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San Lorenzo (Maggiore)

I fiori tra le crepe dell’asfalto, le stelle che disegnano angoli nel cielo e le risate dei bambini quando gli porto via il naso sono la mia casa. Alle spalle della basilica di San Lorenzo una sera ho visto stelle cadenti rialzarsi, rassicurare imbarazzate che era tutto a posto e poi ritornare su… forse, ho pensato, chiedere qualcosa a una stella che sta cadendo è un po’ insensibile.
Una volta mi dissero che le stelle cadenti non sono altro che le sigarette gettate via dagli angeli per far sì che Dio non li scopra fumare, e il mio amico Tartaglia invece sostiene che sono la dimostrazione che si può essere bellissimi soprattutto quando si cade. Ma Tartaglia soffre di una forte miopia e, a dirla tutta, decisamente goffo com’è forse lo dice per tirare acqua al suo mulino.
Stenterello, un altro della combriccola, pensa che la notte di San Lorenzo qualcuno si asciuga gli occhi… e anche noi delle zone pedonali potremmo essere il desiderio di qualcuno.
Io invece credo siano solo una donna che indossa le sue lacrime. Chi sono io, vi chiederete!?
Se ve lo chiedete, dal punto di vista delle stelle sono solo un altro stronzo che le fissa aspettando di vederle cadere. E un cantastorie con un naso da clown ed una lacrima da Pierrot sulla guancia.
Con la fisarmonica di Mezzettino, i canti e i balli di Brighella e le palline e i cerchi di Meneghino tiriamo a campare… a viso scoperto, privi di qualsiasi trucco ci piace farvi credere.
Il mangiafuoco e il trampoliere li conosco poco e del mimo, tal Arlecchino, so solo che qualcuno di buon anima gli regala ogni tanto un pezzo della stoffa di vecchi vestiti.
Infine c’è la statua vivente. Di lui si racconta che riuscì a beffare anche il diavolo vendendogli l’anima per del companatico e riuscendo a stipulare un contratto che gliela restituisse. Ritornato dagli inferi, porta ancor in volto i segni della sua permanenza tra i dannati. So solo che si chiama Frappiglia.
Noi viviamo così, e mi sta bene… ma quando al mattino lei passa di qui per andare al lavoro, con quel broncio che mi piace tanto, vorrei non vedesse solo il mio volto da pagliaccio ma anche l’amore malinconico per la sua espressione triste. Proverei a levarglielo.



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Racconto scritto il 10/08/2019 - 22:47
Da Mirko D. Mastro(Poeta)
Letta n.179 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Un racconto sognante, con un fondo di malinconia, snocciolato da un pierrot dei nostri tempi...e la chiusa è deliziosa

PAOLA SALZANO 11/08/2019 - 18:32

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Mirko, scusa, con il cell ho cliccato involontariamente una stella in meno
...è caduta una stella
Ma tu hai il firmamento

laisa azzurra 11/08/2019 - 15:24

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..un cantastorie, i personaggi usciti da una fiaba, le piccole credenze popolari...ce ne siamo nutriti e ce ne nutriamo tutt'ora perché quando un animo nobile desidera solo togliere quel broncio mattutino, non c'è più nulla di cui si abbia bisogno.
..siamo già parte del sogno
Ciao magiko Mirko

laisa azzurra 11/08/2019 - 15:22

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PIacevole racconto sulle stelle cadente.
complimenti.

Salvatore Rastelli 11/08/2019 - 10:17

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