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La voce

I sintomi di una depressione in arrivo erano sempre gli stessi e si manifestavano con le medesime modalità. Una poca voglia di vivere la vita e festeggiare le ricorrenze, un senso di noia dilagante, il disinteresse per qualunque tipo di novità, insomma l'indifferenza.
Accendeva il computer, guardava le solite pagine dei giornali sportivi che aveva selezionato nei preferiti e, immancabilmente, si ritrovava a fare il giro di tutti i link, senza trovare niente di interessante da leggere.
Quel giorno però le cose andarono diversamente. Dopo pochi minuti del suo stanco navigare nel mare magnum di internet, ricevette una telefonata a dir poco sbalorditiva. La voce al telefono, femminile, non gli rammentava nessuna di sua conoscenza, quindi di primo acchito pensò al tipico abboccamento di carattere commerciale.
« Buongiorno Enrico, quanto tempo... » esordì la voce calda e sensuale, probabilmente istruita a bell'apposta.
La stranezza però era evidente e stava tutta in quel confidenziale “quanto tempo “, sicché la risposta non poteva essere che una.
« Quanto tempo?...chi è che parla, ci conosciamo? » , disse Enrico, sorpreso e confuso per quel riferimento temporale. A questo punto era del tutto evidente che non si trattava di una telefonata commerciale.
« Non riconosci più la mia voce? Quante volte mi hai detto che l'avresti riconosciuta fra mille...e invece, ora. »
La donna, con il suo comportamento, faceva pensare al gatto che gioca col topo. Nel suo tono c'era un che di ironico, di beffardo. Insomma, in Enrico era nata la spontanea convinzione che fosse una che voleva divertirsi alle sue spalle.
« Dovrei riconoscere la sua voce? Mi sta dicendo quindi che ci conosciamo. »
« Certamente, molto bene anche. Pure in senso biblico »
« E allora dimmi come ti chiami...e poi, che significa in senso biblico? »
Ma ormai la voce non c'era più. Aveva sicuramente riattaccato. Enrico si ritrovava a pensare e ripensare al senso biblico. Dai pochi studi che aveva fatto, gli pareva che quella fosse una frase che stava a significare un rapporto carnale, insomma per dirla in parole usuali era una metafora per dire che avevano fatto l'amore.


