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Alla mia anima.

Anima mia,
ingiallita foglia d'autunno,
contorto
albero tra i venti,
che vai portando stasera
dentro la pena del tuo rimpianto?


Per chi batti ali stanche
che del muto Cielo non reggono il peso?
Di profondi e insaziabili lamenti
vai straziando il tuo essere,
come cane randagio
cerchi un giaciglio ove appoggiarti,
e la solitudine che t'avvolge
non ha lacrima
che possa mutare in sorriso.


Anima mia,
che farai stasera
estranea e silente?
La tua tristezza non ti pesa
più che pietra sul cuore?


Questo grigio silenzio
che la vita ci svela
si consuma nell'inutile attesa:
cadono invano i tuoi pensieri
e nessuno raccoglie il tuo sguardo.
Di fronte alla Falce che avanza
sui campi del grano,
ove muore il fiordaliso
e la speronella rinsecca,
come puoi strappare il dolore
che t'avvolge e ti schiaccia?


Che diremo, noi tutti,
alla nera Paura
che le nostre notti visita,
quando brandelli di carne
ci strapperà ad uno ad uno l'Angoscia?


Lo spazio e il respiro
che dentro ci vivono,
gravati da quel peso impalpabile,
invano scruteremo ancora nello specchio,
ove, misera pittura di vertigine,
ciò che pensiamo conoscere
mostra solo labili sembianze,
che la Morte aspetta
ed il Cielo non nutre.




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Opera scritta il 03/02/2014 - 21:08
Da Giuseppe Vecchi
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