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L'eremo.

Alle Sorgenti.
La preparazione.


Dopo aver bevuto alla sorgente dell’Arno è giunto il momento di bere a quella del Tevere. Ne parlo con Adelmo, appassionato di caccia e buon camminatore. “Bella idea ma, nel periodo di caccia non mi sposto dalla mia zona.” - Abbiamo pensato di partire a Luglio, ti unisci a noi? L’idea non mi dispiace, ma, qualche cima dobbiamo farla, altrimenti io resto a casa. Io so delle doti di Adelmo, non solo come camminatore ma, pure come esperto di cartografia. Molti pomeriggi li passiamo a studiare i sentieri e i vari percorsi, stabiliamo il punto tappa. Il paese di Balze è un buon punto di partenza. Inoltre ci sono varie alternative per il trekking che abbiamo in programma. Si decide di noleggiare un’auto per il viaggio e stabiliamo la regola di guidare a turno, mentre lasciamo alla sorte, la scelta della logistica.

Il giorno della partenza


Il punto d’incontro è la piazza del paese. Cinque ore di guida alternata per arrivare a destinazione. Ci mettiamo in movimento carichi come muli, dobbiamo trovare posto per sistemarci. Non c'è un albergo nemmeno a morire! Adelmo: - armiamoci di pazienza e qualcosa troviamo! Siamo nei pressi di un punto panoramico, una indicazione provvidenziale: Albergo Sorgente del Tevere. In forte salita arriviamo a destinazione. Entriamo. Siamo accolti calorosamente da una signora bassa di statura e robusta di corporatura, a me sembra una pallina. Domandiamo se ha posto per un soggiorno di mezza pensione per una settimana. “Certamente!” Lo esclama con un sorriso straripante, contagioso. Le fossette sulle guance risaltano, rendendola ancora più simpatica. Il prezzo è economico, ideale per le nostre finanze. Ci mostra le camere. Ne prendiamo possesso e ne approfittiamo per un meritato riposo. Poi, un giro nei dintorni per fare arrivare l’ora della cena. Quando rientriamo in albergo, la signora, trotterellando ci viene incontro. Ci accompagna nell'ampio salone e indica il tavolo. Arriva con due piatti ovali colmi di salumi, li posa nel mezzo del tavolo e in due cestini di Vimini con dentro il pane ancora tiepido. La segue a ruota il marito con due fiaschette di vino nero e due caraffe d'acqua. “ Dalla sorgente del Tevere per voi! Mettiamo in movimento le mascelle e ci buttiamo a capofitto sul pane e sul salume. Tra una boccata e l’altra escono pure fuori le parole. Prima fluide, poi, un pochino impastate. Aneddoti che ognuno di noi racconta con spensieratezza. La cena termina con due certezze, la prima: ci siamo saziati a dovere, la seconda è che siamo in cammino verso una meta che non conosciamo ma, vogliamo scoprire. Il giorno dopo ci troviamo di buon mattino nella sala per consumare la colazione. Pane, marmellata, miele, frutta, cereali e caffellatte sono a disposizione nel buffet preparato appositamente per noi. Quindici minuti di passo veloce e siamo all’attacco del sentiero. Il sole appena uscito non è il massimo per affrontare la salita considerando che nel corso della giornata picchierà forte. Siamo fortunati, il sentiero almeno nella parte iniziale si snoda in una immensa faggeta. Alla testa del gruppo c’è Adelmo che con un’andatura omogenea permette al gruppo di stare unito.