Giorno dopo giorno la voce si faceva sentire sempre più spesso, ed Enrico iniziava a soffrirne.
Restava ore ed ore seduto sulla sedia a dondolo, davanti alla finestra e con un libro in mano, che però non leggeva. La sua testa era occupata a pensare a quella voce che lo aveva stregato.
E intanto i giorni e le notti passavano, e la sua ansia aumentava. Si sentiva talmente male che non usciva più nemmeno per la spesa. Alcune volte era una lontana parente che si prestava a portargli qualcosa da mangiare, altre si faceva portare a casa la spesa direttamente dal negozio. Era dimagrito, gli occhi scavati erano la testimonianza del brutto momento che stava attraversando.
Ormai viveva per quella voce, ne era diventato succube, dipendente. La temeva, ma allo stesso tempo la agognava, così come il naufrago teme l'isola sconosciuta e primitiva che tuttavia rappresenta la sua unica salvezza.
Quella sera la voce gli sembrava imperiosa più del solito, risoluta, con un tono di comando che, all'inizio, non aveva. Lo squillo lo fece sobbalzare sulla sedia a dondolo. Andò alla cornetta e disse:
« Sei tu...ti aspettavo »
« Sì, sono io. Ma tu non devi aspettarmi, devi amarmi. Esci da quelle quattro mura, che sono la tua morte. Incontriamoci... »
L'inizio era promettente, ma poi la conversazione si era interrotta, come per magia, anzi per un sortilegio.
« Pronto, pronto... » implorava a ripetizione Enrico.
Finalmente venne il giorno fatidico. La voce chiamò, e mai esordio fu più lieto:
« Domani sera, alle otto, in piazza Garibaldi, al caffè della Stazione dei pullman »
Enrico pareva rinato. Iniziò il mattino presto a curare la propria persona, a cominciare dalla barba, lunga e incolta. Poi si fece una doccia, si profumò, e si vestì a festa. La sera non arrivava più, ed allora ripeté più volte l'operazione di cambiarsi e lavarsi.
Prima della sette era già vestito di tutto punto. Un completo leggero in lino, color corda, scarpe in camoscio marrone chiaro, camicia bianca e cravatta di un azzurro chiarissimo, appena accennato, simile al colore delle calze. E poi il suo profumo preferito, Burberry, per uomo ovviamente.
Il bar della stazione distava poco da casa, sicché decise di andarci a piedi. Mentre percorreva il viale XX Settembre, respirava a pieni polmoni il profumo dei tigli in fiore, e gli veniva spontaneo pensare alla donna di quella voce. Ma non riusciva a figurarsela, ed anzi gli venne in mente che non si erano nemmeno detti in quale modo avrebbero potuto riconoscersi. Una leggerezza la sua che ora lo metteva in ansia.
Arrivò leggermente in anticipo e fu preso da sgomento nel constatare, come ovvio, che il bar era pieno di gente, per lo più viaggiatori, quasi tutti stranieri. Come riconoscerla in mezzo a tanta gente, non avendo poi nemmeno la più pallida idea di quale fosse il suo aspetto, il colore dei capelli o degli occhi, il modo di vestire.
I tavolini all'aperto, ombreggiati dai tigli in fiore, creavano un angolo di intimità, anche perché erano affacciati sul retro del bar e si specchiavano nelle acque di un laghetto artificiale, nel quale vivevano beatamente numerose coppie di anatre.
Certamente la donna si sarebbe fatta servire ad uno di quei tavolini, ne era certo. Pertanto anche lui si decise ad accomodarsi lì, e scelse il tavolino più appartato, quello che aveva alle spalle la siepe di pitosforo, anch'esso in fiore.
Nel giardinetto c'erano due coppie ed una donna sola, non troppo giovane, elegante, signorile e ben vestita. Lui la guardò, ma lei non contraccambiò lo sguardo. Era improbabile che fosse la persona che stava aspettando. Allora ordinò un caffè ed un bicchier d'acqua, un'abitudine che aveva preso nel periodo che aveva abitato in una città del sud d'Italia, dove si era trasferito per lavoro.
Ormai le prime ombre della sera si facevano largo decisamente fra le fronde degli alberi, al punto tale che si accesero le luci automatiche del vialetto. Enrico si alzò, entrò nel bar per controllare gli avventori, ma non notò alcuna donna che potesse essere quella dell'appuntamento. Ormai erano quasi le nove. Tornò fuori e si sedette al suo posto. Mentre ordinava un bicchiere di vino mosso, si accorse che la donna sola continuava a controllare l'orologio. Vuoi vedere, pensò...
Allora si decise. Si alzò, e con passo incerto si avvicinò al tavolino.
« Signora, scusi l'impudenza, aveva forse un appuntamento per le venti? »
Lei lo guardò stupita, ma nello stesso modo anche divertita. Sfoderò un sorriso conciliante, e disse:
« Ah, è un nuovo modo di abbordare una donna, questo? »
« No no, anzi...è che io avevo un appuntamento con una signora, alle venti...mi capisce? »
« Eh no che non la capisco, scusi. Io cosa c'entro? »
« Pensavo che, magari, potesse essere lei... »
« Io? Bella questa. Ma non la conosce quella signora che doveva essere qui? Devo supporre che sia stato un appuntamento telefonico, al che dovrei offendermi, perché in tal caso sarebbe una donna di mestiere, o sbaglio? »
« No no, assolutamente. Diciamo che è una vecchia conoscenza, ma ho scordato l'aspetto. Tutto qui... »
La donna lo guardò con aria tra il divertito e il sorpreso, e chiuse il discorso con una frase laconica:
« Senta, io ho appuntamento con un'amica...pertanto... »
Intanto il cameriere aspettava al tavolino. Era indeciso, probabilmente aspettava di capire a quale tavolo avrebbe dovuto servire il vino.
« Ecco, tutto chiaro...mi scusi tanto » , disse Enrico, e lesto tornò sui sui passi. Bevve quasi in un sorso il suo vino frizzante, andò alla cassa, pagò e se ne tornò a casa.


