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VENTI di PASSIONE (Parte 1 di 2)

Le Parole che non t'ho detto, ma anche quelle che non t'ho mai sentito dire -
Pietro era un ragazzo timido. Difficilmente in pubblico, nelle compagnie, parlava. E fu scartato. Era anche strano, di certo fuori dal comune. E fu scartato. Era pure considerato – ambiguo – e anche per questo, fu scartato. Ci fu un tempo nella quale Pietro pensò di essere veramente Unico. Sì, l'unico a essere solo – e a essere ancora scartato, sulla soglia dei 30 anni. Ci fu anche quel tempo a cui Pietro piaceva veramente perdere tempo – anche se adesso era lo stesso tempo a cui piaceva far perdere Pietro. Qualsiasi cosa faceva questo ragazzo, era vana. Anche per le Amicizie. Così Pietro passò tutta la quarantena della pandemia scoppiata in Primavera a fissare le nuvole in Cielo, nascosto col suo sigaro fra i campi e boschetti di periferia non lontano da casa. Bello perdersi come la sera in estate a fissare le stelle, ma era lo stesso Cielo dell'anno scorso, e di 2 anni fa, di 5 e pure di 10. Perso nello stesso campo di quando suo padre lo portava a vedere le balle di fieno, o di quando passava in bici per stare lontano dal viale trafficato, con gli amici dell'infanzia, nascosti nel loro mondo invisibile. Lo stesso campo, gli stessi alberi, la stessa casa, lo stesso lavoro – la stessa vita. Nulla di nuovo. Le cose rimangono immutabili nel tempo – non è vero che la gente cambia. Perchè poi quando cresce – vorrebbe ritornare piccola, quando si fa i soldi – vorrebbe più non averceli – quando è sveglia, vorrebbe dormire – quando pensa, vorrebbe invece sognare – e quando conosce – vorrebbe dimenticare, o non aver mai conosciuto. Veniamo tutti da altri mondi, con le nostre pre-destinazioni soggette troppo spesso a mutamenti o a fatali deviazioni per colpa della società sempre più razionale e programmata mirata a rinnegare le passioni e in generale le Libertà del singolo individuo. “Che bell'inganno che sei, tempo mio!” maledì Pietro, intento a praticare da molto tempo il – Non Essere – sapendo effettivamente di non essere niente e lasciare che sia, perchè tanto le cose non cambiavano e a modificarle, prendendone riguardo, finiva col fare un mucchio di disastri. Per vivere, del resto, ci vuole un gran coraggio e un gran bella dose di orgoglio e stima che Pietro, col suo viso da 15enne smarrito e sognatore... non aveva affatto.
Così, ripreso da poco il lavoro dopo la pandemia, si ritrovò un giorno a girovagare per le strade di Gallarate, alla fine del giro di consegna cui giornalmente svolgeva durante la settimana – anche qui la solita noiosissima routine, come Charlot in “Tempi Moderni”. Intento sempre alla ricerca di Amici – che più che ragazzi erano letteralmente Fantasmi, questa volta aveva con sé un cognome, probabilmente falso – ancora non sapeva, e un luogo catturato dalle “storie” di Instagram che gli era molto familiare. La vita monotona e, non sedentaria – ma Solitaria, l'aveva portato allo sviluppo straordinario e ossessivo della capacità di Osservazione. Se Pietro aveva una qualità – era proprio Questa. A lui piaceva osservare: come mettersi come in una piazza e memorizzare tutti i passanti su quello che fanno, in quale direzione vanno e così via, notando – come per le sue – anche le loro stesse e noiosissime abitudini rivedendoli nello stesso giorno e alla stessa ora sempre lì, facendo sempre le stesse cose, incontrando sempre le stesse persone – over and over again. Sì, Pietro era stufo anche di questo “dono” che più che dono era una vera... maledizione! Monotonia a parte – Pietro stravedeva per un Qualcosa che tutti avevano, una cosa fin troppo comune e che non aveva un prezzo: l'Amicizia. Gente d'altri tempi gliel'aveva detto sin dagli inizi “Hai tutto, Pietro, ma l'unica cosa che ti manca per vivere – con gl'altri s'intende – è la Conoscenza, avere una radice, una base e di dialogo, perchè tu hai già tutto, solo che non riesci a relazionarti con Nessuno. Ed è qui che ti giochi la vita, proprio sul più bello!”