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Una questione di prospettive

Tancredi è un bambino speciale come speciali sono tutti i bambini di sette anni.
Tancredi è vivace, ama colorare con i pastelli ad olio le pareti del salotto, per la "gioia" di mamma e papà.
Tancredi ha tanti giochi e tanti peluche che la sera ripone sempre con lo stesso ordine dentro ad una grande cesta di vimini.
Tancredi è colmo d'amore per la sua famiglia anche se non capisce appieno lo sforzo e la fatica di un padre che lavora dieci ore al giorno per un datore di lavoro che lo paga, in media, con due mesi di ritardo; ancora non si rende conto del lavoro che la madre affronta ogni giorno tra ufficio e casa. Tancredi sa che può contare sempre su la sua nonna vedova, anche se non sa ancora cosa significa "vedova".
Tancredi ha una zia che lo adora.
Tancredi è autistico.
Delle volte ti guarda dentro agli occhi, si mette ad urlare e scappa via come se vedesse il mostro che hai dentro ma poi, dopo essersi calmato, ti aggira e ti sorprende con un abbraccio o con un tocco nei tuoi capelli così delicato che ti fa pensare alla carezza di Dio e i suoi piccoli, teneri abbracci... Sanno di Salvezza.


Il fratello di Tancredi ha due anni in più e sembra che abbia divorato un Devoto-Oli senza condirne le pagine.
Mi chiama "Pier di..." e aggiunge il mio nome; per i suoi nove anni appare vecchio, forse per via del taglio di capelli e degli occhiali seri, certo che anche il lessico fa la sua parte...
Il fratello di Tancredi è "colmo d'un tenero, affettuoso sentimento d'amore compassionevole" per la sua famiglia, le virgolette perché lo sto citando, tanto per rendere l'idea.
-Dio mio, quanto adoro sbagliarmi sui giovani!-
Quando chiedi al fratello di Tancredi come vive il suo rapporto con quest'ultimo, lui ti guarda, sorride un po' imbarazzato e cambia argomento; a me ha detto, con tutta l'innocente convizione dei suoi anni, che devo aver avuto una vita difficile anche se "hai un portamento nobile"; gli ho chiesto se sapesse cosa significa "nobile" e se fosse il caso di sprecare un aggettivo per me, ha risposto con una forte risata e mi ha lanciato delle briciole di pane.

La legge di Pareto ci spiega che l'ottanta percento delle risorse è posseduto dal venti percento della persone e il principio che ne deriva è che il venti percento delle cause provoca l'ottanta percento degli effetti.
La nonna di Tancredi fa lo Sherry in casa e ogni volta che vede un ospite ne "caccia fuori" (sempre citazione) due bottiglie e un cestello di ghiaccio; credo sia uno dei vini liquorosi più forti mai apparsi in tutto l'Orbe ma ti scalda il cuore facendo vibrare tutto come se l'universo intero fosse soggetto ad un terremoto di magnitudo immensa.


Il venti percento del nostro tempo impiegato realizza l'ottanta percento dell'obiettivo per cui l'abbiamo speso.
Tancredi e la sua famiglia hanno accettato di ospitarmi per il cenone di san Silvestro di qualche anno fa, ho barato di brutto a tombola e mi sono ubriacato alla grandissima, ma questa è un'altra storia...
Quella cena ha impiegato il venti percento di quel mio trentun dicembre.
Si potrebbe azzardare un collegamento tra Pareto e Maslow, potremmo dire che solo un quinto dei nostri bisogni è davvero essenziale e che, una volta soddisfatto quel quinto alla base della piramide, i restanti quattro quinti risultano essere parte del concetto di "superfluo molto"; ma non è forse quel concetto di "superfluo" a renderci quel che siamo?
Non è forse Venezia il miglior esempio?


Questa realtà, questo mondo non è che un ridicolo schiavo, una miniatura storpia del pi greco ricca di figli arroganti, discepoli del buon senso che ambiscono al consumo guidati dalla stella polare del buon gusto.
Sono le prospettive che ci guidano e plasmano il mondo attorno a noi, è il modo in cui vediamo ciò che ci circonda a plasmare le nostre realtà perché, a quanto ne so, esistono le verità ma non la verità, esiste la volontà e la rappresentazione e proprio quando crediamo di essere Kurtz, ci accorgiamo di essere le brutte copie di un Marlowe sbiadite nel tempo e che "tutto ciò che è noto, in quanto noto non è conosciuto".
Come si spiega il sapore di una pera?
Come si racconta uno sguardo puro o un abbraccio che tocca l'anima?
Io non lo so.
Invece, caro lettore, so che questa storia sconclusionata non serve a dire nulla, né a propagandare idee, né a raccontare una tragedia e tantomeno a ricordare che l'amore è una questione di prospettive; questa storia serve solo per ricordarmi di portare Tancredi e la sua famiglia nel mio cuore perché se la Salvezza esiste davvero dev'essere fatta di tante cose, di tanto duro, sporco lavoro ma anche di incontri e di un goccetto che ci scaldi un po', di quel venti percento essenziale che ci liberi dai bisogni di un io corrotto e bestiale.


Addio caro lettore o arrivederci, non importa.
Tutto quello che ami prima o poi riappare per un solo, breve attimo e rende tutto meno scuro.




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Racconto scritto il 05/04/2020 - 13:37
Da Filippo Di Lella
Letta n.97 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Grazie a voi per la vostra presenza e per le vostre impressioni.
La vostra pazienza è infinita ma la vostra cortesia è sempre un po' di più.
Alla prossima

Filippo Di Lella 07/04/2020 - 01:27

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Un racconto ricco di umanità, scritto molto bene come altri tuoi, che ricordo...

Grazia Giuliani 05/04/2020 - 19:15

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Un racconto che va letto lentamente con attenzione e sono sincera spesso sono tornata indietro per non perdere una frase che poi il senso si legava all'altra.
E poi mi sono lasciata catturare dal tuo scritto completamente e devo dirti con un plauso che mi è piaciuto moltissimo. Ovviamente senza dubbio alcuno sono dalla parte di Tancredi... (mio nipotino Emanuele lo stesso)

Margherita Pisano 05/04/2020 - 18:07

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I miei figli hanno trattato l'argomento questa settimana in una lezione on line... argomento difficile in un racconto splendido. Grazie per averlo scritto

Mirko D. Mastro(Poeta) 05/04/2020 - 17:15

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