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Il treno

Un sole di sale


e canne chinate al tramonto


lo stridio del ferro,


un ruggito di latta


sulla linea tenue che taglia


la terra


e la separa dal cielo,


guardo il riflesso


sul vetro,


mi conduce al vivo dei miei occhi


so di riconoscermi tale


solo se per caso mi ritrovo


a scrutarmi dentro,


come se a stento sapessi distinguermi


dalle figure che mi siedono accanto.


Riconosco te in un bagliore:


lo scintillio che mi balena


nel nero fino in fondo


se con la coda dell'occhio


mi metto a rincorrere


quel lapillo di sole


che fugge sul pendio.


Mi vivi dentro


Mi vivi ovunque


e se non dovessi più trovarti,


se mi mancassero i mezzi per cercarti


ti cercherei in me.



Le nubi sono bucce d'arancia


e in fondo in fondo la calura


s'appresta a salire,


la scia lontana del mare


si fa scura


come a preannunciare la notte,


il rame teso sulle curve


del cielo


accoglie l'arrivo del treno,


il mio riflesso si assottiglia


si fonde con la banchina


con il metallo che rallenta,


poi non c'è più,


e tu, vagabondo,


cerchi affitto in un altro


dei miei tanti spazi,


se non nell'occhio


o nella lingua,


allora ti fai voce,


ti fai pensiero ,


ti fai mio.




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Opera scritta il 19/06/2018 - 23:20
Da Matih Bobek
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