A casa cercò di sbocconcellare qualcosa, ma ormai gli si era chiuso lo stomaco. Il pensiero di quella voce al telefono lo tormentava. Uno scherzo? E per quale motivo qualcuna avrebbe dovuto prenderlo in giro. Cominciò perfino a pensare che la sua fosse tutta una fantasia erotica, la materializzazione di un desiderio di comunicare, di avere un rapporto con una donna. In quel caso la voce che aveva sentito decine di volte alla cornetta sarebbe stata frutto della sua fantasia.
Andò a dormire con quel dubbio e passò una notte d'inferno. Nel dormiveglia si immaginava al telefono a conversare piacevolmente per ore ed ore con quella voce, e cominciava perfino a figurarsi i lineamenti di quella donna, che ovviamente erano avvenenti, visto poi che la voce era davvero sensuale, accattivante.
Il mattino successivo si svegliò con le occhiaie, quasi avesse passato una notte di bagordi. Si alzò che erano passate le dieci, e mentre faceva colazione sentì suonare alla porta.
Guardò dallo spioncino e vide che era un operaio, o un tecnico, con una borsa di attrezzi a tracolla.
Cosa poteva volere? Curioso, decise di aprire.
« Buongiorno. Desidera? »
« Sono venuto per il telefono. Ora che è stata pagata la bolletta la compagnia mi ha incaricato di ripristinare il collegamento. Se è d'accordo io vado alla centralina nella via di fronte e lei mi deve solo dare la conferma che il telefono squilla e può sentire la mia voce »
Enrico sbiancò. Si piombò alla cornetta, l'alzò, ma incredibilmente l'apparecchio era muto.
« Ma funzionava... » balbettò.
« Sì, tre mesi fa » disse l'addetto. E aggiunse.
« Allora, lo ripristiniamo? »




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Racconto scritto il 17/09/2019 - 14:00
Da Giacomo C. Collins
Letta n.414 volte.
Voto:
su 7 votanti


Commenti


Grazie Adriano...un caro saluto anche da parte mia, a te e a tutti, con la speranza che il sito rimanga una bella famiglia, come dovrebbe essere. I piccoli dissapori si appianeranno, ne sono certo...sono piccole cose.

Giacomo C. Collins 20/09/2019 - 19:41

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racconto scorrevole che ben rappresenta la situazione di un uomo depresso.
Giacomo, si sa, è scrittore di racconti eccellenti e questo lo conferma. Il finale, affatto banale, mi ha quasi sorpreso e mi complimento con lui. Lo ringrazio per aver ricordato, attraverso il suo saggio intervento, i valori dell'amicizia.
Ho sempre insistito sul fatto che il sito rappresenta un luogo di incontro dove serenamente le persone si incontrano, mettendo da parte vecchi rancori, privilegiando la passione comune per l’arte letteraria. Se insieme lavoriamo con umiltà e serenità d’animo staremo tutti più bene e questo è ciò che conta nella vita.
Un bravo a Giacomo e un caro saluto a tutti…

Adriano Martini 20/09/2019 - 14:11

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Antonio, non c'è bisogno di scusarsi...anzi. Le tue parole sono calibrate, moderate, e dovrebbero essere il là per quella pace tra autori che io auspico. Ho già detto che spero vivamente che l'armonia tra gli autori di OS rimanga solida...se ancora una volta, come già successo in passato, dovesse accadere che per colpa mia il sito subisce spaccature, sappiate che sarò il primo a valutare la mia cancellazione. Detto questo voglio rivolgermi a Rebecca: va bene, falle pure a me in privato le critiche, magari mi saranno utili. Ma in questo modo sembra proprio che tu abbia desiderio di litigare. Prenditela con me, non con altri...parliamone....e non darmi lezioni di cultura, ho un'età e un'esperienza che non immagini nemmeno. Datti una calmata, ragiona e scrivilo tu un racconto, dimostrami la tua bella immaginazione...potrebbe essermi utile.

Giacomo C. Collins 20/09/2019 - 13:35

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Vorrei chiudere io questa catena di commenti dicendo che tutto è partito da una semplice ed educata constatazione al giudizio di Rebecca su questo bel racconto. Che poi lei si sia lasciata andare a queste parole gratuite e vigliacche è un'altra storia. Non mi preoccupano tanto il calibro di queste parole ne le illazioni perpetrate alla mia persona che reputo non vere ma alla sua cattiveria che ha messo nello scriverle ripeto gratuita perchè lei lo sa che non sono vere e gli autori che mi conoscono daranno conferma di questo. Mi preoccupa anche il fatto che in questo sito esistano certi autori che appena punzecchiati esplodono scrivendo parole e giudizi della più bassa specie. Rebecca datti una calmata e la tua bravura non inficiarla con certe parole che magari neanche pensi.Ad maiora. E scusa Giacomo se ho invaso il tuo spazio.

