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Il vela

Ho ancora vivo il ricordo di Marco.
Il suo sorriso bislungo che mutava in apprensione e poi cospirazione, mentre tutte quelle parole scalciavano irrequiete in bocca, fino a liberarle e frantumarmi i coglioni.
Da ragazzi lo chiamavamo "il vela", ufficialmente perché si destreggiava nelle acque del golfo come provetto laserista, ma anche per quella sua indole conformista, che veleggiava sempre nelle acque più calme e sicure, sospinto dove spirasse il vento.
L'avevo incontrato recentemente. Aspettavo paziente il mio turno per acquistare il quotidiano all'edicola. Davanti a me un signore che disorientava la titolare con fervore in chiacchiere da orticaria, costringendomi a vagare annoiato tra riviste patinate di esperti in ogni genere.
Poi incrociai gli occhi disperati di Mirella e cercai di salvarla: "Solo Il Piccolo...", con le tre monetine in bella vista tra pollice e indice.
Fu in quel momento che l'oratore si accorse che attorno a lui ci fosse qualcun altro e si voltò.
Era Marco, lo riconobbi subito.
Un po' più tondo, un paio d'occhiali blu elettrico, i soliti capelli arruffati, anche se un po' meno folti, ma i tratti lo distinguevano e lo identificai immediatamente.
A dire il vero quegli occhiali così appariscenti avrebbero potuto essere un indizio che qualcosa nel frattempo fosse cambiato. Ma lo battezzai come un vezzo di mezza età. In fin dei conti anch'io temporeggiavo con l'incedere infame degli anni.
Fu pesante, logorroico, invadente, estenuante, mentre mi domandavo perché uno squalo bianco non lo avesse divorato quando era ancora tenero e duttile.
"E tu cosa ne pensi?".
Fu come trovarmi alla lavagna e impreparato. Avevo inserito il navigatore automatico e buona parte di quello sproloquio non aveva attraversato la bolla in cui mi ero rifugiato.
Così lo guardai inespressivo: "Mi sembra un azzardo".
Una frase che usavo spesso, ultimamente, un po' per prendere le distanze senza ingiuriare, sembrargli un caso disperato, costringerlo a ripetere tutto di nuovo.
Ma non avevo fatto i conti con Marco, che cocciuto insistette e capii di cosa stesse parlando.
I semafori.
Già, proprio quei semafori.
Niente 5G, Soros, Bill Gates, scie chimiche, vaccini…
Effettivamente,  qualcosa di alquanto bizzarro e originale.
Beh, gli fui grato di questa opportunità. In un certo senso mi sentivo un privilegiato. Alla faccia di tutti quegli argomenti triti e ritriti. Qua eravamo davanti a un precursore del movimento di liberazione dalla costrizione dei semafori.
Uno squallido complotto, un'imposizione che ci costringe a fermare la nostra volontà più legittima.
Un freno che impedisce la nostra libertà di movimento.
Quando è innegabile che lo spazio sia di tutti e che nessuno può permettersi di privarci di un nostro diritto.
Martiri di un sistema che ci ordina in file come pecore, con pastore un sordido semaforo che c’impone quando muoverci e dove.
Più o meno questa era la sintesi delle sue elucubrazioni e alla fine esibendo una pausa teatrale che conquistava l'attenzione formulava la frase magica: "Servi del potere".
Mi sentivo parte in causa, da cui mi dileguai con una stretta di mano frettolosa, qualche perfido incoraggiamento e la rassicurazione di pascolare nel suo profilo fb.
La storia finì in tragedia e confesso che non vado orgoglioso di quel ghigno soddisfatto che comparve sulla mia faccia.
All'incrocio più pericoloso, dove s'intersecano la statale e le comunali più trafficate, proprio in prossimità del porticciolo, beh, l'urto fu di grande interesse.
Della sua piccola utilitaria non restò granché e neanche di Marco, a dire il vero, tra quelle lamiere contorte.
Sono sicuro, però, che un attimo prima dello schianto un autentico compiacimento sia comparso sulla sua faccia.
L’ombra che procedeva spedita, serena e sovrana alla sua sinistra era quella di un camion che indifferente e complice devoto se n’era fottuto di quel semaforo dalla palla rossa accesa.



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Racconto scritto il 21/11/2020 - 10:46
Da Moreno Maurutto
Letta n.110 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Per il resto fluida e piacevole la scrittura, ha il pregio di dare un taglio approfondito a "Il vela" che nel bene e nel male vanta di un profilo molto realistico grazie pure ad una serie di descrizioni davvero apprezzabili.
Il racconto mi è piaciuto? Ti rispondo con le parole dello spot thè Infrè riadattato da me medesimo:
--- Racconto tiè - è buono qui, è buono qui ---

Giuseppe Scilipoti 26/11/2020 - 11:45

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La parte centrale si avvale di una forma di lezione/introspezione, in effetti mi sono sentito impreparato anch'io dinanzi ad un tizio così, così... così. Punto.
Non mi aspettavo il drammatico finale, con abilità scrittoria, tra le varie cose hai dato prova di una narrazione... non a senso unico.
(segue)

Giuseppe Scilipoti 26/11/2020 - 11:44

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"Il vela" da... controvela. Ad un certo punto la parte iniziale sa di "quotidiano" per poi spostarsi su Marco, uno di quelli che appena vedi ad esempio in un bar, ti penti di esserci entrato e nel peggiore dei casi ti fa andare di traverso il caffè magari col desiderio di prendere il cucchiaino e di ficcarglielo... in bocca. Per zittirlo.
(segue)

Giuseppe Scilipoti 26/11/2020 - 11:44

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Semaforo verde per questo racconto! Ho dato il via alla lettura e devo proprio ammettere che "Il vela" è uno dei tuoi personaggi migliori. Narrativamente parlando. E sai cosa? Come ben sai la chiave di ogni personaggio principale ben delineato in un costrutto narrativo è da cercare all'interno del significato della parola empatia. E qui l'io narrante per il suddetto non ce l'ha. Idem con patate (e rosmarino) il lettore. Ed è proprio questo che rende funzionale il racconto.
(segue)

Giuseppe Scilipoti 26/11/2020 - 11:43

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Grazie tante Mirko! Il vela probabilmente aveva un karma insofferente .

Moreno Maurutto 22/11/2020 - 10:42

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Chi nella sua vita non ha avuto un "Vela"... Il mio era "Il Cassa", operatore ecologico felice di esserlo ma che non perdeva concorsi o occasioni per proporsi come becchino al cimitero del paese. "Era" solo perché poi io mi sono trasferito... credo gli sia andata decisamente meglio che al "Vela".

Mirko D. Mastro(Poeta) 22/11/2020 - 06:22

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