. Ma tu valli a capire i ragazzi cosa vogliono per poterci stare assieme. E quanto fosse bella la vita, nella mischia, Pietro lo sapeva, sbavando quando guardava gruppi di ragazzi “muoversi in branchi”, domandandosi sotto il sorriso geloso di uno sguardo triste quali basi solide e radici avessero, magari fin dall'asilo, o dai banchi di scuola, mentre lui era perso – nell'Universo. Col furgoncino della mensa lasciato a distanza, aveva 10 minuti di tempo guadagnato dall'alta velocità in superstrada per riconoscere quei palazzi dagli “screenshot” che si era fatto e aveva ora in possesso e, dall'angolazione, riconoscere il palazzo o la casa da dove fossero state scattate le foto e i video della “storia” con il relativo cognome da cercare sul citofono – ammesso fosse vero. E lo era per davvero! “Accidenti, ma si fida proprio a lasciare il cognome nelle chat!” si esclamò, Pietro, non prima di aver vagato a vuoto, con lo sguardo perso o smarrito ai bordi della via Aleardi, nella periferia di Gallarate, calmo – distinto – ordinato, come di un professionista in missione segreta, uno stalker, o più semplicemente... un inglese. Ritornò sui suoi passi sognando gli inviti a casa – di parcheggiare la macchina da parte al condominio, di salire con la cena, il dolce e il vino, di uscire per una passeggiata, il gelato, i giri in bici e poi ancora le serate al divano, il sabato sera, la colazione della domenica mattina, il compleanno, il Capodanno e via. Chiudeva gli occhi con le mani ben salde alla ringhiera per eventuale mancamento. Un colpo di clacson lo riportò da dove tutto era fermo nei pensieri di piacevoli Emozioni al mondo reale. Era in ritardo come al solito.
Riprendeva la monotona e frenetica vita nei ritmi d'una volta e, finita la quarantena, Pietro si ritrovò più solo di prima. Gli incontri che si facevano ai Caffè non erano più gli stessi – ora con le mascherine – non poteva neanche gustarsi i sorrisi e le gioie altrui. Pochi in giro e sempre in branchi. Non c'era da aspettarsi che nel 2020 i ragazzi non si muovessero più soli come Aquile – borbottò Pietro nei suoi pensieri un sempre più repressi.
Intanto altre strade – e non più di tanto lontane – lo portarono da altri ragazzi. Pietro era un solitario che, lasciato solo al suo mondo, non si rassegnava di rimanere solo. Anzi, era o meglio, potrebbe essere stato un Buon Compagno, se però gli avessero dato il – tempo giusto – di farsi conoscere e condividere la cosa che non avrebbe mai avuto un costo nella Storia dell'Umanità: il proprio Tempo, o più in generale – la Presenza, l'Esserci. Apparentemente timido, come tutti gli introversi, era una bomba pronta a scoppiare in qualsiasi momento: ironico, divertente, sentimentale, buffo, assurdo – poteva farsi uno show tutto suo – la Radio – senza mai stancare nessuno, rinnovandosi ogni volta con la propria inesauribile Energia di Emozioni, tipica di quelle persone totalmente sole, o venute dal Nulla. Aveva braccia aperte come il Mare, ma come lo stesso Mare era pieno di sorprese, misteri, pervaso da tanti dubbi e insicurezze che lo rendevano instabile verso tutti, e soprattutto a se stesso. Era sull'orlo dei 30anni, ma a vederlo sembrava un bimbo senza una vera personalità, allegro e tremendamente curioso di tutto (-e tutti!). Dall'anno precedente seguiva, virtualmente, un ragazzo fotomodello – di quelle grazie innaturali – che si faceva fotografare per le stradine del lungolago di Arona. “Non tanto lontano” si disse Pietro, così, durante le pause lavorative, immergendosi nella solita cara-amata-odiata ricerca di – fantasmi – che sicuramente vivevano più di lui, in sospeso sempre di vivere una Vita Viva. Così lo contattò inviandogli un lungo messaggio vocale nella notte del 19 gennaio, offrendosi gratuitamente come fotografo “amatoriale” (-passionalmente ossessivo però!) per pose in pellicola a 35mm con la propria Reflex datata 1987. Non ci fu risposta. E nel frattempo contattò altri 2 ragazzi che accettarono, anche se dopo la pandemia – facendogli buttar via la Primavera che volle sfruttare per fotografarli sotto i ciliegi in fiore – Nessuno si fece risentire per realizzarle. Durante il lockdown venne a sapere che il ragazzo, Luca, lavorava presso la tabaccheria di suo padre, sul viale Stelvio di Busto Arsizio – e il mondo gli sembrò sempre più piccolo, perchè quel viale lo percorreva tutti i giorni per consegnare i pasti! “Pazzesco!” si stupì, e fece l'errore di ricontattarlo con la scusa di chiedergli dei Cubani che lui spesso fumava – per il gusto del tabacco – dato che non poteva rifornirsi altrove, e passando giornalmente di lì avrebbe approfittato anche per... Conoscerlo. Ma niente ancora. Decise allora di far passare del tempo e ritornata la libertà d'uscita, si fece molto coraggio per entrare e conoscerlo di persona e parlargli. Quale impresa! Anche quando arrivò alla porta della tabaccheria esitò – ma la curiosità era immensa. Entrò, ma si imbatté probabilmente nella persona che doveva essere suo padre. “Ah, dannati padri!” maledì, fra sé e sé. Voleva le Camel Blu che poi certo non avrebbe fumato lui, bensì sua sorella. Ma lui stava là, nell'angolino, sullo sgabello, come in punizione, e s'incrociarono più volte lo sguardo. L'Emozione era così forte che fece fatica perfino a prendere quei 6euro da 1 dal proprio portafogli, con quella mano tremolante che sembrava agitato come lo era spesso Mr. Bean nelle sue scene da panico – quelle più esilaranti. Che figuraccia! “Chissà poi se mi avrà riconosciuto con quella mascherina e i capelloni – altro che una mano, qui mi serve una faccia, una faccia!” borbottò, immerso nella paranoia, citando il suo film preferito “Mrs. Doubtfire”. Passò molto spesso fermandosi davanti con la scusa del semaforo, che “casualmente” aspettò sempre quando si faceva rosso. Dalla vetrina dei regali – tutto a metà prezzo – s'incrociarono più e più volte gli sguardi, senza però godere del sorriso reciproco o comunque del suo profilo perfetto, offuscato dalla stupida paura dell'improvviso – veleno – che aveva piegato l'intero globo. “Quante bellezze siamo costretti a nascondere tante volte...” si rattristò. La svolta ci fu un giorno per caso, di giovedì 21 maggio, quando aveva veramente bisogno di farsi la ricarica del telefono. Trovandolo finalmente solo, si fece servire finalmente da Lui in persona. Pietro, che voleva assumere un'aria misteriosa ma molto gentile e raffinata, come la nonna di Giosuè nel film “La Vita è Bella” quando cerca di farsi conoscere nella libreria a suo nipote, incominciò a guardarsi attorno mentre aspettava il suo turno fra le idee regalo e le penne firmate a metà prezzo – già, proprio come nel Film. “Vorrei una ricarica da 10.” - “Il numero, prego.” - “347...” ma lui continuava a digitare il numero di Pietro senza che continuasse a dirglielo. “Luca.” gli disse dopo un attimo di puro Silenzio, per continuare “Allora tu sei Luca.” - “E tu Pietro.” gli rispose in uno stato di quiete, rivedendosi negl'occhi – lui di ghiaccio, Pietro blu Mediterraneo. Aveva ricordato bene il numero che gli aveva lasciato per ricontattarlo. Gli arrivò il messaggio di avvenuta ricarica mentre Luca andò alla porta per chiuderla e girare il cartello col “Torno Subito”. Pietro sbiancò pensando fosse la Fine per lui. Invece no. Lo invitò a seguirlo passando nel retrobottega per giungere al giardino interno. Gli fece segno di sedersi sopra il muretto mentre si toglieva la mascherina e incominciarono a parlare – per Presentarsi – mentre preparava un “drum” per poi fumarlo passandoselo a vicenda ad ogni tirata, come sempre ritardando il giro di consegne, in pieno orario di lavoro. E' pur sempre bello sospendersi per momenti di raffinate libertà.
