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Regina

Nacque d'inverno,
Figlia di una pazza e dell'inferno,
Aveva un viso bellissimo,
Vide il cielo lontanissimo,
Occhi neri, corvini,
Capelli rossi, carmini,
Imparò a sorridere,
Prima ancora di mordere.


Crebbe veloce, il sorriso
Morto sul suo viso,
Comprese il dolore,
Imparò cos'è il potere,
Si allenò ossessivamente,
Studiò ciò che le affinasse la mente,
Imparò ad odiare,
Prima ancora di amare.


Regina è grande, sforza il fisico,
Solleva il corpo granitico,
Lo poggia sul tavolo,
Sale sopra, montandolo,
Lo guarda, dorme ancora,
Aspetta, non è ora,
Eccolo, finalmente!
È felice, decisamente,
Lui con gli occhi urla,
Un bavaglio blocca le sue grida,
Si muove, si agita,
Ha paura, ma non si sposta,
Lei è davvero impaziente,
In un attimo gli squarcia il ventre.


Muore in fretta,
Non è stata una buona scelta,
Solleva il corpo che si è arreso,
Come se non avesse peso,
Lo porta all'armadio, dove lo appende,
Resta lì, da sola e attende,
Un pensiero apre uno spiraglio,
È flebile come un bisbiglio,
Si guarda intorno nella stanza,
E incomincia la sua danza,
Mentre balla cede alla sua vanità,
Pensa: "ora tocca al resto dell'umanità!"




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Opera scritta il 30/11/2017 - 08:40
Da Umano Silenzio
Letta n.1297 volte.
Voto:
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Commenti


SILENZIO UMANO....più che una regina mi sembra " ALIEN2 il ritorno" Non ho afferrato se va a caccia di uomini o di pellicce che poi mette nell'armadio!? E' una poesia fantascentifica che segue un filone orror. Be alla fine è molto originale

mirella narducci 01/12/2017 - 00:17

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Poesia con una malcelata vena di perfidia nel personaggio di Regina. Bella lirica. Giulio Soro

Giulio Soro 30/11/2017 - 18:18

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