, Gassato e Ferrarelle Ecco, il carro funebre è arrivato, dopo più di quarant’anni, Liscio è tornato a casa. Quelli che scendono dalla macchina che segue il carro funebre devono essere i suoi due figli; alti ed eleganti come lo era lui. Ma guarda la bara, liscia, semplice e lucida; anch’essa coordinata al personaggio mi vien da pensare. Siamo stati insieme praticamente dalla nascita sino a venticinque anni, Liscio, Gassato ed io che, ovviamente, non potevo che essere Ferrarelle. Eravamo un fantastico trio… Beh, non esageriamo adesso, siamo stati un trio di amici affiatati, questo sì. Sino a quando lui, il Liscio, volò in Sicilia per sposare la ragazza conosciuta durante il servizio militare. Eravamo veramente inseparabili, come le tre icone della Gioconda sui manifesti pubblicitari della Ferrarelle. Fu il Giardi, il pingue gestore del Caffè Italia, ad appiopparci i nickname che ci avrebbero accompagnato durante i nostri anni ruggenti; quelli che vanno dai diciotto ai ve... (continua)
vecchio scarpone 12/01/2019 - 09:32
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Cechin
Cechin Cechin non si arrendeva al tempo che scorreva. Cechin con l’inseparabile chitarra inseguiva un’epoca ormai andata. Cechin, era il vezzeggiativo che gli affibbiò il suo amato nonno. «Cechin! Prendi la mia chitarra, andiamo all’osteria a farci una cantata!”, così lo apostrofava il vecchio che gli insegnò il segreto delle note, e di riflesso il piacere del bere. Se qualcuno lo chiamava con il suo nome di battesimo: Francesco, non rispondeva e tirava dritto. E così rimase Cechin per sempre. Cechin amava le donne, ma un'unica donna lo ricambiò, e quella sposò. Ma la sua vera passione era la musica, accompagnata oltre che dal canto da abbondanti libagioni; il tutto, fondendosi in un unicum, nel corso degli anni mutò in passione devastante. Cechin era un apprezzato artigiano piastrellista: lavoro remunerativo ma massacrante per le articolazioni delle ginocchia. E lui, essendo pagato a metro quadro non stava a contare le ore di lavoro; d’estate, quando le giornate si allungavano,... (continua)
vecchio scarpone 17/01/2019 - 09:34
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Invidia
Invidia Quando i miei compagni di scuola marciavano con il moschetto e la divisa da balilla… li ho invidiati. Quando due miei amici con il loro regimento andarono a far la guerra in Francia… ho continuato a invidiarli. Quando tardarono a tornare da una guerra meno lampo del preventivato… li invidiai, un po’ meno. Quando Luciano tornò dalla campagna greca senza una gamba… smisi d’invidiarli. Quando Mario mi raccontò il disincanto e gli orrori dell’inutile mattanza… provando disgusto per averlo invidiato, ringraziai l’infermità che mi permise di esser spettatore degli anni ruggenti. Ma l’invidia non può essere sconfitta, essa attende di riemergere, accucciata nei meandri oscuri dell’animo umano. LUCIANO Nell’estate del 1944, per mettere qualcosa in tavola ci si arrabattava, mettendo in campo le proprie abilità nel procacciarsi qualcosa di commestibile. «Di questi tempi, darei anche l’altra gamba in cambio della tua abilità nella pesca. Qual è il tuo segreto?» mi chiese Lu... (continua)
vecchio scarpone 22/01/2019 - 09:35
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Accidia
Accidia Il vecchio zio Me lo sarei risparmiato volentieri il fastidio di tornare al paese natio il pomeriggio di un luglio infuocato, se mio zio avesse potuto rinviare l’appuntamento; ma, purtroppo per lui: non c’è scusa che tenga difronte all’ineluttabilità della morte! La prima parte della cerimonia, la funzione religiosa all’interno della chiesa, seppur un po’ troppo lunghetta, l’avevo superata; ora veniva il difficile. Seguire un corteo funebre che partendo dal sagrato si snoda per circa un chilometro lungo le vie del paese per raggiungere la destinazione finale, questo indossando un abbigliamento consono alla circostanza, sotto il sole implacabile della bassa alle tre del pomeriggio di un appiccicoso lunedì, non è sicuramente come passeggiare in costume sulla sabbia in riva al mare; ma non potevo certo sottrarmi al dovere morale di partecipare alle esequie del navigato zio Anselmo: spirato nel suo letto tre giorni dopo aver doppiato il novantesimo anno. Dopo la prema... (continua)
vecchio scarpone 27/01/2019 - 09:37
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Giudici o giustizieri
Giudici o giustizieri? Camminava rasente ai muri, cercando di confondersi con l’oscurità della sera. L’uomo, sessant’anni mal portati, indossava un impermeabile sgualcito, grigio come la sua figura, i pochi capelli unti, color cenere, partendo appena al disopra dell’orecchio sinistro, attraversando l’intera calotta cranica nel vano tentativo di occultare una calvizie all’ultimo stadio, terminavano la loro corsa accanto all’orecchio del lato opposto. Il viso scarno tradiva una sofferenza antica, oltre alla paura di non riuscire a portare a termine il piano meticolosamente studiato per settimane. «Eccolo!» esclamò, puntando lo sguardo su una macchina parcheggiata al lato opposto della strada. Attraversò rapidamente la via e, altrettanto rapidamente, si sedette accanto all’uomo seduto al posto di guida. «Si va?» chiese l’uomo corpulento dalla folta capigliatura, forse tinta, nera corvina, che assieme al giubbotto di pelle stile militare contribuiva non poco ad abbassarne l’età pe... (continua)
vecchio scarpone 10/02/2019 - 18:31
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