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Un giorno

Calda era l'aria sul far della sera
di vita rigonfia esplode la campagna
attonita osserva il vicino mare
bramando quell' acqua che tanto li manca.
Quello strano cigolio proveniente dal trattore non lasciava presagire nulla di buono, potevo solo sperare di raggiungere la strada asfaltata, decisi quindi di sganciare il carrello carico di meloni per alleggerire lo sforzo, "tornerò domani a prenderlo" pensai, "adesso voglio soltanto andare a casa farmi una doccia fredda e godermi una serata con la mia famiglia" . Scesi dal trattore con un balzo ma misi male un piede , il dolore acuto mi fece accasciare a terra, provai a rialzarmi, il dolore era forte ma non insopportabile, quindi zoppicante andai a staccare il carrello lasciandolo in mezzo agli olivi per nasconderlo alla vista di qualcuno che sarebbe passato da lì. "È proprio bella la campagna, soprattutto quando la sera ne esalta i colori", il contrasto tra la terra rossa e il verde degli olivi si fondeva con il dolce profumo dei meloni, tutto ciò mi fece provare un senso di benessere e una profonda soddisfazione per il lavoro che facevo, pensai "sono proprio fortunato a fare un lavoro che mi piace" inebriato da queste sensazioni mi scordai anche del dolore al piede. Felice come un bambino che ha ricevuto un dono tornai sul trattore, girai la chiave per accenderlo ma un rumore strano proveniente dal motore mi riporto alla triste realtà , tutte le emozioni e sensazioni positive si tramutarono in un batter d'occhio in un misto di fastidio e angoscia dovuta dal fatto che ero in mezzo alla campagna, a sei o sette chilometri dalla strada asfaltata e per di più in una zona dove i telefonini non avevano campo. Provai a girare un altra volta la chiave ma niente, solo lo stesso rumore e il motore che non partiva. Scesi di nuovo, in quel momento senti che il piede iniziava a farmi più male e la caviglia mi sembrava un po' gonfia," ci mancava solo questo" esclamai.
Decisi comunque di avviarmi a piedi, anche perché era l'unica soluzione visto che praticamente ero senza telefono. Il sole cominciava a raggiungere la linea dell'orizzonte , le cicale pareva volessero accompagnarmi lungo la strada per fortuna che con l'avvicinarsi della sera la calura estiva sembrava allentare la sua morsa. Nonostante il piede malconcio dopo una ventina di minuti mi voltai per vedere quanta strada avevo lasciato tra me e il trattore e più o meno perché avevo percorso quasi un chilometro. "Ancora e lunga" sbottai e in quello stesso istante il pensiero andò a mia moglie che se entro un oretta non mi avrebbe visto arrivare avrebbe iniziato a preoccuparsi, e la cosa più fastidiosa era che nessuno sapeva che avrei caricato in questo campo quindi nessuno sarebbe venuto a cercarmi li, perlomeno non subito. Tutto ciò faceva presagire una bella camminata. Cercai quindi di godermi almeno la campagna e iniziai a guardarmi attorno, ad osservare qualunque movimento per scorgere qui una tortora più in là dei cardellini intenti a mangiare nelle ortiche, un cervo volante mi ronzo a pochi centimetri dal testa e pensai a quanta vita c'è e a quanta ce ne sfugge anche se l'abbiamo tutti i giorni sotto i nostri occhi. Improvvisamente il mio sguardo fu attirato da uno stormo di uccelli che volava verso il mare e dopo alcuni minuti notai che la campagna era diventata stranamente silenziosa non c'era più neanche il benché minimo rumore, "eppure solo qualche istante prima brulicava di vita" pensai.
In quell'istante fui pervaso da una strana sensazione, mi voltai nuovamente per vedere quanta strada avevo percorso, non vidi più il trattore, ormai dovevo aver fatto un paio di chilometri, guardai il cellulare ma ancora non c'era campo, il nervosismo, nonostante il dolore al piede mi fece aumentare il passo e mentre camminavo cercavo di scorgere anche il minimo segno di vita , ma niente neanche il minimo rumore.
