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L’autore del Tomo 5:10

nolite interficere




cap V- Bufala per quattro stagioni


aprile 2020: degli anziani non resta niente, se non il ricordo disegnato nel cielo dalle altalene che conoscono le regole. I saggi sguardi delle vecchie panchine che conoscono le eccezioni, continuano a morire.
Confuso… mi innervo, zufolìo tra i vocaboli. Se siete qui, grazie… di condividere nuvole e magia.


Non sono righi nel tomo questi, non è un nuovo capitolo o un’appendice. E’ più una richiesta d’aiuto. L’urlo disperato di una stella imprigionata dentro al cielo, dentro le sue leggi senza poter lasciare la scacchiera.
Nessuno nello studiolo. Niente signora col velo o uomo con le mani giunte, solo sulla tappezzeria un coleottero.
Samaèl, se è vero che sono stato io a crearti ora è tempo che tu mi restituisca il favore.
Come ben saprai qui le cose vanno male. Si dice che se la pandemia non sarà stata contenuta verrà dichiarato il biocontenimento. Che parolona. Il più alto grado di controllo: i protocolli prevedono che il mondo intero si fermi completamente per 21 giorni. In casi estremi, checkpoint militari approntati garantiranno i rifornimenti necessari alla popolazione…


«Rigido o no, l’isolamento ora è la cura. Non sei d’accordo con me?».
“Probabilmente. Bentornato. Sei al corrente?”.
«Etiam. Sì, scusa. Fra l’urlo e il silenzio c’era un sospiro. Ora appartiene tutto a Mefisto.
Ti ho strappato al tuo destino, saresti tu in debito con me. Quando conversasti con le elucubrazioni di Poe, in quella notte di brattee al vento ti presi autore. Ti feci credere di essere stato vittima di una collisione, con tanto di puzzo di benzina e rumore di lamiere. Ma è dai tuoi pensieri aleatori che ti raccolsi… restituendoti al tomo».
“Non ne avevi il diritto, avresti dovuto…”
«Avrei dovuto salvarti! Ed è ciò che ho fatto. Comunque, che ti serve…».
“mmh Ho pensato tu possa fare qualcosa per i miei ragazzi. Portarli lontano, tenerli con te. Qualcosa. Risparmiarli…”.
«Un modo ci sarebbe…».


Un odore sgradevole di plastica mi fece chiudere e riaprire gli occhi, questione di pochi secondi.
Lo stesso odore dei guanti in lattice che utilizza ogni giorno mia moglie essendo costretta a toccare superfici ambientali. Dicevo…pochi secondi. Ero solo. Sulla tavola tra due mascherine di quelle col filtro, un tablet. Lo schermo illuminato, e un post it «Icona tonda in alto a destra, Samaèl».
Diavolo di un angelo, che significherà!? Questi cosi tecnologici li capisco poco.
Mia moglie dorme. Nella stanza più grande i letti dei bambini sono vuoti!
Signore, che ho fatto…


Mi andrebbe una sigaretta in balcone, se qualcuno girasse la pagina di questo maledetto tomo. L’alba già vecchia sui tetti delle case. Un battito d’ali, zuppe del caffè nella tazza, al cuore… che dirò a mia moglie!? Si sveglierà e non troverà i bambini. Se le raccontassi di Samaèl mi darebbe per matto. I bambini, dove ho messo quel tablet…
Sulla tavola, con lo schermo sempre acceso mi accorgo dell’icona. Poco convinto la sfioro. Si apre uno di quei giochi che piacciono ai ragazzi. Una serie di scritte su sfondo italico cominciano ad apparire come impazzite:
Luce, Orma di Dio. E ancora Eroe bianco con anima nera.
E Samaèl. Che ci fa seduto sotto l’Ala col mercato, ai piedi della Torre Civica? Lo sfondo mi pare di riconoscerlo… un’altra scritta, questa volta su di una pergamena: Cisuliacum.
Forse il nome del gioco. Ok, Wikipedia… bella questa, il nome del paese di mia moglie quando fu borgo romano.
Scopo del ludus: accompagnare un palloncino di tempo compresso tra i centurioni, oltre il grande bosco dove un coleottero estremamente vorace disperde nell’aria il suo veleno.
E che ci azzeccano i bambini!? Ancora scritte… Tre aiuti:
1) Adonay, rifrazione della Luce che gli umani contemplano nell’arcobaleno.
Non posso crederci, il personaggio ha il volto del mio Simone…
2) Jach, l’orma di Dio nelle vibrazioni delle note musicali.
L’omino è Samuele, pazzesco.
3) Eleh il Bianco, con anima nera.
Non poteva mancare Nicolò.
I miei ragazzi… ma che diavoleria è questa!? Le schermate sono piacevoli, i loro volti sereni.


“Arrivo cara”, mia moglie è sveglia. Ora che le dico…
Forse ho le traveggole. Attorno alla tavola lei e i bambini mi aspettano per la colazione… ci andrei, se non mi trovassi imprigionato tra la prima di copertina e il dorso.
Che il virus si sia preso pena e abbia scelto di infettare unicamente il dispositivo… Lasciandoci. Stanco forse di sfruttare le nostre vulnerabilità!?





-nel tomo, in calce


in bilico su queste dita
di una mano che posso solo
provare a stringere forte.


Forte,
almeno quanto
la paura per la morte




non uccidere




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Racconto scritto il 07/03/2023 - 19:14
Da Mirko D. Mastro
Letta n.82 volte.
Voto:
su 3 votanti


Commenti


Sapere, capire e comprendere erano le parole chiave di quello sfortunato periodo, compresi i ventun giorni di fermata totale del mondo. Però, in fondo, era anche bello ascoltare il silenzio che aveva la meglio sul rumore monotono delle macchine in movimento e lo sguardo si perdeva nel blu del cielo senza le scie lasciate dagli aerei, solo le nuvole ne facevano coreografia.
Ottimo racconto tra ricordi e pagine del Tomo dove l'autore ne fa parte.

Maria Luisa Bandiera 08/03/2023 - 07:02

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E ora aspettiamo...l'inaspettato!

Anna Cenni 07/03/2023 - 20:37

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Nel metaverso c'è angoscia, meglio uscire andar per i boschi con le stelle infronte e respirare odore di pino.
Non tutti i giochi..son per bambini.

Anna Cenni 07/03/2023 - 20:20

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Splendido questo capitolo, letto d'un fiato. Una tensione in attesa di sapere, capire... sei geniale, Mastro Poeta.
Aspetto il prossimo, complimenti!

Marina Assanti 07/03/2023 - 19:59

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