Man mano che si sale osserviamo che oltre ai Faggi, c’è un’altra varietà di alberi, quelli con quella chioma ampia, Cerri. Normalmente si trovano ad altitudini più basse, probabilmente nei boschi sottostanti ce ne sono molti. Senza nessuna sosta in una quarantina di minuti guadagniamo la sommità del monte Aquilone. Una vistosa indicazione indica: “Eremo di San Alberico.” Per raggiungerlo si percorre un tratto di sentiero dove si alternano gradoni a massi che affiorano all’improvviso. Più avanti le felci ostacolano il cammino. Con il machete, Adelmo toglie le felci per agevolare il passaggio. Un centinaio di metri dopo il territorio cambia aspetto, si apre e spiana. Si intravede una costruzione in pietra e proseguendo un cartello, con scritto a lettere cubitali: “Terra del miracolo”. Siamo davanti alla costruzione in pietra. E’ l’Eremo. Parliamo liberamente a voce alta, non c’era nessuno intorno, solo noi e la bellezza del bosco. Ci sediamo su un gradino di pietra davanti all’entrata e mangiamo un frutto. Nel frattempo discutevamo su quale via prendere per guadagnare la cima del monte Fumaiolo. All’improvviso una voce baritonale: Ohi voi! E’ un frate. “Cosa pensate, che questo posto sia un bivacco? Vestiti in queste condizioni? Via! Via! Questo è un posto di preghiera!” Tutti noi siamo imbarazzati per quella accoglienza ma mentre gli altri mettono ordine ai loro zaini pronti per riprendere il cammino, io non riesco a stare zitto, mi rivolgo al frate con: “Il suo via! Via! Per me è il benvenuto!” Riprendiamo il cammino. Siamo davanti a un quadrivio privo di indicazioni. Non possiamo andare a sensazione, dobbiamo consultare la carta. Direzione nord. Procediamo in un ambiente caratterizzato da rocce imponenti che costeggiano il sentiero immerso nel bosco. Procediamo con attenzione, la vegetazione a tratti invade il sentiero poi, un altro scenario: usciamo allo scoperto e costeggiamo dei pascoli, mucche con le mammelle gonfie, capre e pecore che non si fermano un attimo dal mangiare erba. Il pascolo è ben recintato. Nonostante questo un Pastore Maremmano ci segue lungo il sentiero fin che non termina la recinzione, a quel punto ritorna sui suoi passi. A passo spedito arriviamo su una strada asfaltata, un cartello indica il sentiero per le sorgenti del Tevere. Imbocchiamo quella direzione e saliamo in un altro bosco che ben presto prende le sembianze di una maestosa foresta di Faggi. Con un po di fortuna individuiamo una colonna di pietra, è il punto in cui la sorgente esce fuori dalla montagna. A turno con le mani a coppa beviamo l’acqua che fila dalla sorgente. Più avanti un monumento stona con l’ambiente. Ci sono tre teste di lupo sovrastate da un’aquila e vi è incisa una scritta “Qui nasce il fiume sacro ai destini di Roma”. Siamo curiosi, consultiamo la carta e con l’ausilio della bussola traguardiamo il punto in cui il rapace guarda la direzione è quella di Roma. Mussolini ha fatto erigere in quel verde acceso delle sorgenti il simbolo dell’impero romano riutilizzato nell’epoca del fascismo. Dopo la divagazione storico culturale, zaino in spalla diretti al rifugio Bianca neve. Siamo alle pendici del monte Fumaiolo. Imbocchiamo il sentiero ben segnalato, passo dopo passo in dolce salita. Perdiamo la cognizione del tempo tanto è suggestiva la camminata. Sulla cima del monte una vista a perdita d’occhi. Il tempo è passa velocemente e nostro malgrado dobbiamo riprendere in fretta il cammino.
Seguiamo l’indicazione: “cascatella del Tevere”, c’è una parte di bosco con molti alberi tagliati e le indicazioni si perdono, una piccola sosta per fare il punto. Occorre camminare fuori sentiero ma, poco più in basso ci colleghiamo nuovamente alla via da seguire che diventa sterrata terminando nel paese di Balze, da lì raggiungiamo l’albergo. L’essenza del nostro pensiero è il dono che noi abitualmente facciamo al magnifico contesto della natura.




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Racconto scritto il 19/03/2024 - 10:48
Da Francesco Rossi
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