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LA CASA DEL SEGRETO

LA CASA DEL SEGRETO


Era in balia degli eventi atmosferici e a causa dei materiali di cui era composta, pietre, assi di legno e sabbia, non riusciva ad opporre una grande resistenza alle forze della natura. Ora esposta agli attacchi del vento, che spesso soffiava impetuoso da nord e da sud, ora esposta alle forti piogge che, improvvise e violente si abbattevano lungo la costa e sullo sperone roccioso su cui era stata edificata molti anni prima, ora esposta alla forza dell’acqua del mare che, quando si ingrossava e si agitava, non conosceva ostacoli e spinta dalla pressione della corrente, invadeva coste e spiagge, trasportando e depositando alghe, sassi e sabbia, si infiltrava inarrestabile tra gli scogli corrodendone le forme e creandone nuove, come un artista capriccioso e a volte riusciva a lambire gli scogli più alti. L’aria colma di iodio e sale contribuiva al suo deterioramento e il ferro diventava ruggine e il colore sbiadiva fino a scomparire.
Era una casa, solitaria e abbandonata da tempo, ormai in rovina e anno dopo anno perdeva dei pezzi qui e là. Il tetto spiovente, ricoperto da assi di legno e tegole ricurve, cosi come le mura, recavano squarci, ferite, crepe che si allargavano sempre più. Le imposte in legno, chiuse e scolorite, non si aprivano ormai da molto tempo. Tutt’intorno era ricoperto da erbacce e rovi che invadevano ogni spazio possibile e soffocavano piante e alberi.
Eppure questa piccola casa, costruita lassù, a dominio sul mare e un tempo abitata, ormai in stato di abbandono, conservava al suo interno, un segreto. Le sue spesse mura in pietra lo avevano custodito, difendendolo dalle lunghe spire della cattiveria e avidità umana e tale sarebbe rimasto, disfacendosi nel tempo con l’abitazione se non fosse giunto, per caso, in cerca di un rifugio per una improvvisa pioggia, Davide, appassionato di trekking che quando poteva si concedeva per scoprire luoghi sconosciuti, in zone boschive di montagna o di mare.
Nella vita di tutti i giorni lavorava da impiegato presso una compagnia assicurativa, ma quando era libero, studiava un nuovo percorso, prendeva il necessario che metteva in uno zaino, si liberava di giacca e cravatta indossando tute comode e scarpe sportive adatte e partiva, da solo o in compagnia. Nemmeno Gabriella, la sua attuale innamorata, era voluta andare a trascorrere quei giorni di vacanza, lungo la scogliera dell’isola di Marettimo, l’ isolotto più occidentale delle Egadi, dove le acque del Mediterraneo si confondono con le correnti atlantiche che giungono dallo stretto di Gibilterra. Un piccolo gioiello di quel triangolo, posizionato nell’area antistante Trapani, con il suo paesino di pescatori, un pugno di case bianche con le imposte azzurre raggruppate presso il porto. Davide aveva in programma di visitare un faro, che doveva trovarsi lungo la scogliera, ormai spento da anni.
Le previsioni meteorologiche davano pioggia e solo lui, folle e caparbio, aveva preso il traghetto ed era giunto nella piccola isola.
Queste lunghe escursioni lo rilassavano e lo tenevano in forma. Era alto e bruno e il viso, dall’espressione determinata e seria, quando si apriva al sorriso, diventava irresistibile. Si avvicinava ai quarantanni ma non aveva ancora trovato la sua anima gemella e anche con Gabriella sentiva che non sarebbe durato a lungo. Se il suo presente era piacevole, non così poteva dirsi del suo passato. Era rimasto orfano da bambino e i suoi parenti avevano trovato presto modo di metterlo in orfanotrofio, un luogo desolato e triste, dove spesso serpeggiava violenza e prevaricazione. Ne uscì maggiorenne, con un diploma di ragioniere che sfruttò subito in un primo lavoro e l’animo rabbioso. Da quel momento decise lui della propria esistenza e si impegnò a costruire la sua autonomia. Avrebbe dimostrato che non aveva bisogno di nessuno e che poteva farcela da solo. Adesso era riuscito nei suoi piani, ma le sue ferite, nascoste e profonde, erano ancora vive.
