RACCONTI

     
 

In questa sezione potete consultare tutte le poesie pubblicate per argomento. In ogni caso se preferite è possibile visualizzare la lista delle poesie anche secondo scelte diverse, come per ordine di mese, per argomento , per autore o per gradimento.

Buona lettura

 
     



Lista Racconti

     
 

Enrico Bertini


Enrichetto, esile come una spiga di grano, somigliava vagamente a Stan Laurel. Bianco in volto, come fosse allergico al sole, non usciva quasi mai dalla piccola casa che divideva coi fratelli, dedito alla sua gestione millimetrata come la carta dei disegni delle medie, rosso su campo bianco.
Ti chiamava con la sua voce asmaticamente flebile quando si affacciava, di tanto in tanto, per tirare di sotto dalla finestra del piccolo bagno, i resti della verdura incartati in buste di carta, da dare alle galline. Lo si poteva vedere solo così, a mezzo busto, incorniciato in una piccola televisione.
Il suo regno era la casa che manteneva pulita ed in ordine.... (continua)

Glauco Ballantini 23/10/2018 - 15:45
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Enzo Bertini


Enzo si aggiunse ai due fratelli che già vivevano insieme quando rimase vedovo. Era una cupa ciminiera che si aggirava per il selciato antistante la casa sotto il lampione.
Sembrava un rimembrante Napoleone a Sant'Elena a pensare ai di che furono.
Aveva perso il suo fil rouge, sopportava tutto con distacco snervante, anche lo sgonfiamento delle ruote della sua bici che i ragazzini gli procuravano.
Gli altri due non volevano che si fumasse in casa e così, d'inverno, Enzo era là, avvolto costantemente dalla nebbia che produceva.
La sua nuvola di smog era una scia acre e fredda che si trascinava per le due rampe di scale.
Non rideva mai.... (continua)

Glauco Ballantini 19/11/2018 - 10:11
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Eppur lo chiamavamo Amore


Quante foglie si son lasciate andare inermi sopra un manto di erba fresca.
Quanta neve è caduta ricoprendo pianure per poi sparire senza traccia.
Notti insonni , lacrime versate senza neanche dire una parola, perchè in fondo poche parole c'erano da dire.
Assaporo in ogni momento ciò che mi è rimasto di quel bieco sentimento, come se fosse una leggera luce pronta a spegnersi per sempre. Ma qualcosa dentro me la tiene viva, forse è la speranza che si riaccenda del tutto per illuminare di nuovo il mio viso , ora terso e oscurato, o forse è solo il riflesso di un defunto ricordo che tengo ancora stretto per non dimenticare cosa vuol dire amare.
Cammino per la mia strada osservando la natura che mi circonda, cerco in ogni anima perpetua un qualche
lampo che mi possa rapire, ma tutto quello che vedo è solo natura morta, rami sul selciato pronti per essere calpestati, foglie marroni in attesa che il vento le trasporti in nuovi lidi.
Siamo esseri così vuoti senza la giusta luce, e nonos... (continua)

Axel Super Tramp 24/03/2015 - 12:30
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Era mio padre


Quando penso a mio padre ho ricordi sempre differenti, come se si trattasse di persone distinte, ma con la stessa faccia che entravano ed uscivano dalla mia vita coordinandosi.
Ricordo mio padre quando ero bambino, lo vedevo come una montagna da scalare,altissimo, fortissimo come i personaggi dei fumetti, sempre sorridente, come se l’attore che lo interpretasse in quel periodo fosse più grande degli altri che lo interpretarono poi, salirgli addosso era come se fosse il gioco più bello del mondo, riuscire domarlo, arrampicarmi sopra di lui e piegarlo al mio volere, ricordo che volevo sempre un contatto fisico, che fosse fare la lotta o salirgli sulla schiena, anche semplicemente tenergli una gamba addosso la sera mentre vedevamo la televisione.
Da ragazzino mi faceva sempre ridere, lo adoravo sarei rimasto con lui in ogni momento e separarmene era sempre un dispiacere … non cenavo mai senza di lui e mi addormentavo solo in sua presenza, le mattine per salutarlo, quando dovevo andare ... (continua)

Clelio D'ostuni 14/10/2015 - 17:49
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Opera non ancora approvata!

