Tra ginestre e papaveri rossi
Ha fretta la pioggia di farsi sentire
e lasciare in ricordo alla tarda sera
il suo carico oscuro e pesante.
Saette ricamano il cielo sempre pių scuro
luci saltano in un silenzio spettrale
e conto intervalli tra tuoni
uno, due, al tre non arrivo.
S'ode sempre pių forte
qualcosa o qualcuno vuole colpire,
tremo al pensiero di dover cosi perire.
Mi ritrovo in un film d'orrore
qualcuno mi vuole protagonista.
Non ci sto, voglio fare la comparsa
e scomparire dietro il palco,
questa scena non mi appartiene.
Spettatori ridono, ma no
sogghignano beffardi e soddisfatti
adorano vedere la sofferenza,
amano infliggerla, ridono
dietro facce rifatte, denti posticci
e labbra siliconate.
Demoni mimano un pubblico osceno,
malato, vomitano odio e disprezzo
per deboli, indifesi, umili.
Figli senza anima e senza Dio
non appartengo alla vostra categoria,
mi dissocio e prego il mio Dio
che faccia scomparire le orride facce
e mi riporti al mio mondo dorato,
di suoni, canti e colori.
Tra gialle ginestre e papaveri rossi
dove granitiche rocce raccontano
senza timori, di lotte e tesori,
di amori lontani giunti dal mare
senza fardelli, neppure orpelli
armati solo d'integritā e vita.
Riprendo a contare
riesco ad arrivare a dieci
ancora un tuono leggero, lontano,
pian piano va scemando, cosi la paura
e gli orridi volti son tornati all'inferno.
E' giunta l'alba e un sole filtra
asciugando le ultime gocce.
Dopo la tempesta una splendida quiete,
tutto si ricompone e torna al suo posto.
Nel mio mondo sono al sicuro.
e lasciare in ricordo alla tarda sera
il suo carico oscuro e pesante.
Saette ricamano il cielo sempre pių scuro
luci saltano in un silenzio spettrale
e conto intervalli tra tuoni
uno, due, al tre non arrivo.
S'ode sempre pių forte
qualcosa o qualcuno vuole colpire,
tremo al pensiero di dover cosi perire.
Mi ritrovo in un film d'orrore
qualcuno mi vuole protagonista.
Non ci sto, voglio fare la comparsa
e scomparire dietro il palco,
questa scena non mi appartiene.
Spettatori ridono, ma no
sogghignano beffardi e soddisfatti
adorano vedere la sofferenza,
amano infliggerla, ridono
dietro facce rifatte, denti posticci
e labbra siliconate.
Demoni mimano un pubblico osceno,
malato, vomitano odio e disprezzo
per deboli, indifesi, umili.
Figli senza anima e senza Dio
non appartengo alla vostra categoria,
mi dissocio e prego il mio Dio
che faccia scomparire le orride facce
e mi riporti al mio mondo dorato,
di suoni, canti e colori.
Tra gialle ginestre e papaveri rossi
dove granitiche rocce raccontano
senza timori, di lotte e tesori,
di amori lontani giunti dal mare
senza fardelli, neppure orpelli
armati solo d'integritā e vita.
Riprendo a contare
riesco ad arrivare a dieci
ancora un tuono leggero, lontano,
pian piano va scemando, cosi la paura
e gli orridi volti son tornati all'inferno.
E' giunta l'alba e un sole filtra
asciugando le ultime gocce.
Dopo la tempesta una splendida quiete,
tutto si ricompone e torna al suo posto.
Nel mio mondo sono al sicuro.

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Voto: | su 11 votanti |
Commenti
Ringrazio Maria Luisa Bandiera per il gradito commento, buon fine settimana e buona poesia a tutti!






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Un bel finale con la chiusa che ci ricorda che dopo la tempesta torna sempre il sereno.




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La ringrazio gentile signor Ralph, un onore essere accostata al pensiero Leopardiano!





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La realtā si affronta e si vive, le fantasie aiutano a sognare, grazie Maria Angela Carosia






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Tra ginestre e tempesta passata, il pensiero va a Leopardi. Atmosfera ben descritta.
Saluti cordiali
Saluti cordiali


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E' bello fantasticare ma la realtā č pių sicura. Bellissimo e profondo complimenti 



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