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Quanto spesso

Quanto spesso,
Nel far più possibile che si può,
Ti sei trovato a condividerlo con qualcuno,


Quanto spesso la tua azione,
È stata parte,
Di azioni uguali,


Quanto spesso la tua voglia di vivere,
Non è stata strana alla noia della società,
O alla pigrizia immagine di morte del popolo di quest'epoca,


Quanto spesso un pensiero,
Un ragionamento o una poesia,
Non ti hanno fatto sentir solo...


Magari stessi parlando dell'unicità,
Della particolarità o dell'originalità,
Della bellissima esteriorizzazione di ogni sè,


Magari i concetti appena descritti,
Che con tanta cura ho fatto centro del mio libro,
Mi travolgessero nei giorni miei,


Magari...


Ma qua le passeggiate sono travolte dalle macchine,
Le conversazioni cancellate dai cellulari,
E le serate intorno ai falò bruciate da una birra sotto i lampioni,


Se si scorge poi,
Qua e là,
Nel grigio silenzio,
Una rossa scintilla,
Non è quella che si pensa...


Troppo spesso infatti,
Non è passione,
Non è rivoluzione,
Non è novità,
Non è vita,


Ma solamente il vomito,
Sotto forma di un insulto,
Di un uomo che rigetta su di te,
La sofferente inadeguatezza alla vita,
Che la distrazione tecnologica mai gli ha fatto risolvere...


Quanto spesso avrei voluto sentirmi solo,
Per lo scandolo delle mie idee innovative,
Piuttosto che per una volontà di vivere in un mare di morti...




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Opera scritta il 10/09/2017 - 03:22
Da Giorgio Poli
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