Fu dietro il Liceo Artistico di Busto, all'interno del parco dove era allestito un pub all'aperto, che sabato 30 maggio Pietro, girovagando sempre a vuoto, incontrò di persona il “fantasma” di Gallarate, quello di cui ne aveva localizzato la propria residenza. Non c'era dubbio – era lui. Pietro godeva di un'ottima memoria da elefante: non dimenticava mai, almeno, non le persone – gli sguardi. Stava lì seduto coi propri amici e le amiche. Non era meravigliato Pietro – almeno, non più: tante erano state le Conoscenze o meglio, gli – incontri ravvicinati – perlopiù grazie a quello strano gioco delle coincidenze che aveva ricevuto in dono – o per maledizione, ma in quel preciso istante Pietro non si emozionò più di tanto alla prima vista. Sapeva che sarebbe successo, ecco perchè, solo che, come sempre, non sapeva Quando. Continuò a fissarlo a distanza dalla panchina dove ora stava seduto, lungo i sentieri bui dei giardinetti, senza togliergli gli occhi di dosso. All'idea di Presentarsi, ecco che Quella emozione gli risalì addosso, tanto che dovette procedere al sigaro e qualche bicchiere di troppo per avere l'effetto pre-anestesia, indispensabile a Pietro per farsi avanti... coi nervi a posto. Si fece allora avanti ma appena lo vide alzarsi dal tavolino dovette fare subito dietro-front. Sarà che andava bagno? No, uscì proprio dal parchetto, solo, per chissà quale ragione – fine serata? Certo Pietro lo seguì, col suo fare da “stalker”, fino a raggiungerlo: “Alaix, Alaix!”. Sì, era straniero, almeno di origine. Carnagione più che olivastra – mulatta – capelli riccioli neri, perlopiù magro anche se si vedeva che faceva palestra data la tonicità e quel nome dal tono francese che faceva capire l'origine nord-ovest africano. “Tu sei Alaix!” - “No, amico, ti sbagli.” gli rispose con un sorriso retruso che ricordava quello di Frankie Valli. Si era fermato semplicemente a comprare le “stizze” al distributore automatico. “Ma perchè fumi quelle robe – tieni questo è più buono: viene da Cuba! Senti lo so che sei Alaix – sta per Alessio, giusto? Ricordo quella – storia – che avevi pubblicato un paio di settimane fa dal tuo balcone di casa, in via Aleardi, una via che faccio tutti i giorni per lavoro, conosco pure il tuo cognome che avevo cercato perfino al citofono – ed è il tuo per davvero! Senti, non spaventarti – tutto questo per dirti, senza fingere, che mi fa davvero Piacere vederti ora di Persona e non sai Quanto mi piacerebbe dirti come sarebbe bello per me esserti Amico e non so, andarci a prendere insieme una birra, un caffè oppure un gelato – quello che vuoi che intanto assieme agli altri mi piace tutto sai?!”. Sorrise scuotendo la testa. “Guarda che ti sbagli, amico – stai sbagliando persona!” ritirando il pacchetto di sigarette e ritornando sui suoi passi. “Alaix, aspetta! Ti ricordi? -Sorridi, sorridi Sempre, tu che c'hai un bel sorriso, una bella bocca...”. Improvvisamente si fermò e girandosi: “Tu?” domandandoglielo sorpreso. “Conservo ancora la conversazione, sono io, Pietro, ricordi? Anche se non ti sei fatto più sentire, sappi che a me fa tanto piacere ora essere qua a parlarti.” - “Pietro... allora sei tu per davvero, e quelle belle Parole che mi hai detto... mamma mia... credevo fosse tutto uno scherzo...”. Ora era Pietro a sorridergli: “Tanto normale non sono – ma eccomi qua. Dietro di me, non c'è proprio nessuno... scherzo.” Si diedero la mano per poi abbracciarsi e rimanere lì in “stand-by” come per – sospendersi – dal mondo che da troppo non sapeva più fermarsi ad ascoltarsi. Senza più esitare Pietro gli rigettò addosso tutti i lamenti della solitudine, e il respiro da emotivo diventò ansioso – ansioso sempre di una Vita Viva: “Tu per il ponte del 2 cosa fai? Io pensavo di andare al Ticino – ti andrebbe? Se vuoi passo io a prenderti col furgoncino che carichiamo le bici e ci facciamo pure un bel giretto.” Bello come Pietro proponesse inviti a persone sconosciute come se fossero Amici d'una vita. “Ci vado già coi miei amici Pietro-” (-logico, ovvio!) “-ma anche tu verrai con me, ok?!”. E si ritrovò insieme sulla sua macchina la mattina seguente pronti per la gita lungo il fiume. Pietro gli rimase affianco tutto il tempo, non conoscendo nessuno – ma neanche lui d'altronde, però i due andarono d'accordo e si legarono tanto come se fossero stati sempre buoni Amici, magari chissà, di un'altra vita... parallela.