Era giunto nell’isola la sera precedente, alloggiando dalla signora Maria che gli affittava una piccola casetta accanto alla sua e gli preparava da mangiare.
– Davide, che piacere vederla! - lo accolse Maria con il grembiule e l’aria affannata, poiché si era già messa ai fornelli da cui giungeva il profumo di frittura di pesce fresco e di altre prelibatezze.
- Grazie , mi sembra di arrivare a casa ogni volta che arrivo qui – rispose Davide
Dopo aver chiacchierato con la signora e altra gente del luogo che ormai conosceva, si recò a passeggiare lungo il molo ad ammirare il cielo stellato e il mare, che stranamente, era calmo. Trascorse la notte serenamente e la mattina dopo si preparò per l’escursione.
- Davide, vedi che è prevista pioggia – lo informò Gioacchino, un ex pescatore anziano che ora si divertiva a fare lavoretti con il legno.
- Grazie, ma anche se piove poco importa, troverò un riparo o torno indietro.
Un coro di raccomandazioni seguì la sua partenza per la zona costiera dove si trovava il faro. Percorse una vecchia strada sterrata, una mulattiera non più frequentata da nessuno, ormai regno di erbacce, pietre trasportate dalle acque, rami spezzati e osservava il cielo che effettivamente si era annuvolato e non prometteva nulla di buono. La vecchia trazzera si snodava verso la montagna e quando giunse nella parte più alta, Davide rimase incantato ad ammirare lo spettacolo che si presentava ai suoi occhi. La distesa del mare, con le sue mille sfumature di azzurro che variavano dal turchese al verde più intenso, sullo sfondo le sagome delle isole di Favignana e di Levanzo e la punta estrema della Sicilia con Trapani, sormontata dal Monte San Giuliano con la città di Erice sulla cima. Una meraviglia.
Ma le nuvole grigie turbarono quella visione e le acque del mare persero colore divenendo grigie e opache. Un vento fresco si mischiò presto ad una pioggia che divenne presto battente. Accidenti, doveva trovare un rifugio. Continuò il cammino bagnandosi e finalmente si accorse della casa. Aveva un aspetto solitario e tutt’intorno era solo silenzio. La pioggia divenne presto temporale, con fulmini e tuoni. Davide spinse la porta con forza ed entrò. Estrasse dallo zaino una torcia ed esplorò l’abitazione. Era entrato in una cucina con un caminetto spento. Tutto sembrava lasciato in ordine, anche se molto impolverato. Ma alcuni oggetti lasciati in giro facevano pensare che chi abitava quella casa pensava di ritornare. Riuscì ad aprire una finestra e finalmente entrò la luce esterna. Si guardò attorno meglio. Una caffettiera era rimasta sul fornello spento, alcuni indumenti femminili erano poggiati su una sedia pronti per essere stirati. Fece un giro nelle altre stanze: quella da letto, dove stava un pigiama tolto e lasciato sulla sedia e il bagno.
Nell’armadio erano appesi anche indumenti maschili. Si trattava di una coppia che viveva in quel luogo sperduto. Nella penombra urtò una libreria e da uno scaffale scivolò, spargendosi sul pavimento, una carpetta piena di fogli e una foto.
Incuriosito raccolse tutto e si sedette al tavolo della cucina dopo aver tolto la polvere, per leggere tutto con calma. La foto ritraeva una coppia di innamorati su una barca. Iniziò a leggere i documenti, ricomponendo, come in un puzzle, i pezzi di una storia struggente e tenera al tempo stesso.
Lei era Marta in vacanza con il marito a Favignana, lui era Vito e viveva con la moglie a Marettimo dove lavorava in un piccolo ufficio postale. Si erano incontrati su un peschereccio utilizzato per le escursioni dei turisti attorno alle isole dove Vito, competente della flora e fauna marina del luogo, guidava i turisti. Erano rimasti a guardarsi tutto il tempo. Era nata una relazione clandestina e i loro incontri avvenivano proprio in quella casa sullo scoglio. Quando Marta scopri di essere in attesa di un figlio, lasciò il marito e si rifugiò in quella casa e Vito decise di lasciare sua moglie per stare con Marta. Rifugiati in quella casa, dimenticarono quanti nemici avevano e erano felici. Al momento del parto giunse dal paese la levatrice che con abilità, dichiarò la morte della neonata. In realtà la sottrasse a loro per darla ad una famiglia di pescatori che non riusciva ad avere figli, come aveva architettato Sara, l’ ex moglie di Vito, spinta dalla gelosia e desiderosa di vendetta.
