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Almiquí

Lo sguardo di quel tale si fermò per un numero indefinito di secondi sulla lettera della signora Marisol, non la Marisol Tamales che batte al porticciolo ma la Casabe, quella del banco della zuppa di pollo col quimbombò sul crocevia.
Mmm, quanto è buono quel suo platano lungo e giallo...da leccarsi i barbigi.
Casabe Marisol ogni fine del mese spediva notizie dall'isola al marito andato per lavoro a Key West, il tale dal Panama bianco con la medesima periodicità faceva la fila per domandare se ci fosse una missiva per lui e ricevere la stessa risposta negativa da un’altra Marisol, Tastones, addolorata allo sportello.
Per poi uscire senza una parola o una smorfia.
Mi intrufolavo nell'ufficio postale per saccheggiare le buste con la spesa delle genti che in cambio di una fa-sti-dio-sa strofinata di muso o una, a dir loro simpatica, tirata di vibrisse mi lasciavano fare.
Quel giorno come gli altri il tale continuò a guardare il francobollo con Che Guevara, come lui tre figli maschi e una femmina. Sì, perché proprio da quel giorno senza dircelo andai ad abitare da lui.
Nelle sere più malinconiche parlava di loro, i suoi tre ragazzi che si erano fatti grandi e oltreoceano avevano una loro vita. Lo ascoltavo, poi mi avvicinavo e appoggiandogli l'orecchio sulla gamba mi addormentavo sulla sua ciabatta.
Era un tipo silenzioso, ma si prendeva cura di me che di quelle come me, solenodonti, eravamo rimaste in poche.
Quel mattino di inizi novembre di ritorno dalle mie solite razzie di frutta e foglie, in casa non c'era nessuno.
Mi misi a cercare Tale, così avevo iniziato a chiamarlo da che mi diede nome Almiquí, ma non era in nessun posto. All'ufficio postale le persone volevano che prendessi le loro cibarie ma non avevo tempo per quelle cose, non era nemmeno lì.
Quando il fumo dei sigari a L'Avana sa di rum e prende il posto di quello dell'olio bruciato dei vecchi pescherecci, lo vidi seduto davanti al mare. Feci per chiamarlo "Tale, mi hai fatto quasi preoccupare" quando mi accorsi di qualcosa che gli scendeva dagli occhi, sembravano spruzzi delle onde a riva.
Il cappello gli volò via insieme a una lettera, non fece niente per raggiungerli. Non capivo.
Mi avvicinai e appoggiandogli l'orecchio sulla gamba, mi rannicchiai sul suo piede.




(da L'anima dell'archetto)




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Opera scritta il 13/11/2024 - 06:49
Da Mirko D. Mastro
Letta n.364 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Bel racconto, complimenti

Mary L 14/11/2024 - 21:43

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Spruzzi dalle onde ariva, un'immagine stupenda, e la scrittura altrettanto. Musicale, pittorica e malinconica quanto basta. I miei ..tanti complimenti!

Anna Cenni 13/11/2024 - 14:30

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