Tutto ad un tratto senti come un suono cupo una sorta di bassa frequenza con un intensità impressionante s, sembrava farsi sempre più vicino. In pochi istanti si trasformò in un sordo boato e la terra cominciò a tremare e sussultare. " Un terremoto " gridai e guardai verso il paese che distava pochi chilometri. Vidi del fumo o della polvere che lo avvolgeva e in un istante provai il terrore di chi aveva moglie e figli a casa. Presto la mia testa si trasformò in una centrifuga di pensieri, dovevo raggiungere casa a tutti i costi e preso dalla disperazione iniziai a correre. Non sapevo minimamente l'entità dei danni ma il pensiero di dover cercare la mia famiglia tra le macerie mi raggelava il sangue. In pochi minuti raggiunsi la strada asfaltata, c'erano varie macchine ferme , tutti in preda al panico. C'era qualcuno che veniva dal paese e raccontava di essersi allontanato per paura di altre scosse e altri crolli, e comunque descrivevano uno scenario disastroso.
Cercai subì di trovare un passaggio, fermai un ragazzo che tornava dal mare e mi caricò sul suo scooter. I miei pensieri si facevano forza solo perché speravo che la casa dove abitavamo fosse stata costruita come il suo proprietario mi aveva assicurato. Dopo il terremoto del Belice la costruì seguendo di persona i lavori e ne esalto la solidità e la robustezza. Questo era l'unico pensiero a cui cercavo di aggrapparmi.
Mentre ci accostavamo al paese inizia a capire l'entità della tragedia, e mi venne come un nodo alla gola. La gente riversata in strada sembrava combattuta se stare lontano dagli edifici semi crollati o rientrare a prendere le poche cose di valore in quelle che erano le loro case ma che ora a causa delle scosse che continuavano a sentirsi potevano diventare le loro tombe.
Il vociare delle persone era un misto di sconforto e disperazione. " Scusa non ti ho chiesto nemmeno il nome " mi rivolsi al ragazzo e lui rispose " mi chiamo Andrea abito al mare fortunatamente lì non ha fatto grosso danni, sto venendo in paese per vedere se posso essere d'aiuto" , " io sono Antonio e ti ringrazio per avermi dato un passaggio, abito a circa un chilometro da qui, e ti sarei grato se potessi accompagnarmi", " certo e il minimo che posso fare".
Mentre mi avvicinavo a casa notai una palazzina semi distrutta e un uomo che se ne stava seduto sul cofano della macchina che piangeva. Anche se avrei voluto non potevo fermarmi ,in quel momento volevo solo raggiungere casa mia. Non riuscivo a pensare ad altro che a moglie e ai mie due bimbi. Era come se tutto il dolore e la distruzione che vedevo non mi appartenessero, come se ero seduto in un cinema e questa non era altro che la sceneggiatura di un film.
Finalmente imbocammo la strada di casa, la zona sembrava aver subito meno danni, la gente era tutta riversata in strada e molti cercavano di fermarci per chiederci della situazione nelle altre zone, ma io lo pregai di andare avanti fino a che non vidi casa mia, la macchina era parcheggiata nel solito posto , gli chiesi di fermarsi e con un balzo raggiunsi la macchina , bussai al finestrino e vidi l'incantevole viso di mia moglie che piangeva, e i mie bimbi erano con lei.
Il mio cuore si fermò per qualche istante ma in quella che fu una triste giornata di sciagura, nel mio mondo fu il giorno più felice della mia vita.
La natura non è maligna , e l'uomo che nella sua stoltezza, ciclicamente ripete gli stessi errori. Millenni di catastrofi e tragedie non hanno insegnato niente, continuiamo a costruire male e in posti che non ci sono stati riservati dalla nostra terra.



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Racconto scritto il 08/10/2019 - 06:10
Da Cristiano Pili
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