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NINO

Nino, figlio di Turiddu e di Stella, abitava in campagna con i suoi genitori e con i suoi fratelli. Tutti lavoravano un appezzamento di terreno di proprietà di un tale, chiamato don Totò.
Nino aveva sei anni ed, oltre a lavorare, andava a scuola, in una scuola rurale, che raggiungeva a piedi ogni mattina, attraversando campi seminati e percorrendo viottoli interpoderali limacciosi.
In una vecchia casa di campagna, adibita a scuola, con vecchi banchi molto malandati, dove la luce entrava solo da una finestra, ogni giorno perveniva con mezzi di fortuna una povera maestra con il suo scaldino, attesa con piacere dai suoi pochi alunni.
Tra i suoi compagni Nino era il più indigente, ma il suo corpo appariva pulito ed ordinato come i vecchi indumenti che indossava ben rattoppati; anche le scarpe, a suo malgrado sporche, mostravano una sommaria pulitura.
Nino non aveva libri nè quaderni, perchè la sua famiglia molto povera e numerosa disponeva solo di quel poco per sostentarsi quotidianamente. Nino non poteva scrivere nè leggere; solo ascoltava le lezioni, adoperandosi sempre ad imparare.
Un giorno, Nino, cresciuto di due anni, dopo la bacchiatura delle mandorle, sapendo che non tutte venivano raccolte e qualcuna veniva lasciata a terra o sull'albero sol per mera svista, portando con sè un lungo bacchio, andò subito per i campi a cercarne qua e là, aguzzando sempre più la vista verso terra e verso i rami.
Settembre fu per Nino faticoso, però in ottobre il ragazzo raccolse i frutti del suo lavoro onesto. Diede al padre la metà di quelle mandorle e lo pregò, dicendogli il motivo, di vendere la sua restante parte.
Turiddu chiamò subito la moglie e volle che anche lei ascoltasse attentamente quanto il figliuolo gli aveva appena detto. Stella benedisse il suo fanciullo e rivoltasi al marito così dissè: " Vai, Turiddu, subito in paese, il primo ottobre è fra qualche giorno ". Turiddu comprese e si affrettò a sellare il mulo, mentre Stella ritornò ai lavori usati. La scuola si riaprì il primo di ottobre e Nino si presentò di buon mattino ad aspettare lieto la maestra, che arrivò, come sempre, allora giusta.
La scolaresca, composta di quattro alunni, le corse incontro con infantile gioia e, dopo averla salutata con affetto, Nino subito le disse:
" Maestra, quest'anno leggerò sul mio libro ed anche scriverò ciò che tu dirai, perchè ho lavorato un po' di più, dando a mio padre più dell'anno scorso e tenendo per me quanto basta per poter comprare la penna, i libri ed i quaderni. Quest'anno anch'io sarò come tutti gli altri e non molesterò più i miei compagni ".
Così estrasse dalla tasca il suo pugnetto, che mise nella mano alla maestra, pregandola con gioia di comprargli tutto l'occorrente.
La maestra, commossa, strinse al petto quel fanciullo, che dopo trent'anni per caso io rividi a Roma, percorrendo una strada principale, dov'era scritto a fianco di un portone - Dottor Nino Grigio - Pediatra.
Gino Ragusa Di Romano


Dal mio libro "ACCENTI D'AMORE E DI SDEGNO" - Pellegrini Editore - Cosenza 2004




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Opera scritta il 08/05/2013 - 15:50
Da Gino Ragusa Di Romano
Letta n.1796 volte.
Voto:
su 19 votanti


Commenti


Non posso che concordare con i precedenti commenti .. dolce e tenera ...come tutte le cose che sanno di buono e rimangono care e preziose nel cuore.

Carla Davì 11/05/2013 - 13:26

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dona dolcezza.. e fa pensare.. e ricordare.. bella! complimenti. Sofia

Sofia V 11/05/2013 - 10:23

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piacevolissima!leggendo ho ricordato.. ho pianto.Antonio

antonio miglietta 11/05/2013 - 09:25

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