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RESURREZIONE

Aveva bevuto tanto, come al solito. Tanto ma non troppo, come poteva pure capitare. Era la regola.
Quando beveva tanto sapeva trovare la serratura dell'auto, sapeva andare piano, sapeva aprire la porta di casa. Non era uno di quei dilettanti che si ammazzavano, magari uccidendo anche qualche innocente che si trovava per caso sulla loro strada.
Arrivò al letto in ottimo stato. A volte si spogliava. Spesso lo trovava superfluo. Non tolse neanche le scarpe. Si lasciò accogliere dal letto e fisso in alto, vide due lampadari in lieve oscillazione inclinata fra due parallele. Aveva superato la fase dei giramenti di testa e della bocca impastata del giorno dopo. Si girò soddisfatto su un fianco.
Fu il primo segnale d'allarme. Tornò sulla schiena e di nuovo sul fianco, l'altro. Il risultato rimase identico. Indirizzò i pensieri sulla punta delle mani, poi verso la punta dei piedi. Non sentì nulla, non avvertiva nulla in nessuna parte del corpo. Rimase terrorizzato ma il terrore rimase un'ipotesi. La paura ronzava senza trovare la strada come un insetto dentro un bicchiere rovesciato. Il secondo segnale fu un gelido brivido di panico, da far rizzare i capelli. Di nuovo nessuna sensazione, provò a ridere e forse lo fece, continuava a non esserci niente: labbra, guance, palpebre. Era morto. Restava da capire come, ma non gli sembrò molto importante, l'indifferenza fu la prova definitiva della sua condizione. Quando si è morti solo la morte conta ed era arrivata.
Più volte tentò di urlare, in un silenzio che tratteneva i rumori. Capì che era inutile. La ripugnanza per lo stato in cui si trovava fu scossa da un barlume di lucidità, come nei tempi lontano dal bere: esistere dentro la morte sarebbe stata un'agonia di breve durata. Oltre esisteva un limite ultimo dove si sarebbero spenti i pensieri.
La sensazione di sciogliersi nel vuoto gli sembrò preferibile. Tentò di sbrogliare l'ingorgo di pensieri, gli ultimi, per esaurire le scorte rimaste. Ma non fu un bene perché riaccesero la speranza.
Tentò di muoversi, voleva di nuovo i suoi organi, le ossa, i nervi, le budella, voleva nuovamente il dolore che l'alcol aveva sepolto. Promise, pregò,sperò.
Quando fu accontentato e di nuovo sveglio si vide vecchio. Un vecchio esultante per la ritrovata malattia.



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Racconto scritto il 13/03/2019 - 12:00
Da Paolo Sermonti
Letta n.141 volte.
Voto:
su 3 votanti


Commenti


La ritrovata malattia, simbolo trasformativo e propulsivo, sostituisce un dato psichico con un altro ma è il primo passo per uscire dallo stato che paralizza la vita vissuta come rifiutante. Questo brano mi ha preso per la sua zona di confine e per l’ossessione dei conflitti che evoca. Ciao carissimo Paolo


GiuliaRebecca Parma 13/03/2019 - 21:27

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Da noi si dice "Menzus caddu thopu chi non caddu mortu" meglio zoppicante che morto. E così è per il protagonista, dopo aver vissuto un breve istante in cui ha creduto di non essere più. L'istinto ci fa aggrappare alla vita, sempre!
Ciao

Millina Spina 13/03/2019 - 13:55

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