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Dove le onde, in sincronia perfetta

Come quando non ho voglia di fissare altro
se davanti ho il sorriso di un bambino,
allo stesso modo, se il mar m’è lì di fronte
non guardo quasi mai il cielo su di me.


Ma quel meriggio di settembre fui distratto
dal fragore di un tuono impertinente
che decretava cosa buona e giusta
rinunciare all'idea di andare a pesca.


Ricordo astruse forme di nuvole obese
abbassarsi sempre più e mostrare il ghigno.
Non ebbi paura neanche d’un vanesio lampo
che vidi contorcersi fino al confine del tempo.


Così, dalla mia duna preferita
scesi giù con calma verso la battigia
dove le onde, in sincronia perfetta,
muoiono di bellezza e nella bellezza rinascono.


Fresche, or mi lambivano or mi toccavano
i piedi offerti come pegno della mia fedeltà.
Non so per quanto tempo feci sosta
su quella striscia d’imperdibili miracoli.


A sera mi fu detto di un forte temporale
con acqua a catinelle e a fare danni.


Non era stata la mia acqua…


*
Roma, 07/10/2020



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Poesia scritta il 09/10/2020 - 16:34
Da Aurelio Zucchi
Letta n.93 volte.
Voto:
su 3 votanti


Commenti


Scrittura molto elegante...la poesia scorre veloce e diretta! Bravo

barbara tascone 10/10/2020 - 17:54

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Poesia molto piaciuta notevole..Ancora
complimenti..

Salvatore Rastelli 10/10/2020 - 17:29

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Anche per me, una poesia di pregio. Complimenti!

Maria Luisa Bandiera 10/10/2020 - 08:22

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Poesia splendida! Complimenti.

Anna Maria Foglia 09/10/2020 - 20:35

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