Da sola sul tetto del mondo
s'accasciano le parole
ed è subito giorno
si levano i pensieri e mi s'aggirano intorno
la vita e
la morte
nera come la pece,silente come la sorte
s'aggira attorno a me
ed è subito la notte.
M'avvolge
ed io inerme
travolta
e tu come lancia trafiggi
tutta d'una volta
immobile
impetuosa
è la vita che va storta
e s'io continuo ritto
t'aggrappi a me e anch'io
trafitto.
La vita d'un uomo
che in pezzi cosparge
la terra d'una specie
che a carponi raccoglie
quei pezzi
che lungi dall'esser qualcosa
presuntuosi si dicono
niente
e quell'uomo i cui pezzi si fanno terreno
non può dirsi libero
ma torbido e
silente
rumoroso
e poi il niente.
la morte lo consuma
era uomo ora è fortuna
la fortuna di chi
può dirsi libero
se non deve dirsi di
figlio di terra,madre d'infante
uomo d'affari
donna importante
figlio dell'affrica o d'una terra asciutta
cosparso d'onori o con la nave in rotta.
Ora è senza una meta
O figlio di silenzio
ei fu e ora l'assenzio
per dimenticare chi non è stato
chiamare chi non è più
defunto dissero
io ti chiamo ancora
tu.
E sotto il giogo del mondo un anima sta stretta
ed è notte vai libera
non fosti donna
non fosti cosa
non fosti risposta al mio dolore
e silenzio come involucro
parole che s'aggirano
m'accascio e s'accasciano
con me
se silenzio sei avvoltoio per i cieli del mondo m'aggirai
e non ti vidi ancora
e furioso ti chiamai
inerte immobile stanco e dal sole trafitto
sul tetto del mondo mi sentii afflitto
nessun nome
nessun giogo
la serietà di un urlo
il silenzio e mi feci
foco
e fiamma ardente fosti
e se il bruciore mi fa vivo
tu non fosti
tu sei finalmente a me
vicino.
s'accasciano le parole
ed è subito giorno
si levano i pensieri e mi s'aggirano intorno
la vita e
la morte
nera come la pece,silente come la sorte
s'aggira attorno a me
ed è subito la notte.
M'avvolge
ed io inerme
travolta
e tu come lancia trafiggi
tutta d'una volta
immobile
impetuosa
è la vita che va storta
e s'io continuo ritto
t'aggrappi a me e anch'io
trafitto.
La vita d'un uomo
che in pezzi cosparge
la terra d'una specie
che a carponi raccoglie
quei pezzi
che lungi dall'esser qualcosa
presuntuosi si dicono
niente
e quell'uomo i cui pezzi si fanno terreno
non può dirsi libero
ma torbido e
silente
rumoroso
e poi il niente.
la morte lo consuma
era uomo ora è fortuna
la fortuna di chi
può dirsi libero
se non deve dirsi di
figlio di terra,madre d'infante
uomo d'affari
donna importante
figlio dell'affrica o d'una terra asciutta
cosparso d'onori o con la nave in rotta.
Ora è senza una meta
O figlio di silenzio
ei fu e ora l'assenzio
per dimenticare chi non è stato
chiamare chi non è più
defunto dissero
io ti chiamo ancora
tu.
E sotto il giogo del mondo un anima sta stretta
ed è notte vai libera
non fosti donna
non fosti cosa
non fosti risposta al mio dolore
e silenzio come involucro
parole che s'aggirano
m'accascio e s'accasciano
con me
se silenzio sei avvoltoio per i cieli del mondo m'aggirai
e non ti vidi ancora
e furioso ti chiamai
inerte immobile stanco e dal sole trafitto
sul tetto del mondo mi sentii afflitto
nessun nome
nessun giogo
la serietà di un urlo
il silenzio e mi feci
foco
e fiamma ardente fosti
e se il bruciore mi fa vivo
tu non fosti
tu sei finalmente a me
vicino.

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Commenti
Profonda e molto riflessiva, bisogna leggerla almeno due volte per assaporarne l'intensità delle parole. Certamente non sei una persona superficiale...complimenti e buona domenica 



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