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Al cacciatore

Tu che conosci i boschi tinti di rosso,
con le sue fragili ossa stese al suolo
e la sua linfa che lenta scorre via,
lontana dal ricordo dell’estate,
che coi suoi raggi non lo bacia più;


Tu che osservi in silenzio il suo mutare
al vento umido che spira d’oltralpe,
i rami spossati liberi ancora
dopo mesi passati dolcemente
a vegliare i suoi compagni di splendore:


Sono trascorsi i caldi mesi lieti
in cui gli scoiattoli giocavano
sui tronchi gonfi di vita e speranza,
discreti garanti di un amor bambino
che l’inverno grigio poi seppellirà.


Resta immobile ascoltando il pulsare
di un mondo che imbrunendo si assopisce;
calmo carica il fedele fucile,
mescolando il tuo respiro alla nebbia
e pietoso incontra il suo sguardo mite.


Giunge l’inverno in quel bosco straniero
che tutto sembra aver dimenticato,
anche le tracce giacciono segrete,
là, dove l’ultimo affanno s’è perso,
cieco, nell’ombra fatua al calar del sole.




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Opera scritta il 08/01/2013 - 16:33
Da Donna Pola
Letta n.1961 volte.
Voto:
su 3 votanti


Commenti


questa poesia oltre che a sentirla si riesce a vederla.Molto bella.

Claretta Frau 09/01/2013 - 17:32

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Ho letto più volte questa tua poesia alquanto originale che assomiglia ad un timido dipinto...
Mi è piaciuta.

Daniela Cavazzi 09/01/2013 - 17:08

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