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L’uomo era alto e così magro che sembrava sempre di profilo. La sua pelle era scura, le ossa sporgenti e gli occhi ardevano di un fuoco perpetuo. Insisteva sulla pelle della terra con lo sguardo orientato verso il buio, quasi cercasse di illuminarne i confini per poterci entrare dentro. Non camminava: piuttosto sembrava indietreggiare, alle sue spalle, l’arido edificio dal quale probabilmente proveniva. Guardarlo, da lontano, era come entrare – abusivo – dentro una tavola di Dylan Dog. Eppure era tutto vero, indiscutibilmente reale. Lo si capiva osservando i particolari che solo la vista periferica può percepire: il palo della fermata dei bus, la ragazza che cammina lenta, colonizzata dal suo smartphone; la musica masticata da un rapper e rigurgitata dal finestrino mezzo aperto di un furgone in attesa del verde. Si fosse trattato di un fumetto, sarei andato subito all’ultima pagina per capire chi fosse quell’uomo e che cosa cercasse, dentro quel buio. Ma lui – quasi anticipando la mia inquietudine – si chinò e raccolse da terra qualcosa: mi sembrò un bracciale, uno di quei bracciali di legno lavorato in stile etnico. Lo indossò agevolmente, facendolo scorrere oltre la mano sinistra e illudendosi di poterlo bloccare sul polso. Ma la mano e il polso erano quasi dello stesso diametro e quindi, abbassando il braccio, il monile ricadde a terra. Lui, con pazienza, ripropose il gesto: raccolse e infilò di nuovo il bracciale sul polso; stavolta però tenendo la mano aperta in modo da ostruirne la caduta. Ora il fuoco dei suoi occhi lasciò spazio ad una pallida luce di appagamento. Si sedette su una panchina, sotto il palo della fermata dei bus, accarezzando con la mano destra il bracciale. Trascorsero un paio di minuti, poi si alzò e procedette nel senso inverso, in direzione di quella che doveva essere - con ogni probabilità – la sua casa. Lui e i sui mille anni rimessi al loro posto. Sul polso del braccio sinistro. Quell’uomo così alto e magro, con la pelle scura e le ossa sporgenti e gli occhi che fino a poco prima erano ardenti di un fuoco perpetuo, pareva aver finalmente ritrovato ciò che forse non aveva mai smarrito.



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Opera scritta il 13/05/2016 - 13:42
Da massimo fabio
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