Era lo stesso pianoforte
le dita poi, quelle assurde dita
che accordavano il senso
di ogni cosa
le dita poi, quelle assurde dita
che accordavano il senso
di ogni cosa
e dimenticavo di raccontarti
la mia storia, perché potevi
immergerla in un suono
e non sarei più stato io
a ricomporre le tue mani
quando il fondo della candela
sbiadiva, e non seguivi più le note
inventando nuove eternità.

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Commenti
Grazie per i commenti, sempre graditi. A rileggerci, Vp.


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Apprezzata tantissimo, è stato un grande piacere leggerti 



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Be'..che dire..veramente notevole!!


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Splendida!
Complimenti...
Complimenti...


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