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La maestra innamorata

Emozionata, come sempre le accadeva all’inizio di un nuovo anno scolastico, Gigliola si accingeva a varcare la soglia della sua aula, al primo piano dell’edificio intitolato a “Edmondo De Amicis”, situato in un borgo sperduto fra le montagne che contava circa 1500 abitanti, dove insegnava ormai da moltissimi anni.
Questa volta le sarebbe toccata la prima classe e perciò l’emozione era particolare: quella mattina avrebbe guardato negli occhi per la prima volta ciascuno di quei bambini che per i prossimi cinque anni di frequenza alla scuola elementare avrebbe educato, istruito, accompagnato, sostenuto, amato…
Amato si, perché Gigliola era una di quelle maestre che lavorava mettendoci il cuore; aveva dedicato la sua giovinezza e la sua vita alla scuola e ai ragazzi. Aveva ormai 48 anni compiuti , era un’insegnante molto stimata e conosciuta nel paese; non aveva creato una propria famiglia, benché lo desiderasse molto, poiché Arduino, il ragazzo che amava, era partito per la guerra promettendole che al suo ritorno si sarebbero sposati, ma non lo aveva più rivisto. Lei lo attendeva ancora, sempre fiduciosa, immaginava che un giorno o l’altro lo avrebbe trovato all’uscita dalla scuola ad attenderla con le braccia spalancate, come non fosse passato nemmeno un giorno dall’ultimo loro incontro. Quante volte aveva sognato quell'abbraccio! Per qualche anno Arduino le aveva scritto raccontandole della guerra, della sua tristezza e nostalgia confermandole il suo sentimento e la speranza di tornare presto, poi più nulla; la guerra finì ma lui non ritornò…
Tuttavia il cuore della donna non si era mai rassegnato.
Quella mattina Gigliola aveva indossato il suo vestito più elegante, un abito di colore blu con il colletto di pizzo bianco, lo stesso d’ogni primo giorno di scuola che, a suo dire, dava un’immagine di maestra affettuosa e al contempo severa e sobria. Riteneva che il primo impatto, al momento dell’incontro con i bambini e con i loro genitori, fosse d’importanza fondamentale e che anche il vestito dell’insegnante potesse contribuire a rendere speciale e solenne la circostanza: un giorno da non dimenticare mai!
Sottobraccio teneva una cartellina di colore azzurro nella quale aveva inserito l’elenco dei nomi dei suoi nuovi alunni, il registro di classe e una busta rosa contenente le lettere e la fotografia di Arduino; non poteva infatti, separarsi nemmeno per un minuto da quelle lettere e dalla foto, per lei erano vita e speranza. Più volte al giorno e di sera rileggeva la sua posta del cuore guardando la fotografia del suo amore, sperando nel ritorno…pregava il Signore chiedendogli di poterlo riabbracciare al più presto.
L’anno scolastico iniziò e proseguì bene, trascorse velocemente, fra lezioni, compiti da correggere, pagelle, udienze…E trascorsero in men che non si dica altri quattro anni scolastici. Ora i bambini stavano diventando ragazzi e in classe già si parlava di esami e passaggio alla scuola media o all’avviamento professionale. La classe era composta in gran parte da ragazzi in gamba, che avevano un buon profitto, e da alcuni altri, fra i quali Gilberto, meno disciplinati e poco inclini allo studio, con un rendimento scolastico scarso.
Un giorno, al suono della campanella del pranzo mentre tutti i ragazzini si recavano alla mensa, Gilberto, ai cui genitori Gigliola aveva chiesto un colloquio allo scopo di prepararli alla bocciatura del figlio, desideroso di vendetta contro l’insegnante, si trattenne in bagno fingendo un bisogno fisiologico e poi senza farsi vedere, ritornò in classe.
Il ragazzino da qualche tempo aveva notato la busta rosa che stava nella cartellina azzurra della maestra e ne era incuriosito, così pensò bene di andare a vedere cosa mai ci fosse lì dentro, immaginando già di trovarvi i voti o i giudizi di fine anno…Avrebbe fatto una gran bella figura con i compagni riportando loro in anteprima le votazioni finali e avrebbe guadagnato prestigio ai loro occhi! Approfittando della situazione aprì il cassetto, estrasse la cartellina, vide il contenuto della busta: in bella mostra vide la foto di Arduino e poi le lettere che lesse d’un fiato. Nella sua mente si stava già delineando un piano ben preciso. Copiò velocemente l’indirizzo di Gigliola dalla busta dov’erano contenute le lettere d’amore. Poi ripose la busta nella cartellina e quindi nel cassetto in bell’ordine, così come l’aveva trovata. Tranquillamente, fischiettando, si avviò verso la mensa pregustando in cuor suo un momento di gloria. Rese immediatamente partecipi della sua scoperta alcuni compagni di classe prediletti e rise insieme a loro.
Nel pomeriggio Gilberto chiese al padre di poter usare la macchina da scrivere e in breve preparò una lettera per la maestra Gigliola, scrisse:
“Carissimo amore mio, scusami se ti ho fatto attendere molti anni senza darti mie notizie, ma sappi che tu sei stata e sei nel mio cuore, ti penso sempre e presto, appena mi sarà possibile, tornerò da te, così saremo di nuovo felici insieme.”
Naturalmente la firmò “sempre tuo Arduino” e, per tracciare una firma somigliante a quella che aveva visto in fondo alle lettere contenute nella busta rosa, Gilberto fece innumerevoli prove, fino a che ottenne una certa sicurezza grafica e la firma fu davvero somigliante all’originale. Poi mise la lettera in una busta sulla quale aveva trascritto l’indirizzo di Gigliola in carattere stampatello, la affrancò e la spedì.
Nei giorni seguenti il ragazzo e i compagni che erano al corrente attesero ridacchiando fra loro l’esito di questa bravata.
Dopo qualche tempo il postino recapitò la lettera a Gigliola. La donna notò subito che l’indirizzo sulla busta era scritto in modo stentato, poi lesse e si sentì venir meno.
Sentimenti contrastanti s’impadronirono di lei: il desiderio che quelle parole fossero veramente del suo amato Arduino e la delusione, la rabbia, il senso di smarrimento poiché si rese conto di essere stata oggetto di scherno. Si sentì ferita, derubata della sua speranza più intima… Immaginò chi fosse l’autore del gesto inqualificabile, ma non volle umiliarlo e, soprattutto, non se la sentì di affrontare una situazione dove sarebbe potuta apparire fragile e bisognosa d’amore. Quel ragazzo, chissà come, era venuto a conoscenza del suo segreto, quel segreto che a lei faceva ancora battere il cuore… Ora si sentiva infelice, doppiamente tradita e abbandonata dagli amori della sua vita, da Arduino e anche i ragazzi della scuola che amava ma non sapeva come affrontare…
Il giorno seguente cominciarono gli esami ma la maestra Gigliola non si presentò e nemmeno tornò più alla scuola “Edmondo De Amicis”, chiese e ottenne il trasferimento in un’altra città.
Il suo bel sogno era finito per sempre, tristemente e irrimediabilmente svanito.



