Inizio


Autori ed Opere


Ultime pubblicazioni

Infinito...
Dirti ciao...
Capitano, dove sei?....
Gioca a scacchi cont...
Luci d'Estate...
..e tirarlo a forza...
L’orticello del conv...
Cicala...
Che roba !...
Poesia è una pagina ...
Eclissi di luna...
Tempesta...
QUANDO ARRIVERÀ IL M...
Eppur m'è caro...
Riflessioni in bilic...
Lidia...
Quiescente......
Per i bambini è faci...
La voce del vento...
PER FAVORE,POETI...
Da questa battima...
Notti d'agosto...
Starseed...
Ormai come ogni nott...
La vecchierella...
Il paese fantasma...
La guerra tra animi...
Soffice balzo...
La mia vita...
Sul tetto del mondo...
La Quercia...
Ti tengo nel cuore...
Non esiste vita che ...
Donna...
L'ultimo esame...
Ti porterò con me...
Ho comprato una lett...
Lira di Dio...
La dama...
Mattino...
Visioni d'Estate 201...
I miei castelli......
mi piace stare qui...
Inadatto...
RICORDI...
Una Corsa Speciale...
Lo scorrere dell\'ac...
Dove sei?...
L'addio...
Chiudi gli occhi, fi...
Haiku Nel cielo...
Una amicizia special...
L ' ultima Thule...
Al rincasar degli sb...
Gli anni vanno via e...
POETARE...
In riva al mare...
NON FRIGNARE PIÙ...
Ho bisogno di te...
IL QUINTO ANNIVERSAR...
Nello spazio senza g...
Io e l’estate....
Giovani...
Come rugiada...
Senso di colpa...
quando il tutto sara...
Tu mi colori la vita...
HO CONOSCIUTO L'AMOR...
L'inverno nel cuore...
L'AMORE...
Sul Meeting di Rimin...
NAVIGO DENTRO UNA ...
A RISCHIO DI COTTURA...
Fiordifragola...
L’Abete...
Uno scorcio di io(C)...
Ho cercato di amarti...
Non andar via...
Le esistenze non son...
L' AMORE SUL WE...
Un ombrellone...
Amore virtuale...
NUMMERI di Enio 2...
Sullo scoglio...
Er chiodo fisso...
Zacchete !...
Vivimi...
UN FIORE NEL CIELO...
AGOSTO...
Il Volo...
Punti di vista...
21 aprile...
I tuoi momenti...
Bugie allo specchio....
I figli piccoli sner...
In un giardino...
Il profumo della pio...
Come un \'albero...
PICCOLO AMORE...
Son fermo...

