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UNA STORIA D'AMORE

Le istruzioni sono:

scrivi un racconto che sviluppi questa storia: “La protagonista di questa storia insegue un amore che varca la soglia dell’impossibile… riuscirà a raggiungerlo?”.


~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

IL FANTASMA DELL'AUTUNNO.

Era ancora agosto, e l'aria era ancora calda e avvolgente, ricca di promesse malgrado presto sarebbe finita. Amava l'estate tanto quanto odiava l'autunno, che ormai era alle porte, se si concentrava quasi poteva sentirlo. L'estate sul lago era un'altra cosa, piena di colori brillanti e profumi, con le sue ore allegre e veloci, che scorrevano senza imporsi. Scosse la testa. Il vento, era cambiato era più freddo ma somigliava ad una carezza. Che pensiero sciocco. L'orizzonte era bellissimo quando era sereno, ma presto l'autunno avrebbe rotto quell'incanto con le sue ore lente, il freddo e le foglie morte che cadendo avrebbero ricoperto il lago. Ma ormai la metà del mese era passata, e poteva già vedere i primi cambiamenti. Era così assorta che non si accorse di una radice sporgente: inciampò. Sarebbe caduta se due forti braccia non l'avessero sorretta. Due braccia che avvertiva, ma non vedeva. C'era un altra persona, ma non la vedeva. Terrorizzata, si divincolò da quella stretta. Per un attimo rimase immobile, paralizzata, mentre realizzava di essere libera, da cosa non lo sapeva, poi si girò di scatto e corse via, voleva solo andare a casa. Sentiva l'impulso infantile di rifugiarsi sotto le coperte.
Chiuse la porta,e vi si appoggiò contro. Cosa era accaduto? Non poteva certo liquidare quell'esperienza, come una semplice sensazione, ma allora cosa era stato? Scosse la testa. Aveva bisogno di rimettere ordine nei pensieri, ma più ci provava, meno ci riusciva. Doveva riflettere, usare la logica, ma non era possibile, se quello che era accaduto era fuori da ogni logica. Sospirò. Una doccia, l'avrebbe calmata. Si scostò dalla porta, e si diresse verso la sua stanza. Passando per il corridoio, aprì la finestra, le piaceva sentire il profumo della notte, e presto ormai sarebbe calata la sera.


Dopo la doccia si sentiva meglio. Si strinse nell'accappatoio. Voleva un caffè. A metà corridoio, andò a sbattere contro qualcosa, o forse qualcuno. Ma ancora non vedeva nulla e nessuno. Si sarebbe messa ad urlare, se una mano, grande ma gentile non si fosse posata sulle sue labbra. Le gambe le tremavano.
«Non gridare, per favore.» Una voce bassa e profonda, ma calda, le giunse vicinissima. Ma cosa diavolo stava succedendo? Intanto la mano invisibile si era ritirata. Cosa doveva fare?
«C..che...cosa sta succedendo?»
«Qualcosa, che non mi aspettavo, davvero accadesse mai.» Lei sgranò gli occhi. Che razza di risposta era quella? Ma soprattutto, da dove proveniva?
«Se è uno scherzo è di pessimo gusto.»
«Non è uno scherzo.»
«Dovrei forse credere ai fantasmi?» Il tono era adirato, ma era spaventata.
«Non sono un fantasma.»
«Qualsiasi cosa tu sia, vattene!»
«Perché?»
«Non ha senso, parlare con...qualcosa che...non esiste!»
«Ma io esisto. E lo sai.» Rimase interdetta. Lui esisteva?
«E allora dimmi cosa sei.» Lui sorrise amaro, malgrado lei non potesse vederlo. Anche a lui pesava quella situazione, e gli pesava la sua invisibilità. Dannazione!
«Non mi crederesti. Perché sprecare fiato?»
«E allora, perché sei qui?»
«Perché sei bella.» Questa poi non se l'aspettava.
«Perché sono bella?» Ripeté incredula.«Ma che razza di risposta è!»
«Una risposta come un'altra.»
«Be', io voglio sapere ancora chi diavolo sei!» lo sentì sospirare.
«Sono lo spirito dell'autunno. O se preferisci la sua personificazione.» Rimase gelata per qualche istante. La situazione era a dir poco degenerata, rasentava la follia, anzi l'aveva superata.
«Ok, va bene. Adesso fuori da casa mia!» Lui, rimase silenzioso, per un po', guardandola, i capelli sciolti, gli occhi fiammeggianti. Era uno spettacolo.
«Non ne ho voglia.» Lei andò su tutte le furie.
«Non me ne importa! Non so come sei entrato, ma ora te ne vai!» Era agitata. E intimamente era sicura, che presto si sarebbe svegliata, e avrebbe scoperto di trovarsi in un ospedale psichiatrico.
«Dimmi perché odi tanto la mia stagione.» La guardò intensamente negli occhi, anche se sapeva che lei non poteva accorgersene. E in quel momento sentì tutto il peso degli sguardi mancati.
«Perché è una stagione morta, piena di malinconia.» Rispose. E negli occhi aveva una strana emozione.
«Ti farò cambiare idea.» La voce, era ancora più bassa, e sentiva che si era avvicinato. Il suo respiro, era quasi una carezza sulle labbra, e i capelli di lui, che non vedeva, le sfioravano il viso. Era una situazione assurda.
«È una minaccia?»
«No. Solo una promessa.» E se ne andò. Era strano, ma riusciva chiaramente a sentire di essere nuovamente sola. Sospirò, almeno quella strana allucinazione se ne era andata.