Antonio Girardi 20/09/2019 - 11:37

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MIMMI, ‘disturbare’: cagionare molestia, scompigliare, confondere. Quale attinenza c’è tra fare critica e disturbare? Sei stata tu a intervenire su un mio commento a Collins… Conosci almeno il significato della parola ignoranza? Sai da dove salta fuori il pensiero? E la coscienza critica?
Collins, ti sbagli. La critica, non standardizzabile, non è in luogo tutto suo; Pasolini, andando all’essenziale, nel compendio citato si riferisce a una critica moderna, impossibile da etichettare inadatta a luoghi di scrittura!
Mi aspettavo che chiedessi il perché del mio primo commento. Noto piuttosto principi qualunquistici, una rinuncia alla riflessione. E qui chiudo!

GiuliaRebecca Parma 19/09/2019 - 21:47

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Non avevo intenzione di farlo, ma a questo punto devo dire la mia: i commenti, anche critici ( sempre che siano sinceri e non mossi da secondi fini)sono sempre ben accetti. Il lettore è il giudice supremo di chi scrive e pubblica...il "controcanto" Pasoliniano, i suoi scritti corsari sullo sviluppo e il progresso, sono tuttavia materia differente da questa dei commenti nei siti letterari.
Ben vengano le critiche, dunque, ma l'autore ha pieno diritto di assimilare quelle a lui più consone, o per meglio dire inerenti alla propria Weltanschauung. E siccome Mimmi Due è stata la mia Editor, cioè colei che mi ha consigliato e seguito nella pubblicazione dei miei due libri, io a lei mi rifaccio. Senza tuttavia scartare a priori qualunque altro commento o suggerimento. Grazie e "buona vita" a tutti.

Giacomo C. Collins 19/09/2019 - 20:41

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Eccola, puntuale come sempre, colei che offende gratuitamente chi nemmeno conosce.
A questo proposito, visto che appunto non ci conosciamo, invito la sig.ra (?) Parma a non dialogare con me.
Ciao Giacomo, scusa il disturbo...

Mimmi Due 19/09/2019 - 19:43

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MIMMI, pensare è criticare, il suo effetto è una qualità necessaria. Critica deriva dal greco krinein, esprimere un esercizio del pensiero, L’ignorante chiama i critici disturbatori e ignora gli Scritti corsari di Pasolini, Gramsci, Capuana. ‘Qualsiasi cosa sia, io sono contro’, asserisce G. Marx, grande critico. Tu, Mimmi, hai studiato molto poco… Collins dovrebbe dirmi ‘grazie’!

GiuliaRebecca Parma 19/09/2019 - 17:12

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Grazie Mimmi...sempre carina con me, che non lo merito. Ma allora mi vuoi un po' di bene...?...ahahahha...ciaociao.

@ Glauco: dimmi la trama, magari in privato...mi interessa. Ciaociao


Giacomo C. Collins 19/09/2019 - 14:30

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Il ritorno di Giacomo! Mi ricorda da vicino un film, Codice Privato, con Ornella Muti protagonista unica. Regia Citto Maselli.

Glauco Ballantini 19/09/2019 - 14:16

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Un racconto che conoscevo, ma che ho riletto d’un soffio con molto piacere. Un bel finale a sorpresa che invece avevo dimenticato.
Ottimo come sempre, peccato per la disturbatrice di turno il cui commento non scalfisce minimamente questo bel testo.

Mimmi Due 19/09/2019 - 13:43

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Leo, ti ringrazio, e vorrei specificare che per trovare questa semplicità di linguaggio sono serviti quasi quarant'anni di esercizio. Da giovane scrivevo complicato, alla Flaubert, o alla Proust, con frasi lunghe dieci righe. Poi, pino piano, l'evoluzione...c'è sotto molto lavoro, non è così semplice scrivere semplice, credimi. Grazie...ciao.

