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Amica immaginaria

Ciao umano, dimmi chi sei e ti mostrerò chi sono io. Però, cerca di perdonarmi poiché nella mia spiegazione non userò le parole, perché al mio parere, esse non riuscirebbero a esprimere il colore che vorrei mostrarti.
Quindi se vuoi, apro solo per te queste lunghe tende d'oro che delineeranno il palcoscenico nascosto. Il mio palcoscenico, nel quale, spesso, mi rifugio e nel quale vorrei così tanto vivere.
Prova a percepire il profumo di questo posto come fosse un luogo magico e mistico, odora l'immensità di quello che non riesci ad immaginare e tocca le forme che non esistono. Un mondo teatrale dove ogni spettacolo ha una smisurata varietà di tematiche. A volte si fa una esibizione al giorno ed a volte senza preavviso arriva una grande ondata dell'oceano, una precipitazione di idee che si trasformano in una tempesta di più scenari, e tu ti ritroverai con due occhi spalancati come fossero delle rose in fiore, perché non saprai su quale angolo fermare la tua attenzione per prima.
Sai, qui, in questo posto magnifico, ogni spettatore otterrà quello che desidera, vedrà quello che vuole vedere o vedrà, solamente, quello che è capace di vedere. Ovviamente, la trama spazia dall'inaspettato al prevedibile, dalla pioggia crudele che spaventa anche la più grande tempesta fino all'attimo dove il cambio meteorologico è così brusco che ci si ritrova sotto sole bollente come fosse teletrasportati in un deserto.
Chissà, può darsi che all'improvviso la tua attenzione non sarà adeguata e tu ti ritroverai spiazzato senza capire nulla nella piena metropoli dove la gente avrà fretta, spingerà, correrà ed urlerà, e tu faticherai tantissimo, anche semplicemente, per spostarti di pochi centimetri o solo per appoggiarti ad un muretto per attendere che passerà quel caos immenso che farà girare la testa anche alla statua di cera. O viceversa, chissà, inaspettatamente sarai da solo in un bellissimo parco al tramonto, le luci suoneranno magia e nebbia scenderà sui prati dipingendo dolcezza della neve. Ti girerai intorno e rimarrai stupito da quanta bellezza c'è.
Al centro, di fronte a te, ci sarà un magnifico prato, brillerà d'argento, e difficilmente si capirà quale oggetto è situato al centro di esso. Incuriosito di avvicinerai. Una sedia? Una sedia bagnata, da tempo consumata ed illuminata dalla luce fiacca di un lampione che è mezzo rotto.
Buffo, deluso deciderai di allontanarti per esplorare il resto di questo incantato paesaggio ma sentirai i passi. Chi può essere? A quest'ora? In questo posto? Ti nasconderai dietro il primo albero per non esser visto ma con la coda dell'occhio ti metterai ad osservare quello che accadrà. A quella sedia si avvicinerà un uomo, è da solo, ha indosso un cappotto lungo vintage e due stivali da cowboy.
Che strano questo solitario. Forse questo cowboy insolito sarà qui di proposito in ricerca di magia. Quella magia che tu hai avuto fortuna di conoscere. Oppure, sarà in ricerca della pace che gli animali dormienti possono donare. O, ancora, sarà venuto per parlare. Ma con chi se non c'è nessuno? Sarà un dialogo tra lui e la natura? Sarà un dialogo tra lui e la sua mente oppure sarà un monologo dove lui stesso si darà risposte al piacere non considerando la sua mente?
Il personaggio strano osserverà quella sedia bagnata e dopo aver sorriso le chiederà: "sedia bella e bagnata, ti dispiace se mi adagio su di te e ti arricchirò con le mie lacrime d'anima? Ma ora che fa?! Si inchina ad essa per sentire la risposta? Questo sarà matto. Sono passati pochi secondi e l'uomo con cappotto lungo tenta di sedersi ma si ritrova in molta difficoltà senza raggiungere il giusto equilibrio. Dopo vari tentativi inutili cade a terra. Tu preoccupato temporeggi, non sai se ti devi avvicinare per aiutarlo a rimettersi in piedi o meno. Invece, mentre tu prendi una decisione, lui alza lo sguardo verso il cielo e inizia a ridere con tutto il cuore. Poi, si gira verso la sedia e la osserva con dolcezza pensando che forse per colpa sua quella sedia così malandata e trascurata non avrebbe mai potuto sostenere il suo peso. In seguito a questa riflessione gli viene immediatamente un idea.
Si toglie il capotto e la copre come fosse una donna infreddolita, sussurrando: "Vedrai, ora andrà bene cara mia." Tu rimasto di stucco, rimarrai nascosto dietro l'albero stropicciando gli occhi increduli. Non ci si può credere! Nonostante ciò la tua curiosità non ti permetterà di andare via, resterai un altro po' per continuare ad osservare lo strano spettacolo.
L'uomo matto, nel frattempo si sarà sdraiato a terra ed avrà posizionato la sua testa sotto la sedia, guarderà per la prima volta la sedia, da una nuova prospettiva. Avrà ammirato la sua robustezza, con quanta dedizione è stata creata e quanto dolore, essa, ha dovuto provare quando il falegname la creò. Le viti così grandi ed i buchi così profondi. Si leggeva nel suo volto il grande dispiacere come fosse unica lettera maiuscola che occupava un intero taccuino.
Accarezza la struttura di legno e le inizia a raccontare i suoi più grandi segreti. Era decisamente convinto che essa avrebbe potuto sentirlo e addirittura la ringraziava ogni volta in cui si immaginava che essa gli desse conforto. Il solitario sembra così felice, forse finalmente ha trovato un anima che è in grado di comprenderlo.
Un anima in un oggetto? Tu, sotto baffo borbotti: "Ma gli oggetti non hanno un anima! Chi ci crede è fuori di testa." Il cowboy saluta la sua sedia e sparisce con la nebbia, anche tu incredulo te ne andrai ma come il solitario tornerà qui ogni sera al tramonto per salutare la sua compagnia anche tu tornerai con l'intento di capirci qualcosa in più.
Forse il tuo pensiero iniziale mai cambierà: si tratta di un folle ma, sicuramente, per lui il suo nuovo rapporto creato con la sedia avrà assunto un ruolo fondamentale nella sua vita. Saranno delle nuove fondamenta della sua costruzione di metallo che gli rinforza l'immagine della vita crollata e il desiderio di continuare a tornarvi sarà più forte di una nostra etichetta che egli fosse una persona non sana di mente.
Il cowboy solitario tanto strano, finalmente, ha trovato una amica immaginabile che descrive a tutti che incontra nel suo cammino come una donna con i cappelli lunghi neri come fossero le piume di un corvo, due occhi azzurri come lo smeraldo di un mare profondo, due labbra colore roseo puro come innocenza appena nata e la delicatezza di suoi movimenti sembra una danza delle fate incantate.
Una sedia, una amica immaginabile e un grande desiderio nell'animo frantumato, che la sua moglie defunta tornasse da lui, tornasse in vita.



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Racconto scritto il 26/11/2019 - 21:01
Da Michaela Patricie Zaludova
Letta n.46 volte.
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Commenti


Grazie

Michaela Patricie Zaludova 05/12/2019 - 11:22

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Bello questo racconto.

Antonio Girardi 28/11/2019 - 15:27

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