Il suono del campanello la svegliò di soprassalto. Aveva fatto fatica ad addormentarsi, e ora qualcuno la strappava a quel poco di sonno, che era riuscita a conquistare? Cercò d'ignorare il suono, ma non ci riuscì. Rassegnata, si alzò dal letto. L'aria era più fresca quella mattina. Rabbrividì. Prese una vestaglia. Uscì dalla stanza e oltrepassò il corridoio, quasi in uno stato di trans.
Quando aprì la porta, però non c'era nessuno. Che stesse ancora sognando?
«Ciao.» Quella voce, ebbe l'effetto di una doccia fredda. Aveva passato la notte a dimenticare, a fingere che non fosse successo nulla, ed invece ora stava rivivendo l'incubo.
«Cosa vuoi?»
«Vieni con me.» Cosa? Che voleva quella strana cosa? Che la seguisse?
«Non ci penso proprio!»
«Di cosa hai paura?»
«Di sembrare matta.» Fece per chiudere la porta, ma qualcosa glielo impediva.
«E perché dovresti sembrare matta?»
«Forse perché parlo con l'uomo invisibile?»
«Possiamo anche restare in silenzio, sai? Cosa ci sarebbe di strano, in una ragazza, che passeggia sul lago?»
«Nulla» Cedette lei. «A patto che non sia in vestaglia!» Aggiunse immediatamente.
«E allora, va a cambiarti. Tra poco sarà l'alba.»


Perché l'aveva seguito non lo sapeva. Camminavano in silenzio, lungo il sentiero. Sapeva, che lui le era accanto. Sentiva che le teneva la mano, guidandola per una strada che non conosceva. Vicino al lago c'era un piccolo boschetto, ma lei lo evitava, soprattutto a fine estate.
L'alba schiariva il cielo, e l'aria, era meno fredda. Ma quella giornata assomigliava ad una giornata autunnale. Erano soli. In un silenzio irreale. Il sole, piano, inondava il cielo di una luce calda, e dorata che traeva strani giochi e bagliori dalle foglie, che cominciavano a cambiare colore. Odiava quel cambiamento, ma nella luce di quella mattina, sembrava un po' diverso. Il vento era freddo, ma lieve. Qualche foglia veniva giù dai rami, sembrava quasi una pioggia di coriandoli. Una foglia, già rossa, le si posò tra i capelli. Senza pensarci la prese tra le mani. Era bella.
«Perché mi hai portato qui?» Lui sorrise, anche se solo per se stesso.
«Non è ancora la mia stagione, ma qui come vedi, è un po' il mio regno. Se vuoi, sentire l'avvicinarsi dell'autunno, è il posto adatto.»
«Ma io non voglio.»
«No? Ieri mi hai detto che la mia è una stagione morta, guardati intorno. Non è così.»
«Gli uccelli, scappano, gli animali si nascondono. Le foglie cadono. Cosa c'è di vivo?»
«Tutto. La mia è una stagione di rinascita, e anche se ora non vuoi vederlo lo capirai.»
«Ah, si? E come?» Lui le si avvicinò, sino ad abbracciarla. Sentiva le sue mani intorno alla vita, e il suo respiro sul collo. Le foglie cadevano intorno a lei e a quell'uomo tanto reale, eppure invisibile che le era accanto. Il sole, stava salendo sempre di più. Era il momento perfetto per poter credere che quella follia, fosse reale.
«Te lo insegnerò io.» Il tono di lui era caldo e suadente, ma anche sicuro. E questo la turbò.