Giacomo C. Collins 19/09/2019 - 10:47

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Il racconto si srotola in una semplicità che conduce senza fatica alla fine della lettura. Semplicità non significa banalità. Ho gradito la lettura!
Penso che nella realtà Enrico, dopo quanto accadutogli, sarebbe sprofondato ancor più nella sua depressione.

Leo Pardis 18/09/2019 - 22:11

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Grazie Margherita...sono mancato io. Sono diventato nonno...due nipotine...due tesori. ciaociao,.

Giacomo C. Collins 18/09/2019 - 20:18

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Un racconto che mi è piaciuto molto come del resto tutti i tuoi per il tuo modo unico di narrare con dovizia di particolari, rendendo ogni storia vera e colma di suspense... con un finale che rende tutto più reale legato a questo male (la depressione) distacco quasi completo dalla vera realtà che si vive. Complimenti e ben tornato se sei mancato. Forse sono mancata io

Margherita Pisano 18/09/2019 - 20:13

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GIRARDI, ricordo perfettamente che durante un colloquio telefonico mi hai confidato che questo sito non ti piace in quanto gli autori si prestano a commenti per nulla critici anzi molto scialbi; questo ti ha poi portato a cancellarti… a iscriverti di nuovo… a ricancellarti… la tua illazione su certi dissapori tra me e collins è avventata, oppure… giustificata dalle avance che mi hai fatto, volgari, e che ho respinto! Entrare in dibattito su un commento neppure rivolto a te, è da sempliciotti. È da intelligenti domandarsi da cosa è scaturita la critica!

GiuliaRebecca Parma 18/09/2019 - 17:19

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Ringrazio tutti per i bei commenti, con un grazie speciale ad Antonio che ha preso le mie difese nei riguardi di un commento critico di Rebecca. Tuttavia spero che la cosa si appiani...siete amici da tempo e le diverse vedute su questo racconto non possono in alcun modo far cadere un'amicizia.
A Rebecca dico che questo genere di racconti non sono il mio "piatto letterario" preferito, sono esperimenti che sto facendo, essendo alla ricerca di qualcosa di nuovo( per me nuovo, ovvio)e quindi posso pure accettare critiche e consigli. In altre occasioni mi hai lodato...pazienza, stavolta non è stato così.Cercherò di migliorare in questi racconti surreali...mi è difficile, ma la sfida mi piace.

Giacomo C. Collins 18/09/2019 - 14:27

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Trovo. quello di Rebecca, un commento fortemente ingiusto e non oggettivo che stride con la qualità del racconto di Giacomo quasi che alla base esistano fra i due antichi dissapori plasmati qui in maniera inopportuna.

Antonio Girardi 17/09/2019 - 23:17

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La conclusione cade nel banale e compromette la fluidità della narrazione. Nessun sussulto nella tonalità che risulta altalenante.

GiuliaRebecca Parma 17/09/2019 - 22:21

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Bel racconto reso ancora più prezioso dal finale!
Ottimo Giacomo

Grazia Giuliani 17/09/2019 - 20:29

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Il surreale è la mia passione, il racconto scorre piacevolmente con un finale che adoro

Roberto nemo 17/09/2019 - 20:08

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GIACOMO...Un bellisimo racconto, non dico scritto bene perche i tuoi sono tutti capolavori. Il tuo Enrico meritava d'incontrare il suo sogno a dire la verità mi ha fatto un po pena, dolcissima l'attenzione e la cura che ha messo nel vestirsi per l'appuntamento. Sai Giacomo sto seguendo i tuoi consigli per la scrittura e mi hanno portato ad un'altra qualificazione...chissà che non riesca a scrivere come te! Ah ah ah scherzo il maestro sei tu. Ciao e ben tornato

mirella narducci 17/09/2019 - 15:49

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Davvero sorprendente il finale che qualsiasi lettore non si sarebbe mai aspettato ma che dopo attenta analisi, secondo me, giustifica tutto il racconto fatto di sorprese oggettive.Racconto davvero stupendo anche per la narrazione.Ciao Giacomo e grazie.

Antonio Girardi 17/09/2019 - 15:25

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La depressione è una terribile malattia sottovalutata che può portare anche agli esiti espressi da questo bel racconto.Bravo!

Anna Maria Foglia 17/09/2019 - 15:10

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