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IL POETA PAZZO

Il mio astruso malcontento
grido forte nel tormento,
di favelle che domando
non so dare intendimento,


di una logica formale
la mia lira non è tale,
vede il mondo e pone veto
verseggiando sul concreto.


Verseggiando in tal cornice
più ricolmo è ciò che dice
di follie non naturali
che si prestan come tali


alla mente imperatrice
che troneggia sui miei mali.
Oh mio verso verseggiante
della sera e del mattino,


sei illusione già presente
giacché vivi nel cammino
riportando il finto sogno
a chi vive a capo chino.


Questa notte è per chi spera,
vi saluto con l’inchino.
Riderò con molto gusto
all’ avvento dell’ingiusto.




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Opera scritta il 02/04/2015 - 00:22
Da Gabriele Fratini
Letta n.1758 volte.
Voto:
su 6 votanti


Commenti


Un finale bellissimo che ricorda un po' le commedie tetrali italiane; il verseggio a mo' di filastrocca è molto ben intasiato in una cornice quasi spavalda che dona piacevolezza.

luciano rosario capaldo 02/04/2015 - 08:31

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un ritratto del poeta appropriato,il quale spesso trasmette nei versi le sensazioni che prova in modo astratto e anche contorto.Ti auguro una Buona Pasqua!

Anna Rossi 02/04/2015 - 05:26

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originale pittoresca lirica sul ruolo del poeta che è sempre un po' pazzo un po' artista

stefano medel 02/04/2015 - 04:56

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