Camminava su e giù per il salotto. Erano due settimane, che non aveva contati con quello strano fantasma, e se da un lato ne era contenta, dall'altro ne sentiva la mancanza. Tutto quello che le era accaduto, le sembrava una follia, eppure sentiva la mancanza di quella follia. L'ultima volta che l'aveva visto, avevano camminato a lungo, e parlato poco, poi lui era sparito, con una frase ad effetto. Guardò il calendario. Era settembre, da pochi giorni, ma già il cielo aveva cambiato colore, e si era velato di nubi. Era triste, l'autunno le metteva sempre un po' di malinconia, ma quella sera, era anche agitata, come se avesse il presentimento che qualcosa stesse per accadere. Intanto ripensava a quello che aveva vissuto, o creduto di vivere. Ma più ci pensava, meno ne veniva a capo. Era sempre stata un tipo razionale, con i piedi ben piantati per terra, e non voleva credere di essere impazzita così, da un giorno all'altro. Ma se non era pazza, allora, aveva davvero parlato allo spirito dell'autunno, e ciò era impossibile.
Il campanello la distolse dai suoi pensieri. Andò ad aprire. Un cestino di castagne e formaggi, al cui centro una bottiglia di vino, faceva bella mostra di sé, se ne stava a mezz'aria sulla soglia. Era...non osava definire quella situazione.
«Ti ho portato la cena.» Lui era lì.
«La cena?» Chiese stupita.
«Sì. E forse è il caso che mi presenti. Io sono Adam.»
«Hai un nome?» Si stupì lei.
«Dimmi il tuo piuttosto.» Disse, passandole davanti. Sentì l'aria spostarsi e vide il cestino muoversi. Mai come in quel momento fu grata di vivere in un luogo riservato. A malincuore lo seguì in casa.
«Clara. »Ma cosa era quell'assurdità?
«Bene. Scusami, se non sono arrivato prima...avevo da fare.» Lei lanciò uno sguardo stupito al vuoto. Come si faceva ad interagire con qualcuno che non vedeva?
«Ah...e cosa avevi da fare?»
«Be' dovevo occupami, delle foglie, e di tutti, quei piccoli particolari che caratterizzano la mia stagione.»
«Be'...mi sembra incredibile solo immaginare, una cosa simile...forse non ci sarei riuscita neanche da bambina..» Si passò una mano tra i capelli, nervosa. Adam, la osservava con avidità, benché lei non potesse saperlo. E sul volto, aveva disegnata un'espressione amara che nessuno avrebbe mai visto.
«Lo so. Con noi leggende è così. Siamo, sempre sospesi. Ci siamo, solo se qualcuno crede in noi. E non si sa mai quanto possiamo sparire...oppure...» Lasciò la frase in sospeso.
«Oppure?» Chiese lei.
«Oppure, cambiamo discorso. Sono qui per mantenere la mia promessa.» E di colpo lei sentì che si era avvicinato. Il cestino era accanto al camino spento. Ma l'aria della sera cominciava a pungere, malgrado le finestre fossero chiuse.