In un sabato di giugno, poco prima di mezzogiorno, Pietro si ritrovò come ogni week-end a smaltire la sbronza della sera precedente correndo nel parcheggio del campo sportivo del proprio paese, fuori Legnano. Iniziava a fare caldo sul serio, ma non rinunciò ai soliti giretti solitari in bicicletta e alle corsette al ritmo di una musica che non si faceva più sentire al giorno d'oggi. Forse era l'unica cosa che lo teneva in vita – la Libertà di girare a zonzo e perdersi oltre che nel tempo, nell'ambiente deserto che gli circondava. Il calcio era sospeso da un bel pezzo, poche le persone che frequentavano ora la periferia, ritornando in città per le loro di libertà. Il campo da calcio si trovava in una stradina chiusa, e oltre il parcheggio – l'immensità di boschetti e campi di grano. Posò la bici a terra e in un primo momento l'attenzione si concentrò su una macchina sportiva davanti all'ultima casa con a bordo 3 ragazzi che aspettavano probabilmente il quarto. Come volevasi dimostrare. Chissà che bello, pensò Pietro, farsi aspettare da degli Amici che ti vengono a prendere sotto-casa e aspettano pure che tu esca per andare – dato il borsone – in piscina, oppure al lago, o a casa di qualcuno a grigliare. L'invidia di – certe felicità – che per un'altra persona potrebbero essere impossibili, quasi un Miracolo. Poi l'attenzione si spostò su l'unica auto ora presente, anch'essa sportiva, parcheggiata al campo sportivo. Un altro ragazzo – e di sabato fine mattinata pareva veramente strano! Mise le cuffie e incominciò a correre con “Right Back Where We Started From”, senza dare nell'occhio. Il ragazzo in macchina ad un certo punto uscì e proseguì a piedi per il sentiero che dava ai boschetti. “Spacciatore?” pensò Pietro in corsa. Era troppo sospetto per passeggiare in blue-jeans e maglietta firmata, per non parlare degli occhiali da sole, le scarpe in pelle, collana al collo, I-Phone. A giudicare pareva un 96? 98? “'Sti ragazzi so' tutti uguali!” spettegolò Pietro, fra sé e sé. Ne vide arrivare un altro a piedi, con 2 sacchetti pieni, dirigersi verso la strada sterrata, poi un altro in bici con lo zaino anch'esso stracolmo di non so ché, e poi altri 2 in macchina, e altri ancora. Qui qualcosa proprio non andava – era troppo! Il fare poi sospettoso di sguardi mascherati dagli occhiali colorati e mascherine che puntavano dritti su Pietro, l'unico presente che cercò fino all'ultimo di fare finta di niente – macché, proprio Lui? Sbagliavano persona! E finita la fila dei “Men in Black” anche Pietro, a corsa finita o meglio interrotta, si guardò attorno e fischiettando come se nulla fosse, si precipitò verso il sentiero. La curiosità ammazza il gatto – ma il suo interessarsi delle vite altrui gli fece guadagnare quello che aveva sognato da troppo tempo ormai. Tante erano gli inviti alle grigliate che si vide annullare da quelli che parevano essere suoi “amici”. Se le poteva godere solo virtualmente dalle dirette che tanti ragazzi a lui cari facevano in sua assenza. Già la vita è una sofferenza di per sé – se poi gli toglievano momenti di Grazia e totale Relax all'ombra di gazebo di kiwi o fichi spontanei in compagnia... proprio il “midollo”! Pensando sempre al peggio, Pietro, percorso un centinaio di metri, si ritrovò davanti i ragazzi che stavano organizzando – abusivamente – una improvvisata grigliata in mezzo al verde. Non ci poteva credere: di certo non erano i Campi Elisi, ma una scena così di ragazzi seduto sull'erba e sui tronchi di alberi tagliati che si preparavano a grigliare e mangiare in compagnia, nel nulla e fuori dal mondo, non se la sarebbe mai aspettata, e francamente non ne vedeva da secoli ormai... Non è vero che certe scene si vivono solo nei film – e Pietro non aspettava altro che Viverle di persona. Si scusò dicendo che non era della “pula”, che non aveva alcuna intenzione di fare l'infame dicendolo alle autorità, che anzi sarebbe stato meraviglioso se si fosse unito, in qualche modo, a loro – anche senza mangiar nulla di quello che stavano preparando, perchè gli sarebbe piaciuto semplicemente star lì per compagnia, assieme a dei ragazzi. E quanto gli avrebbe fatto star bene, emotivamente, la Presenza di qualcuno in un posto e momento di Pace, così per far volare quel tempo che Tempo non era più. Così, senza pensarci un secondo, gli offrirono subito da bere e lo fecero sedere in mezzo a loro come se fosse arrivato – l'ospite d'eccezione – o un Dio lontano sceso in terra e servito di ogni dono offerto dai propri discepoli o servi. Al ritorno una pattuglia dei carabinieri gli chiese se avesse visto dei ragazzi giocare nei boschi e lui semplicemente rispose che era Unico, sì – l'unico a trovarsi nei paraggi.


FINE PRIMA PARTE




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Racconto scritto il 07/07/2020 - 22:13
Da Andrea Buggin
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