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Racconto scritto il 24/03/2020 - 18:41
Da lidia filippi
Letta n.105 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Grazie carissimi Maria Luisa Bandiera e Giacomo Collins, i vostri commenti mi hanno fatto molto piacere perchè avete colto perfettamente il senso di questo mio testo. Un saluto e un abbraccio

lidia filippi 26/03/2020 - 10:56

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Un brutto scherzo fatto alle spalle dell'insegnate, forse non si rendeva conto il ragazzo di creare tanta sofferenza al punto di andarsene .... testo molto coinvolgente, brava.

Maria Luisa Bandiera 26/03/2020 - 09:53

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Molto bello questo racconyto, Lidia...ci ho visto un po' la storia della tua vita di insegnante, e mi pare che anche l'ambiente sia lo stesso. De Amicis: l'ho divorato, ho amato il suo Cuore anche in quegli anni 70 nel quale veniva criticato di "buonismo" da più parti...balle sacrosante, un gran libro di contenuti positivi e scritto magistralmente. Mi ero guardato anche tutta la miniserie alla tv, nel 1984, diretta da Comencini. Ciao Lidia...

Giacomo C. Collins 26/03/2020 - 07:30

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Santa Scarsino, grazie di cuore. I racconti di De Amicis mi accompagnano, li ho stampati dentro me...Erano altri tempi e i miei insegnanti li proponevano spesso...L'accostamento alla maestra dalla penna rossa mi piace.

lidia filippi 25/03/2020 - 18:35

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Mi è piaciuto molto questo racconto, mi ha riportata ad immaginarmi un film alla Pupi Avati. Ho pensato alla: 'Signorina dalla penna rossa' e quindi ad una letteratura, non per caso alla De Amicis. Sei molto brava nella narrativa.
Ciao.

santa scardino 25/03/2020 - 18:24

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