«Posso chiederti una cosa?» Lui la guardò un po' prima di rispondere.
«Certo.»
«Come hai fatto ad entrare la prima volta?»
«Dalla finestra aperta. Io esisto, anche se non mi vedi. E non passo tra i muri.» Le si era avvicinato ancora, i loro corpi si sfioravano.
«Capisco. Perché io? Perché sei qui con me?»
«Perché al lago è successo qualcosa. La barriera che divide il tuo mondo, dal mio si è incrinata.»
«Mi sembra tutto così assurdo.»
«Forse, perché lo è? Non credevo che potesse succedere...e sei così bella. Vorrei...»Ma anche questa volta, lasciò la frase a metà. Cominciava a pensare che era stato sciocco, cercare un contatto. Eppure, quella sera lei sembrava meno infastidita, dalla sua presenza.
«Vorresti?» Lei provò a cercarlo, anche se era inutile. E lui cedette ad un impulso.
«Questo.» l'attimo dopo si calò a baciarla.
A Calare girò la testa. Adam, la stava baciando. Le sue labbra erano calde, così come era calda la stoffa del maglione che indossava. Il bacio era dolce, e passionale al tempo stesso. E si sentiva sciogliere. Piano, alzò le braccia, e cercò il suo volto. Era così strano toccare qualcuno che non vedeva. Ma lui c'era, non poteva negare, che quel bacio era reale e che le piaceva. Lo ricambiò con tutta se stessa, cingendogli il collo con le braccia, e tuffando le mani nei suoi capelli.
Poi lui si staccò e l'incanto finì.
Clara aveva le labbra gonfie per il bacio, e le guance in fiamme. Gli occhi dilatati dallo stupore. Lui registrò ogni particolare.
«Non pensavo si potesse baciare una stagione.»
«Forse non avrei dovuto. Ma non me ne pento.» Le disse lui di rimando.
«Neanche io. Ma la cena?» Adam, si mosse verso il cestino.
«Non aspettarti nulla di che, ma ti piacerà» La sua voce era un poco più distante. Si era allontanato.
«Immagino che uno come te non vada a fare la spesa. Dove hai preso quella roba?»
«Le castagne, non hai bisogno di chiederlo. Per il resto uno come me si arrangia. Accendo il fuoco.» Lei non fece altre domande, era lampante che non le avrebbe risposto. Ma in quel momento, non le importava molto. L'unica cosa che le importava era che lui fosse lì, anche se era sciocco, ed era strano vederlo armeggiare con la legna, e col cibo, senza poter vedere lui.
Trascorsero la serata seduti accanto al caminetto. Parlando come se si conoscessero da sempre. E bevendo vino. Anche se in realtà era lei a mangiare e a bere. E se non fosse per la sensazione bruciante, che ancora aveva sulle labbra, avrebbe creduto che fosse solo una fantasia, uno scherzo della mente, ma sentiva dentro di sé che non era così. Più volte, durante la serata si ritrovò a ridere. E ore tanto liete non ricordava di averle trascorse mai.


