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L’autore del Tomo- custodi librum clausi

Nolo aliis effercio




Nella giacca, tra le ombre che sembravano averlo seguito dalla soffitta, Simone non capiva se a svegliarlo fosse stato il sottile profumo lento dei bucaneve alla finestra che cercavano di fermare sui petali il fiato dell’aria fresca del mattino o il ticchettio del suo Roger Smith.


Dentro la volga parcheggiata sull’enorme spiazzo davanti al capanno il soffio del vento tra i salici svegliò Samaèl.


Sulla pagina strappata sotto il gomito a margine nel tomo una frase mai scritta… “ti prego intima mancanza, ho letto un dolore e l’ho respirato. Ma forse era solo muschio” tra le mani carezze oramai perdute, l’autore. “Accetta questo dolore per averti svegliata. Neve astratta coprirà gli occhi lucenti di chi legge, e prima che ti perda…”


«shhh, sottovoce… respira il muschio sotto quella tua barba» il dito asciutto girava dentro a un tovagliolo sul sedile dell’auto nera.


E’ stato un periodo complicato quello trascorso, giorni come il morso della fame. Ore passate in attesa senza neppure una parola, tra una pozzanghera e la suola le aspettative.
Silenzio dal re di tutto e del niente.
<<Resterei coi sogni a stelle spente sul riloga dietro le tende, papà… se potessi>> Simone, in equilibrio su una lacrima <<Ti lascerei andare nell’avvoltolare ingiallito di una foglia, sulle pagine sfogliate dal vento. Ti lascerò andare… ma non oggi>>.


Samaèl guarda verso Parco Lazienki, nel ricordo irreale dell’acqua «Autore, sei il modo che la fonte ha trovato per andarsene in giro anche lontano dai corsi d’acqua. Col suo suono ti muovi ancora nella vita, amico mio. I tuoi figli, come i fuochi d’artificio di una sera proveranno a fare rumore in un cielo in prestito. Solo un po’, tutti i giorni.
Ma adesso accendi quel tablet!».
Dallo schermo ora illuminato ecco apparire Adonay, Jach e Eleh il Bianco… e al fianco degli arcangeli, Samaèl scendere dal cielo con in mano un sigillo. Da loro un barlume in sospensione iniziò a disperdersi nei pensieri e sogni da una tromba celeste che come note, affollando i suoi tre tasti, costrinse il demonio a fare ritorno nelle incisioni in acquaforte della rilegatura del tomo per mille anni. L’umanità sudò così via tutta l’infelicità…


Questa storia appartiene a un tempo che non c’è più, quando non ci si parlava con sms e mail.
Continua a leggere Simone “Io sono un aviatore, ma particolare. Il mio aeroplano di carta percorre sempre gli stessi sogni, e con il vento abbiamo un patto. Il vento ed io abbiamo rispetto per le pagine, amiamo vederle muoversi sulle dita di occhi da stupire con gocce come di pioggia che lasciano cerchi improvvisi sul tavolo da girare col dito e bolle immote sul polpastrello, da soffiare.
Per un lunghissimo periodo come solo i bambini ho corso senza nulla chiedermi tra tre ragazzi che guardano dentro al calamaio e ci vedono il viso della madre, e lei”.


Credo di essermi addormentato, pensò Simone, devo aver sognato di volare. Il libro aperto sulle ginocchia…
“Così il vento quando mi vede passare le canne non le piega, ma le suona. Per non mettermi paura.
Mi piacciono le pagine. Mi è sempre piaciuto immaginare dalla carta e dalla calligrafia cosa pensate voi, come ora vive lei. Lei sul terrazzo tra il granturco che toglie il francobollo con le unghie e lo incolla sul cuore, e scrive qualcosa con la matita tra i capelli”.


La poltrona lo avvolge… continua a perdere il rigo Simone.
<Devi esserti assopito, fratellone> Nicolò e Samuele, dalla stanza dirimpetto <Domani troveremo un momento per andare da mamma>.
La lettera da segnalibro nelle pagine che si chiudono da sole; ancora un’ultima frase, sembra voler dire il ragazzo… Scende piano sul tavolino un aeroplano di carta. Adesso sa.


Le brattee ondeggiavano al vento sul fianco della collina come terrificanti braccia.
Il pensiero si fermò sulla grammatura del caffè nella tazza. La notte si decise.
Sorrise Samaèl pensando a come anche gli oggetti possono diventare protagonisti e tratteggiare l'atmosfera «Ho supplicato il Padre mio affinché potessi accompagnarti, autore… non volevo ci fosse con te la Nera Poetessa mentre volgerai all’occaso».
“Amico mio, torna da Adamantina. E’ solo per me questo ultimo sole triste. Torna dal tuo bambino. Copri il viso di fronte a lui, e d’improvviso… cucù?! Come vorrei fare io…”.


Quando sul pelo dell’acqua soffia il forte vento che scuote Varsavia dicono si senta un cigolio nelle incisioni in acquaforte della rilegatura, e un lezzo di tabacco. Dove dicono il demonio abbia fatto ritorno.
Vi dirò solo di non aprire il tomo.


Il ratto uscito dal quadro coperto solo in parte dal lenzuolo capì che il momento era giunto ‘L’umanità così sudò via tutta l’infelicità, come quando si sfebbra da un malanno durato troppo a lungo’ e si sdraiò accanto a me. Si percepiva l’odore della polvere della trebbiatura. Restai lì.


Non so se siano trascorsi dieci o mille anni… quello che so è che me ne stavo tra le pagine bianche del decimo capitolo mai scritto.
“Chi è? Ho da fare…”.
Qualcosa dava voce al batacchio -Sono il vecchio della locanda a cui non desti mai un nome. Mi manda Samaèl-.







-le parole che danno voce al ratto sono liberamente tratte da una citazione di F. Caramagna




Almeno quanto cerca
di fare nell’ombra la morte




Non desiderare la roba d’altri



Tenete il libro chiuso
(ut continues…)




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Racconto scritto il 24/03/2023 - 06:02
Da Mirko D. Mastro
Letta n.239 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Dice bene, Anna. Uno scritto intriso di poesia, tra fantasia e ricordi... desideri nello snodarsi del racconto. Splendido capitolo!
Complimenti, Mastro Poeta, al prossimo...

Marina Assanti 24/03/2023 - 17:32

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Come scorre l'acqua di un torrente, calma in superficie, agitato nel profondo,io leggo lo stupore nei miei occhi mentre scorro..i tuoi righi!!
Uno scritto supremo, intriso di poesia e prosa che entrano nell'anima come può fare un gatto tra le porcellane, le sfiora ma non le rompe. Bellissimo capitolo..e di questo ti ringrazio.

Anna Cenni 24/03/2023 - 12:32

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