Marta e Vito avevano scoperto da poco la verità e erano sulle tracce di Angela, così si chiamava la figlia, che i falsi genitori avevano cresciuto e fatto studiare.
Davide richiuse il carteggio e decise di tornare in paese. Doveva sapere che fine avessero fatto tutti e tre. Giunse presto nel borgo marinaro e subito chiese alla signora Anna, che gli aveva preparato un buon pranzetto, se sapeva di Marta e Vito.
- Erano una coppia clandestina. Fu uno scandalo perché erano sposati, ma erano unioni infelici. La figlia morì durante il parto e dopo anni, quando ottennero il divorzio andarono a stare nella loro casa lungo la scogliera, per stare lontani dalle chiacchiere. In quest’isola sono maligni e arretrati. Poverini morirono in un incidente di macchina -
Erano morti quindi, per questo la casa era in abbandono. Angela di sicuro non era a conoscenza della sua vera origine, ma era giunto il momento che conoscesse la verità. Con la testa confusa fece due passi nel piccolo centro abitato, tra i vicoli e tra le piccole botteghe di souvenir o abbigliamento. Chiese in giro di una ragazza che aveva conosciuto di nome Angela e tra risatine e battute indicarono alcune donne che avevano quel nome. Una lavorava in un negozietto poco vicino.
Si avvicinò alla vetrina, dove una giovane ragazza stava posizionando alcuni capi. Era china e i lunghi capelli scuri, nascondevano il viso. Che fosse lei?
Entrò in negozio con la scusa di un regalo. La giovane era da sola e il suo aspetto lo lasciò incantato. Non alta e bruna di capelli di occhi, snella e semplice nel vestire. C’era in lei una grazia e una dolcezza che lo avevano colpito profondamente.
- Che tipo di regalo? per la fidanzata o la moglie? - chiese con garbo
- No, sono libero. E’ per il compleanno di una amica -
- Allora una borsa potrebbe essere un buon regalo -
Gli mostrò alcune borse lavorate a mano, bellissime nei colori estivi e Davide ne scelse una. Decise di presentarsi:
- Mi chiamo Davide e sono qui in vacanza, posso sapere il tuo nome?
- Angela – rispose lei sorridendo
Una volta fatta amicizia chiacchierarono amichevolmente e infine decisero di cenare insieme. Lui era sicuro di essere stato fortunato e che si trattava proprio di lei.
Giunta la sera aspettò nella piazzetta, con il cuore in tumulto. Provare quelle emozioni lo spiazzavano, evidentemente quella vicenda e quella ragazza lo avevano colpito profondamente. Doveva scoprire e avere conferma che si trattava proprio di lei. Angela finalmente giunse, affannata e anche lei in tumulto. Indossava un pantalone nero e una giacca scura, mentre i capelli raccolti sulla nuca, mettevano in risalto orecchini di corallo abbinati ad una collanina con un ciondolo anch’esso di corallo.
Parlarono a lungo e dopo cena, proseguirono a discutere passeggiando lungo il mare. Davide scoprì che il padre era artigiano e la madre era morta. Allora non era lei! Decise di svelare la sua ricerca.
- Angela, devo confessarti una cosa. Sto cercando una ragazza di nome Angela figlia di un pescatore, penso della tua età. Ho qualcosa da raccontare. Un segreto che ho scoperto per caso e che ti prego di non dire a nessuno. -
Angela si era fatta seria e col viso contratto ascoltò quella strana vicenda. Alla fine si era incupita al punto che lui le chiese:
- Che c’è Angela? -
- Domani sono libera, potremmo fare una gita e andare in questa casa? -
- Perché vuoi vederla? È una casa abbandonata, triste -
- Penso di essere io quella che cerchi -
- Ma come, hai detto che tuo padre è un artigiano e invece quello che cerchiamo fa il pescatore.