Legenda
= Poesia
= Racconto
= Aforisma
= Scrittura Creativa


Siti Amici


martiniadriano.xoom.it



Le scarpette rosse

Forse dovrei presentarmi, non so quali siano le abitudini del sito, dire qualcosa di me, dove vivo, cosa faccio e quali passioni ho. Ma non credo di esserne capace; dovrei fare una sintesi notevole della mia vita, e la cosa mi risulta difficile, anzi ostica.
Magari lo farò per gradi, così che potrete conoscermi un poco alla volta. Oggi per esempio potrei parlare di me, di mio padre e del nostro rapporto, che definirei complesso, o anche complicato, per rendere meglio l'idea.
Di lui potrei parlare un gran bene, ma anche no, perché mi ha reso la vita difficile, nonostante mi amasse. E allora meglio ricordare soltanto un episodio piacevole, che ha segnato la mia vita di adolescente, dimenticando invece altri episodi meno edificanti.
A quattordici anni, come molte mie coetanee, ebbi le prime mestruazioni, e chi è donna sa quanto questo episodio possa turbare l'equilibrio di una bambina che si appresta a divenire donna, o meglio ragazza.
Per quel che ne capii dopo, io ero in ritardo rispetto alle mie coetanee, le quali avevano avuto il così detto menarca ad un'età compresa fra i dodici e i tredici anni.
Era da tempo però che il mio corpo stava subendo dei cambiamenti importanti: l'accrescimento e la maturazione del seno, i primi peli pubici e ascellari, ed una più spiccata sudorazione, che spesso mi faceva sentire a disagio, a scuola o anche in società.
Poi, durante la notte di una limpida giornata primaverile- avevo compiuto da pochi mesi i quattordici anni -, sentii dei subdoli ed acuti dolori al ventre, con abbondante perdita di sangue.
Corsi da mia madre, e la svegliai. Non avevamo mai parlato io e lei di quel naturale evento e, vedendomi spaventata, si alzò, mi abbracciò stretta, mi sorrise e mi spiegò. Poi, aiutandomi a contenere le perdite, mi diede anche una piccola pastiglia antidolorifica.
Di mia madre, per quanto riguarda quell'episodio, ho solo questi ricordi, queste immagini.
Invece mio padre mi stupì davvero, la sera successiva all'evento, e mi stupì in maniera talmente positiva da imprimere nei miei ricordi un tatuaggio indelebile.
Andò così. Eravamo tutti a tavola per la cena, io, mia sorella maggiore e i miei due fratelli, uno più grande di me di quattro anni e poi Beniamino, di nome e di fatto, che aveva solo sei anni, arrivato in maniera inaspettata quando i miei genitori avevano ormai passato da tempo gli anni, come si suol dire.
Mentre mamma Lina ci serviva la cena, mio padre abbozzò un sorriso che sembrava una piazza affacciata al sole della più belle delle primavere. Mi guardava e sorrideva, e mi pare che mi schiacciasse pure l'occhio, in segno di complicità. Intanto aveva appoggiato sul tavolo una scatola, incartata con una carta colorata dei colori dell'arcobaleno e un nastro rosso, annodato con un gran fiocco, doppio.
« Papà, che c'è da ridere...e cos'è quel pacco? », intervenne Beniamino.
Mia sorella e mia madre fecero un risolino, mentre Luigi, il fratello più grande, ci guardava stupito.
« E dai papà, che misteri sono? » disse, mentre tagliava un salame del nostro paese d'origine.
Noi tutti, tranne Beniamino, eravamo nati in un paesino di poche anime, sperduto nelle campagne del Mantovano, e ci eravamo poi trasferiti in città per il lavoro di mio padre, pittore affrescatore e restauratore che aveva trovato impiego nella Pinacoteca della città, avendo vinto un concorso selettivo.
Inoltre, aderendo alle richieste di una famiglia nobile, i conti C., avevamo accettato l'incarico di custodi e portinai del loro palazzo di residenza, nel quale vivevamo occupando alcune ampie stanze della parte vicina all'ingresso. Mio padre aveva anche un grande studio e si dedicava al restauro degli affreschi e dei quadri del palazzo, arrotondando lo stipendio. Il conte Clemente era molto generoso, ed apprezzava il lavoro di mio padre, la sua competenza, la sua professionalità, che ripagava adeguatamente.
« Tu mangiati il salame delle zie, e non occuparti delle cose delle donne » buttò lì mio padre in modo scherzoso.
« Cose delle donne?...cioè? »
« Sai cosa sono le loro cose?...no, non lo sai. E allora Franca, apri la scatola e spiegaglielo tu »
Io arrossi e, con le mani tremanti per l'emozione, aprii la scatola. Con mia meraviglia capii subito che era una scatola di scarpe. Tolsi il coperchio e dentro brillarono di luce propria un paio di scarpette rosse, lucide, in vernice, col tacco alto. Accanto c'erano delle calze lunghe di seta, bianche e trasparenti, un modello che non avevo mai messo prima di allora. Mi venne da piangere. Abbracciai mio padre forte forte e corsi in camera mia a nasconderle.


Ho ricevuto molti regali nella vita, ma quello non posso più dimenticarlo, e non posso scordare nemmeno l'abbraccio di mio padre che quel giorno fu il papà più amorevole del mondo, quello che tutte le figlie vorrebbero avere.




Share |


Racconto scritto il 21/05/2018 - 19:49
Da Franca M.
Letta n.150 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Chiedo perdono ai lettori...ho trovato un refuso: "Io arrossi e, con le mani tremanti per l'emozione, aprii la scatola "...va inteso arrossii...scusate.
E grazie per i bei commenti...

Franca M. 22/05/2018 - 06:52

--------------------------------------

Bello, piaciuto molto. E scritto pure molto bene

Roberto L 22/05/2018 - 06:47

--------------------------------------

Bello!
Letto con piacere e tenerezza!

Grazia Giuliani 21/05/2018 - 22:14

--------------------------------------


Inserisci il tuo commento

Per inserire un commento e per VOTARE devi collegarti alla tua area privata.



Area Privata
Nome :

Password :


Hai perso la password?