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Mattina

Una mattina sono entrata
in quello che restava della nostra cucina
c'era la tazza un pò scheggiata
la tovaglia ingiallita
una ragnatela appesa alla finestra
tu non c'eri più.
Rimaneva il vuoto di un ricordo
la voragine che lascia una vita passata insieme
i fantasmi si erano dileguati
anch'essi stanchi di tormentarmi
allora capì quanto ero stata stupida
quanto avevo sprecato la mia giovinezza
inseguendo paure che non c'erano
e intanto il tempo passava
i campi di grano sempre più gialli
sotto la foschia d'agosto
quando ogni donna per bene sta chiusa in casa
ad accudire i figli.
Ma io non sono una donna per bene
io non voglio una famiglia
dei figli
un cane da coccolare
io voglio te
voglio la tua passione
il tuo tormento
perché siamo esseri umani
amiamo il conflitto
amiamo le incongruenze cha nascono dalle tazze di caffè
sporche lasciate sul lavandino
di una cucina che non vede più noi
in questo caldo di agosto che già si fa sogno
che io già abbandono con disperata serenità.



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Opera scritta il 01/07/2017 - 19:55
Da greta urti
Letta n.1338 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Hai8 scritto una bella e profonda poesia.

antonio girardi 02/07/2017 - 12:14

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stessa sorte stesso pensiero molto bella

GIANCARLO "LUPO" POETA DELL 02/07/2017 - 09:24

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