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L'ora fatale

Sovra d'un gran lapideo seggio assisa
se ne sta Morte in arrogante posa,
con alma placa e fronte non arrisa,


mirandovi alla meta d'ogni cosa,
a ciò che faccia preda per l'eterno
di magra sorte o d'una fin penosa.


Sul volto suo v'appare un lieve scherno
che prender vuol del dolo dei mortali
con le più acerbe pene dell'Inferno.


Vedendo approssimar pe' nostri mali
la fine di una vita 'sì malsana,
levasi a ritmi tardi e pur fatali


e poco lungi da color s'intana
ch'a vivere non han che l'ultim'ore
per rendere a giudizio l'alma nana.


Allora del Supremo si ha timore
e pentesi dei mali ormai commessi,
ma già assai tardi se ne duole il core
e Morte accorre e fa che vita cessi.




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Opera scritta il 19/02/2014 - 18:24
Da Giuseppe Vita
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