L'autunno finendo. I mesi erano volati via veloci. Clara ed Adam, erano sdraiati sul divano, in una delle loro solite serate davanti al camino. Serate, che lei aveva cominciato ad amare. Così come amava lui, quella figura invisibile, della quale conosceva solo la voce, ma senza la quale non sarebbe riuscita ad andare avanti. Certe volte, pensava ancora di essere impazzita, ma non aveva nessuna voglia di rinunciare alla felicità che provava accanto a lui. Anche se il loro era davvero un amore impossibile. Le pesava non poterlo guardare negli occhi, non sapere cosa pensasse. E certi silenzi che non poteva capire, che non sapeva come interpretare. Ma lo amava. Amava le ore lente, le serate lunghe, passate vicino al fuoco a bere vino. Le passeggiate, sulla riva del lago. Ogni giorno era stato per lei una nuova scoperta, e ogni ora, le sarebbe rimasta, impressa nella mente.
Adam, la vide rabbuiarsi e la strinse più forte.
«A cosa pensi?» La sua voce, bassa e profonda era dolce.
«A noi. Presto l'autunno finirà.»
«È vero. Presto la mia stagione, finirà. Non io. Altrimenti l'anno prossimo, non ci sarebbe neanche la mia stagione.»
«Ma cosa, farai? Cosa faremo?»Adam, distolse lo sguardo. Era sciocco, ma era come un riflesso incondizionato. Lei non poteva vederlo, ma a lui faceva male vederla triste. Non rispose subito.
«Be' pensala come una pausa dal mio lavoro. Riguardo noi, le cose...andranno come devono andare.» Sospirò.
«che vuoi dire?»
«Noi leggende viviamo, solo in misura di quanto credono in noi. Per noi stagioni, è più semplice, perché non si può negare la nostra esistenza.»
«Vuoi dire, che per ogni stagione, c'è qualcuno come te?»
«Sì. E tanto più qualcuno crede in noi, tanto più siamo reali.»
«Ma io credo in te.»Gli disse con slancio. Adam distolse ancora lo sguardo. Una piccola speranza, gli si stava accendendo nel cuore. Ma era troppo piccola e gli faceva male, quasi fosse una spina che lo pungeva.
«Lo so. Per questo sono qui.» Il tono che lui aveva usato non le piacque. Aveva un che di funesto, una nota amara che mai gli aveva sentito prima.
«E le altre stagioni? Come sono?» Gli chiese più che altro per alleggerire l'atmosfera.
«Non sono male. Ti sembrerà strano ma ognuno di noi ha una sua età, indipendentemente dallo scorrere degli anni. Ma tra noi, l'estate è quella che c'è da più tempo.»
«Che vuol dire?»
«Be' noi siamo eterni, in teoria, ma qualche volta una leggenda può sparire, o essere sostituita. E non sempre è un male.»
«Cosa succederà se venissi sostituito tu?»
«Perché questa domanda?»
«Perché...perché mi mancheresti. Tanto.» Il cuore di Adam, mancò un colpo.
«Fino a che punto credi in me?» Lei rimase stupita dalla domanda. Conosceva bene la risposta, ma aveva paura ad esprimerla ad alta voce. E nello stesso tempo ne aveva voglia. Cosa doveva fare? Quello che stava rincorrendo era un amore impossibile, e assurdo, eppure era il suo amore. Ma era meglio tacerlo, e custodirlo gelosamente, come aveva fatto in quei mesi, o dichiararlo? Non lo sapeva. Trasse un respiro, e lasciò che fosse il cuore a parlare.
«Fino al punto di amarti. Di amarti sul serio.» A quel punto Adam, si sentì scoppiare dalla felicità. Era vero?
«Allora dimmelo.»La incalzò. Se era vero, aveva trovato il suo miracolo. E lui sapeva, sentiva che era così, ma non osava sperarci.
«Io ti amo.» Clara abbassò lo sguardo. Non era invisibile lei, e non voleva che lui la vedesse arrossire. Per un attimo, fu come paralizzata. Poi realizzò che era cambiato qualcosa. Le mani che le cingevano la vita, le gambe di lui, fasciate in un paio di Jeans a zampa, le vedeva. Si girò di scatto, e si perse nei suoi occhi verdi. Ora lo vedeva, vedeva i suoi capelli corvini, che gli sfioravano il collo, il maglione chiaro che indossava...stava guardando il suo amore. Ma era possibile?
«Cosa è accaduto?» Lui le sorrise. Ed era come essersi tolto un peso enorme, ora lei poteva vederlo.
«Te l'ho detto, siamo reali nella misura in cui gli altri ci rendono tali»
«Vuoi dire che...»
«Che il mio ruolo da leggenda è finito. Rinasco a vita nuova, grazie a te amore mio.»
«Resterai con me?» In quel momento si sentiva estremamente vulnerabile, tanto da fare domande sciocche.
«Certo. Anch'io ti amo. Da oggi, lo spirito dell'autunno sarà qualcun altro.»
Erano felici. Lui la strinse di più lei alzò il volto. Si baciarono con passione.




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Scrittura creativa scritta il 27/10/2019 - 19:19
Da Marirosa Tomaselli
Letta n.65 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Brava Marirosa, meritato riconoscimento...


Grazia Giuliani 08/11/2019 - 20:37

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Ce l'ho fatta a finirlo.. Piaciuto molto.

Antonio Girardi 28/10/2019 - 17:20

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