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La solitudine cieca

Cammina per queste
stanze immobili
la solitudine cieca.


Stanze immobili
come libri polverosi
che nessuno leggerà.


Oh! Perforante silenzio,
perché non parli?
Perché questa solitudine
è come un drappo
difronte alla finestra del mondo?


Oh, antica solitudine,
quieta compagna,
flebile luce d'una giornata
malinconicamente nuvolosa,
perché sei scappata via?


Nella memoria mi rivedo
accartocciato su me stesso
come una lettera mal scritta,
mi rivedo mentre colgo
i miei fragili fiori.


Cammina per queste
immobili stanze
la solitudine cieca.


Per terra supino
come un tappeto
di tiepida brace,
con un mazzo di fiori in mano.
Oh! Bei fiori
colti dalla terra,
strappati dalla vostra vita,
per poi essere
donati a nessuno.


Oh! Nuova solitudine,
ho visto il tuo magnifico sole
dentro me risplendere,
l'ho osservato
e riosservato
fino a diventare cieco.


Oh, solitudine!




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Opera scritta il 11/10/2015 - 22:40
Da Antonio Rossi
Letta n.1388 volte.
Voto:
su 7 votanti


Commenti


Intensa e bella. La solitudine della tua poesia è davvero toccante...buona notte....ciao

Sabry L. 13/10/2015 - 01:48

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Ciao caro... trovo la tua poesia carica e profonda, di sensazioni, ed emozioni allo stesso tempo..Bravo Antonio... serena notte. ciao.

Maria Cimino 13/10/2015 - 00:14

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Una espressiva poesia che porta a pensare. Il mio encomio a *****.

Rocco Michele LETTINI 12/10/2015 - 16:18

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