01/01/1970 - 01:00
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Eva


C'era una volta Eva.
Eva era una allieva, non so di cosa, lei non pensava e se lo faceva pensava sempre a una cosa. Era una fuori-corso, forse per questo andava sempre di corsa, tra i capelli portava un nastro rosa che alla festa della nonna sostituiva con una mimosa.
Eva era una allieva, non so di cosa, lei non pensava,
e quando pensava si stufava e se si stufava beveva,
come un'ossessa beveva, si ingozzava di whisky, grappa,
vodka, cognac, e quant'altro, e si ubriacava, e se si ubriacava non parlava (sinceramente non lo faceva
nemmeno da sobria) semmai sparlava, sparlava e non si conteneva e diceva... boh, non so cosa diceva.
Se non la conoscevi pensavi che si faceva e invece no, non si faceva, perlomeno i bene informati dicevano che non si faceva,semmai si faceva fare e beveva, beveva e si ubriacava e sparlava.
Eva era un'allieva non so di cosa, nessuno la conosceva, se delle sue convinzioni si convinceva insisteva, come una bestia si batteva si connetteva e dibatteva, nul... (continua)

Vincenzo Cassano 15/03/2022 - 16:37
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Fantasmi, contadini, lucciole


Cala il buio
i suoi silenzi
mentre i fari
delle auto
son comete
sull'asfalto,
sui rovi
e i sentieri
contadini trasparenti
ritornano dai campi,
sembra ieri,
fluttuando
tra le lucciole
e le ombre
di cobalto.... (continua)

Italo Giuliano Bonetti 08/01/2022 - 13:51
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Fausto B.


“Lo chiameremo Fausto!”
Disse il mio babbo quando seppe che ero nato maschio, in quel lontano 1953.
Garrivano i suoi pensieri, come una bandiera al vento, riempiendosi dello strano rumore di quella felicità, pensando quanto il suo desiderio fosse stato realizzato.
Mio padre, era un patito della prima ora di Fausto Coppi, che aveva seguito nelle sue imprese per radio, e poi dal vivo quando passava dalle nostre parti, nelle tappe che toccavano l’appennino tosco- emiliano, sulla salita che dalla Lima portava all’Abetone.

Un suo amico gli aveva promesso l’interessamento per portare a Pescaglia il Campionissimo per partecipare al mio battesimo, ed era venuto il momento di dimostrare, non solo a mio padre, che non era un raccontaballe.

La chiesa dei Santi Pietro e Paolo avrebbe raccolto, a stento, i Pescagliesi che vi si sarebbero riversati in massa per l’evento.

Ci furono i primi contatti, tramite l’amico, con la famiglia di Coppi, con la moglie in particolare, che fu molto gen... (continua)


Glauco Ballantini 29/08/2015 - 17:26
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Foulard


Ne ho notato la bellezza la prima volta a Firenze.
Un accessorio, un oggetto del tutto superfluo, un esempio di ostentata ricchezza: negli Stati Uniti, da dove vengo io, lo indossavano le grandi dive di Hollywood, attorno al collo, come un farfallino.

Era circa la metà degli anni '60, il mio primo viaggio studio lontano da casa. Firenze.
Passeggiavo tra le strade affollate in un pomeriggio afoso d'estate e il mio occhio venne catturato da una nuova vetrina. Non vi era molto di esposto, solamente un lungo foulard, così lucente, ornato di disegni colorati ed armoniosi. Era posto lì come un trofeo, un qualcosa da bramare, non adatto a chiunque, ma indossabile solo da chi era capace di esaltarne l'unicità.

Come poteva un oggetto così semplice, essere in grado di attirare la mia attenzione in modo così travolgente? Ne ero affascinato, ma il ritmo frenetico della mia vita di allora non mi permise di approfondirne ulteriormente la conoscenza. Osservavo quella vetrina da lontano, tutt... (continua)


Gialls Poetry 15/11/2019 - 14:06
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Furia furin furetto


Furino era un calciatore della Juventus, non elegante come Bettega né geometrico, nei passaggi, come Capello. Non era leggendario come Zoff, né bello come Cabrini, e neanche arcigno come Gentile. Non era alto e biondo come Morini, non urlava come Tardelli, e non aveva l'eleganza di Scirea. Poi, non segnava neanche, come faceva Cuccureddu.
Si faceva un culo per tutti e mai la gioia di un gol, non era il suo mestiere.
Quando quasi tutti i suoi compagni erano convocati in nazionale, lui era quasi l'unico che non lo era e rimaneva ad allenarsi da solo, o con i ragazzini.
La vita da mediano! Certo a Oriali, come canta Ligabue, lo portò ad anche ad essere un campione del mondo. Lui no, era il meno considerato in una squadra di campioni. E lui campione non lo era.
Era il più sporco alla fine delle partite, i pantaloncini subito macchiati di verde o di fango, i pochi capelli subito sconvolti dalla corsa incessante e la maglietta in disordine.

Ma una volta accade l'imponderabile. Rius... (continua)


Glauco Ballantini 20/07/2020 - 08:00
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