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Once upon a time

C'era una volta un uomo grigio, tale Laurence; occhiali da sole al cordino affusato come vibrisse soprasotto il colletto, quelli da vista sul naso e nel taschino la penna.


<Redattore non dei miei stivali ma quelli di tal Perrault, pensavi di cogliermi in flagrante...> bofonchiò sopra la matita l'altro uomo riverso sulla scrivania e i suoi pensieri.
< ...vuoi un fantasy, allora è quello che ti darò. Sarò io a narrare le vicende, ci metterò un pizzico di neologismo e ritmo incalzante quanto basta; qualche creatura mitologica e un lieto fine dopo il viaggio, che ci sta sempre bene. Ma per non cadere nel tuo tranello redattore, non interagirò giammai con le vicende o finirei per scrivere un racconto fantastico.
E ora iniziamo... >


Si diceva della penna nel taschino.
L'uomo grigio fece suo l'inchiostro che prese le sembianze di un gorgo <<Milord, è sempre un piacere vederla. Per favore, mi segua>>.
Una spirale si disegnò sul tronco di un albero secolare che si socchiuse come un uscio. Il gorgo invitò Laurence ad entrarvi, e come in un calapranzi acquattato l'uomo prese a scendere; e più scendeva più Laurence si diceva che l'ingresso era sempre diverso, ma le posizioni da assumere ogni volta sgradevoli.
L'ingresso sì, l'accesso al mondo di OnceSooner.
<<Eccoci all'imboccatura milord, spero abbia viaggiato non troppo incomodo>> e si dissolse il gorgo come sempre faceva.
Dopo la metatesi l'uomo grigio provava sempre un senso come di ecoansia, perché il mezzo di locomozione non era mai lo stesso ma al suo arrivo all'aria rarefatta di OnceSooner non aveva ancora preso vezzo.
Sul fondo del gurgo dove stava in piedi, in un inghiottitoio naturale per le acque piovane su una foglia di calendula un lutin remava dissennato <<Il periglio, uomo grigio... si avvicina, è ormai alle porte! >>.
Nel dar spago alla piccola creatura notturna, non potè Laurence non notare che era mezzodì. Se si era scorta dalla fratta a quell'ora, le sorelle fattucchiere Albagia e Villanìa avevano cominciato a muovere i loro eserciti dal regno di Alone.
Cogitabondo, sdrucciolò da un piede ma il lutin << tale-tal-tale >> e la mano si fece tralcio che lo afferrò dal bavero.


Era al suo quarto viaggio, ma in quel mondo continuava a incombere una immane minaccia.
Scrisse ancora così l'uomo riverso sulla scrivania e i suoi pensieri.
<Per il lieto fine, redattore, dovrai attendere quando avrò terminato di gradire a piccoli sorsi l'infuso di calendula>.



(da Attimi di prosa, M.D.Mastro)




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Opera scritta il 14/06/2025 - 06:14
Da Mirko D. Mastro
Letta n.479 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


...grazie

Mirko D. Mastro 15/06/2025 - 05:57

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Bellissima scrittura fantasy, in questo mondo dove vi è magia e le parole sono vere e con del potere,si guarda oltre il fuori dal comune, così poi viene a chiedersi...si hanno poche possibilità nel aver quel che gira il prima possibile nel regno?
Ma forse è in questi casi che arriva una magia!!

Anna Cenni 14/06/2025 - 11:24

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