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solitudine

Ci son giorni che
C’è un temporale dentro me,
Non riesco capire il perché.
Poi tra le nuvole vedo un barlume;
Una luce debole che calma la tempesta,
Con quel suo impeto che fa male.
Il coraggio di uscire da quell’ oscura foresta,
Invece ti ritrovi su un ambiguo crinale.
La paura di cadere nel vuoto;
Quanta speranza in un raggio di sole,
Vagare tra la speranza e l’ignoto
Ma quel barlume è spregevole.
Il suo calore è piacevole,
La sua forza ti brucia dentro.
Avvolto dalle sue fiamme resti debole.
In quel momento ti volti indietro
Percorrendo quel sentiero solitario,
Torni tra gli alberi mestamente,
Avvolto dal silenzio.
Un senso di calma apparente,
Tuoni e saette ti colpiscono in modo prepotente,
Le nubi si fan più fitte.
Giunge repentina la solitudine agghiacciante
E non ti resta che ripararti nella notte.



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Opera scritta il 22/10/2016 - 14:21
Da Castrese Di Maro
Letta n.1369 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


L'uomo nasce solo e sarà sempre solo, ma è una solitudine costruttiva quella che ti aiuta ad ascoltare la tua anima, a star bene con te stesso e a vivere senza dipendere da nessuno! La tua poesia è piena di belle metafore e molto suggestiva!

Ilaria Romiti 22/10/2016 - 17:12

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Solitudine non vuol dire che la vita non ha più senso, ma che la vecchia
vita non ha più senso.


E’ un segnale inviato dall’anima per farci cercare una nuova strada.

Molto bello il tuo messaggio


Ciao Castrese


Maria Cimino 22/10/2016 - 17:03

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