- Lo era, poi ha dovuto smettere a causa di una brutta artrosi e si è messo a dipingere vasi e piatti. Devo confessarti che, anche se non mi hanno fatto mancare nulla, sentivo che c’era qualcosa di strano in loro e che mi nascondessero qualcosa -
-Dovremmo parlare con la levatrice. Puoi sapere chi è? -
L’indomani si recarono da lei, vecchissima ma ancora lucida. Raccontò loro dei soldi
che la moglie di Vito le aveva dato per sottrarre la neonata. Andarono anche dalla moglie di Vito, che viveva da una sorella che l’accudiva.
Li fece entrare e si avvicinarono a quella donna che era stata causa di tutto e che adesso era l’ombra di se stessa, con il cervello che spesso andava via.
Si sedettero e Davide le disse:
- Signora Sara, buon giorno -
- Chi siete? Che volete?
Intervenne Angela:
- La bambina, diteci della bambina -
- Quale bambina? La bambina di Vito è morta -
- Siete sicura?
La sorella si parò davanti cercando di impedire quella conversazione che poteva essere compromettente.
-Lasciatela tranquilla, non vedete che sta male e vaneggia?
- Ascoltate signora Fina, lei è l’unica che può svelarci di chi sono figlia io e perché ha fatto una cosa del genere. Per gelosia? Mio padre lo stesso l’avrebbe lasciata. La vita con lei era un inferno.-
-Che ne sai tu? -
- Me lo hanno detto in tanti -
A quel punto Sara le guardò con gli occhi spalancati e cominciò ad inveire:
- Io gliela ho tolta la bambina, io!! dovevano piangere tutti e due, invece di essere felici, così capivano che cosa significa soffrire. -
Tutti ammutolirono di fronte a quella confessione. Poi Davide chiese ad Angela:
- Cosa vuoi fare, la vuoi denunciare?
- No, a cosa servirebbe? I miei sono morti disperati, per avermi creduta morta e scoperto l’inganno, stavano per ritrovarmi, mentre i genitori a cui sono stata venduta, mi hanno cresciuto con affetto. Parlerò con loro per vivere nella chiarezza, ma non li abbandonerò anche se mi hanno taciuto una cosa così grave. Adesso vorrei andare al cimitero da loro. -
Così fecero e ad Angela fu consegnata quella casa sul promontorio e tutta la documentazione che la riguardava.
Quando si salutarono rimasero a guardarsi a lungo e Davide le disse:
- Ti ho sconvolto la vita Angela -
- No, si è chiarita. Ho motivo di ringraziarti.-
Si presero per mano:
- Io adesso devo rientrare in città. Ma verrò a trovarti-
- Lo so. Io sono qui.
Il traghetto era semivuoto e sbuffando si mise in moto, solcando le acque e dirigendosi verso Trapani. La giornata era grigia e ventosa, ma a loro non importava perché entrambi sentivano il calore di un sentimento nuovo che non riuscivano a confessare, ma che inevitabilmente aveva cambiato la loro esistenza. Andavano avanti, scontenti e distratti, l’uno cercando di programmare giorni liberi dal lavoro per partire, Recandosi al porto a vedere i traghetti che arrivavano, lei.
Trascorsero i giorni e Davide temendo delusioni e abbandoni, provati da piccolo, cercò di adattarsi alla vita di prima. Ma la compagnia degli amici e di Gabriella, non gli piaceva più. Rimase un giorno chiuso a casa, a rimuginare, poi di botto decise. Chiese alcuni giorni di ferie e partì. Era una splendida giornata e l’isola profumava di primavera e il sole illuminava le case bianche e azzurre del piccolo borgo. Cercò Angela che non appena lo vide si illuminò in un sorriso fantastico, correndo verso di lui.
Decisero di andare a vivere insieme, ma prima Davide conobbe la sua famiglia adottiva e programmarono di sistemare la casetta che era stata di Vito e Marta, i veri genitori, dove avrebbero alloggiato quando sarebbero venuti nell’isola in vacanza. La piccola casa che aveva custodito un importante segreto, tornava a vivere e la coppia tanto derisa e condannata, ritrovò finalmente la sua pace.




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Racconto scritto il 07/10/2021 - 13:34
Da Patrizia Lo Bue
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